Gilles Deleuze
(Parigi 1925-1995)
Filosofo francese. Docente di filosofia alla Sorbona di
Parigi, dal 1953 al 1968 pubblicò una serie di monografie su
Nietzsche e
Bergson. Del 1968 è la sua
opera fondamentale d'impegno teoretico, Differenza e
ripetizione, cui segue nel 1969 Logica del senso. Nel 1972,
con lo psicoanalista
Félix Guattari, pubblicò l'Antiedipo.
Deleuze svolge una critica della filosofia classica, in
particolare di quella idealistica (quale ad esempio la
filosofia di
Hegel), perché essa
nasconderebbe una tentazione totalitaria, che è quella di
pensare l'unità del molteplice e di ricondurre l'altro
all'identico; dal canto suo, Deleuze è invece attento al
tema della differenza. Così, nell'Antiedipo, anche la
psicoanalisi viene criticata, perché ricondurrebbe la forza
del desiderio al complesso di
Edipo, fulcro immutabile della
nevrosi. Secondo Deleuze, invece, il desiderio è una forza
d'invenzione e di differenza, che tende al superamento delle
norme. Il divenire, che Deleuze valorizza sulla base dei
suoi studi di Nietzsche e di Bergson, pone dunque in
discussione ogni modello formale di verità: il filosofo non
è il cercatore di una verità immutabile, ma crea valori
nuovi.
Il Freddo e il Crudele di Gilles Deleuze
Ovvero...Masochismo e platonismo
In
Gilles Deleuze,
Leopold von Sacher-Masoch
ha trovato un illustre difensore. Nel suo saggio
Présentation de Sacher Masoch. Le froid et le cruel (Les
Editions de Minuit, Paris, 1967, trad. it., Il freddo e il
crudele, ES, Milano, 1991), il filosofo intende rivalutare
Masoch come scrittore e sollevarlo da una schiavitù
intellettuale che la nostra tradizione
psicologico-psicoanalitica gli impone da tempo. In
consapevole e provocatorio contrasto con il pensiero
psicoanalitico classico, Deleuze vuole infatti liberare
Sacher Masoch - ma anche il cosiddetto masochismo - dalla
riduzione alla sindrome sadomasochista, quindi dal suo
asservimento, in una qualche misura, al
Marchese de Sade.
Ragionare secondo la sindrome sadomasochista equivale a
commettere un errore di prospettiva, secondo Deleuze. Questo
non significa che non esistano zone di contaminazione. Deve
essere chiaro però come la coloritura masochista che può
comparire all'interno del sadismo - il legame mobile tra
dolore/piacere - non sia da confondere con la tensione che
governa il vero e proprio teatro masochista. Lo stesso vale
per la valenza sadica nascosta nel masochismo. Scrive
Deleuze: "se la donna-carnefice non può essere sadica, è
proprio perché è parte integrante della situazione
masochista, elemento realizzato del fantasma masochista:
ella appartiene al masochismo. Non in quanto avrebbe gli
stessi gusti della vittima, ma perché possiede quel
'sadismo', assente nel sadico, che è come il 'doppio',
l'immagine riflessa del masochista.[...]. Noi diciamo che la
donna carnefice appartiene interamente al masochismo, che
non è di certo un personaggio masochista, ma che è un puro
elemento del masochismo."
Fatta questa premessa, Deleuze utilizza spesso riferimenti
all'universo di Sade per sottolinearne l'alterità e al tempo
stesso i parallelismi, alla luce di una comune dialettica
del paradosso. "Sembra difficile parlare di un
capovolgimento tra sadismo e masochismo in generale. Vi è
piuttosto una duplice produzione paradossale: produzione
umoristica di un certo sadismo al termine del masochismo,
produzione ironica di un certo masochismo al termine del
sadismo." Dove umorismo e ironia sono le chiavi di volta per
comprendere la visione paradossale - e morale - insita nei
due universi.
Il masochismo è prima di tutto una perversione sentimentale,
proprio quel sentimento che sembra essere programmaticamente
escluso dall'universo di Sade. Non è di corpi, di materia e
meccanismo, di una geometrica logica della natura che si fa
questione nel masochismo, ma, se mai, di una filosofia della
natura metaforica e sentimentale. Il linguaggio di entrambi
gli autori rielabora il comando e la descrizione, capisaldi
del discorso pornografico, inserendoli in una logica della
dimostrazione (Sade) e in una logica della persuasione
pedagogica ( von Sacher-Masoch). Il pedagogo, il filosofo
innamorato, è alla ricerca di chi lo educhi, secondo il suo
volere. Deleuze conclude sul linguaggio: "In Sade la
funzione imperativa e descrittiva del linguaggio si supera
verso una pura funzione dimostrativa e instituente; in
Masoch anch'essa si supera verso una funzione dialettica
mitica e persuasiva. La ripartizione da noi evidenziata
tocca l'essenziale delle due perversioni; è questa la
duplice riflessione del mostro".
La sospensione
Deleuze ricostruisce i caratteri fondamentali del teatro
masochista, della sua messa in scena pedagogico-erotica.
Ad esempio fermare il tempo appare come uno dei temi
centrali in Masoch riletto da Deleuze. Il meccanismo è
quello della sospensione, da intendersi secondo molteplici
significati: la sospensione/attesa come atmosfera, la
sospensione del racconto come decenza/censura, la
sospensione della percezione del tempo. E' chi scrive a non
essere più nel tempo : il narratore preda dell'esaltazione
sentimentale- sensuale perde la cognizione del tempo e i
sensi gli vengono meno,proprio là dove dietro i puntini di
sospensione dovremmo immaginare l'atto sessuale consumato. E
ancora la sospensione come irrigidimento, contrazione
muscolare, trasfigurazione/trasformazione in
figura-immagine, la sospensione di ogni emozione/la
freddezza, fino ad arrivare alla sospensione come elevazione
(fino al Cristo sulla croce).
Scrive Deleuze: "Nei romanzi di Masoch tutto culmina nella
sospensione. Non è eccessivo dire che è stato Masoch a
introdurre nel romanzo l'arte della sospensione quale
tecnica romanzesca allo stato puro: non soltanto perché i
riti masochisti di supplizio implicano vere sospensioni
fisiche (l'eroe viene appeso, crocifisso, sospeso), ma
perché la donna carnefice assume posizioni rigide che
l'identificano a una statua, a un ritratto, a una
fotografia".
La carnefice masochista ferma la mano che impugna la frusta
per riflettersi in uno specchio, per divenire un quadro,
un'immagine sospesa, un'icona.
I modelli
Secondo Deleuze le donne di Masoch incarnano tre modelli
femminili tipici e ricorrenti. (Al di là dei caratteri
esterni: statura, colore dei capelli, abbigliamento,
gioielli, portamento.)
Il primo tipo è la donna pagana, la greca, l'etera o
Afrodite, che è principio di disordine, affermazione
dell'istante, del godimento sensuale fine a se stesso. In
qualità di paradosso morale, questo modello femminile
finisce per denunciare l'ipocrisia dei costumi sociali. Si
tratta di una donna libera ed emancipata nei propri
consapevoli desideri sensuali/sessuali, è la Donna
Divorziata di Masoch.
A questa figura solare di etera si oppone la sadica, la
donna cattiva, non solo crudele, spesso dominata da un uomo.
La Wanda di Venere in pelliccia interpreta entrambi i ruoli:
all'inizio è l'etera e poi, quando già l'equilibrio del
rapporto masochista è compromesso, diviene la sadica. Esiste
infatti in potenza sempre un movimento di oscillazione tra
le due figure.
Tra questi due poli opposti si colloca la donna glaciale ed
è qui che troviamo, secondo Deleuze, il vero modello di
perfezione cercato dal masochista. E' la donna che emana una
sensualità sovrasensuale, la donna fredda e glaciale,
crudele, ma non contaminata dalla propria crudeltà, la donna
ordinata e autoritaria, a rappresentare la vera icona
masochista degna di adorazione. Questa donna è principio
d'ordine nel caos, raggela e purifica i tratti delle due
figure femminili precedenti.
Nel nome della madre
In tutte le tre figure femminili Deleuze legge una metafora
della madre, vista in tre fasi distinte. "Le tre donne
secondo Masoch corrispondono alle immagini fondamentali
della madre: la madre primitiva uterina, eterica, madre
delle cloache e delle paludi, la madre edipica, immagine
dell'amante, colei che entrerà in rapporto con il padre
sadico, sia come vittima che come complice; e infine tra le
due, la madre orale, la madre delle steppe e la grande
nutrice, l'annunciatrice di morte. Questa seconda madre può
benissimo apparire come l'ultima, essendo lei, orale e muta,
ad avere sempre l'ultima parola". Deleuze quindi, in accordo
con Bergler, identifica nell'ideale masochista la messa in
scena della madre orale e quindi si pone all'opposto della
lettura psicoanalitica classica che vuole rintracciare
"l'immagine dissimulata del padre nell'ideale masochista, e
smascherare la presenza paterna nella donna carnefice".
La coloritura fondamentale del masochismo è quindi per
Deleuze femminile, ma questo non per un aspetto femminile -
passivo - della vittima, ma per il modello femminile
onnipotente incarnato dalle varie figure della madre. Il
teatro masochista è un teatro del femminile: la scena
masochista ci offre una rappresentazione dell'utopia della
buona madre, la madre orale a cui si affianca il figlio. La
comparsa del terzo - il Greco - è compatibile con una
femminizzazione del figlio. Se a trionfare è però davvero il
sadismo, - come alla fine di Venere in pelliccia - il teatro
masochista viene meno, si dissolve. La domanda che potrebbe
sorgere è la seguente: come mettiamo le cose, se al posto
del figlio immaginiamo una figlia? Anche per la figlia è
interessante l'utopia della seconda nascita e della buona
madre ?
Übersinnlich
Il masochismo è una perversione del sentimento,
un'educazione morale che postula una sorta di apatia: l'uomo
di Masoch, lo schiavo d'amore, vuole divenire sovrasensuale
(übersinnlich). Scrive Deleuze: "L'animale nella sua
interezza soffre quando i suoi organi cessano di essere
animali: Masoch ha la pretesa di vivere la sofferenza di una
tale trasmutazione. Chiama sovrasensualismo la propria
dottrina, per indicare lo stato culturale di una sensualità
trasmutata." In questa prospettiva platonica di sublimazione
dell'animale in noi - a partire da una profonda presa di
coscienza riguardo al ruolo dell'animale stesso - l'arte
gioca un ruolo fondamentale. L'arte è specchio della
redenzione masochista attraverso la fissazione
dell'immagine. Pittura, scultura, fotografia, teatro, come
luoghi della salvazione teoretica, la salvazione attraverso
lo sguardo.
Il contratto
Altro elemento centrale della pedagogia masochista è il
contratto. Le vicende masochiste - e la vita stessa di
Leopold von Sacher-Masoch - abbondano di contratti stipulati
e debitamente firmati. Come sfondo del contratto masochista
compare l'idea platonica di legge: la legge dipende - si
fonda- sul Bene, da esso deve discendere, ma, a sua volta,
non può fondarlo. Riflettendo ancora una volta sulla coppia
Masoch-Sade, Deleuze nota: "Vi è in Sade un pensiero
politico profondo, quello dell'istituzione rivoluzionaria e
repubblicana nella sua duplice opposizione alla legge e al
contratto. Ma questo pensiero dell'istituzione è, nella sua
interezza, ironico, perché sessuale e sessualizzato, è
innalzato al rango di provocazione contro ogni tentativo
contrattuale e legalista di pensare la politica. Non bisogna
forse aspettarsi da Masoch un prodigio contrario? Non più un
pensiero ironico in funzione della rivoluzione dell' '89, ma
un pensiero umoristico in rapporto alla rivoluzione del '48?
Non più un pensiero ironico dell'istituzione contrapposta al
contratto e alla legge, ma un pensiero umoristico del
contratto e della legge, nei loro reciproci rapporti? Al
punto che non potremmo cogliere questi problemi reali del
diritto se non nelle forme pervertite che Sade e Masoch
hanno saputo conferire loro, facendone elementi romanzeschi
in una parodia della filosofia della storia ?"
Secondo Deleuze nel contrattualismo di Masoch è presente un
sottile umorismo delle conseguenze. Fin dall'inizio il
contratto di sottomissiome a una donna - al suo aspetto
ferino - ribalta umoristicamente il contratto che istituisce
la nostra società sopra il dominio della natura e sancisce
la nostra cultura. Il contratto, spesso prolisso e ossessivo
nei particolari, viene stipulato con le potenze ctonie, che
non sono certo entità " democratiche". Sempre per via
umoristica : non esiste in Masoch una connessione causale
tra punizione e piacere, ma se mai solo una subordinazione
temporale/contrattuale: prima il dolore, poi il piacere. Il
masochismo ci presenta - sotto forma di parodia e messa in
scena - un salto nel rito, alla ricerca di una nascita da
parte di madre, di una nascita senza il padre.
Recitando la punizione della sessualità genitale, il
sovrasensuale masochista vorrebbe diventare uomo attraverso
una seconda nascita nella donna. Il masochismo propone
quindi, sotto i clichées salottieri, un capovolgimento della
cultura stessa, ritualizzando a colpi di frustino il
supplizio contro il padre - se non vogliamo dire del padre.