(Torino 1927)
Poeta, autore di teatro e saggista italiano. Letterato di
vasta erudizione, traduttore e commentatore di autori latini
classici (Catullo,
Marziale,
Giovenale) e di testi
biblici (i Salmi, il
Cantico dei Cantici, il
Libro di Giobbe, il Libro di Isaia, l’Ecclesiaste) fondò le
sue divagazioni ironiche e amare di polemista proprio sullo
studio della parola e sul recupero del suo significato
logoratosi nell’impoverimento linguistico della
contemporanea cultura postindustriale.
Accanto ad alcune raccolte di poesie, come Poesie per vivere
e non vivere (1979) e Compassioni e disperazioni (1987),
notevoli sono soprattutto, per la carica evocativa e per la
loro provocatoria denuncia di ogni forma di degrado del
paesaggio, della lingua, del costume, La musa ulcerosa
(1978), La vita apparente (1982), Viaggio in Italia (1983),
Albergo Italia (1985).
La produzione più recente comprende La pazienza
dell’arrostito (1990), Cara incertezza (1997), La fragilità
del pensare. Antologia filosofica personale (2000),
N.U.E.D.D. Nuovi Ultimi Esasperati Deliri Disperati (2001),
Piccolo inferno torinese (2003), Il teatro dei sensibili
(2004), La lanterna del filosofo (2005), Centoventuno
pensieri del filosofo ignoto (2006).
La vita
apparente
Forse
nessuno scrittore italiano di oggi è riuscito a stabilire un
rapporto di complicità con i suoi lettori come Guido
Ceronetti. Da qualche anno la terza pagina della " Stampa "
è diventata per molti una sorta di casella postale, dove si
va a controllare ogni giorno se è arrivato un biglietto dal
solito, generoso, estroso mittente.
Di che cosa ci parlerà questa volta? Di Mosè o di Barbara
Stanwyck, dell'avanspettacolo torinese o di Zola, di Goya o
dell'andropausa, di Santa Caterina o di Santa Teresa, di
Clemenceau o di Grazio? Ci parlerà di queste e di tante
altre cose, ritornerà sui suoi temi, ne introdurrà di nuovi
e disparati, ci racconterà qualche viaggio, qualche lettura,
ci darà consigli su come fare il tè - e sarà, volta a volta,
fedele e libertino, ma sempre roso dal " verme metafisico ".
Ceronetti, anima naturaliter gnostico, ama mescolarsi a
tutto, perché a nulla appartiene, marionettista fantomatico
che non c'è, ma è. Filologo e curioso, lettore di libri di
ogni specie e insieme " lettore di strade, porte, vetrine,
gente, cortili, insegne ", trasforma l'articolo di giornale
in giornale delle sue avventure. Il suo culto di devoto
senza paramenti, ma con un dizionario sempre a portata di
mano, è innanzitutto fondato sulla precisione della parola e
dell'orecchio. Tutto - la letteratura o la storia o la
filologia o la politica - è per lui ugualmente centrale, in
quanto si riferisce a un unico centro che non ha nome. Così,
con pari sicurezza, con pari vigore Ceronetti ci mostra il
sovrapporsi di qualche austera parola latina di Spinoza e di
un verso " incarnato " di Racine; o si addentra nelle
viscere minerarie della " dannata, massiccia, cruciale
seconda metà dell'Ottocento"; o colpisce la viltà del nostro
mondo dinanzi al risucchio del " vuoto russo ".
In queste sue prose, che raccolgono articoli pubblicati
quasi tutti fra il 1975 e il 1978, parla chi ha lottato per
anni con le radici semitiche, per trame le uniche memorabili
versioni dalla Bibbia che siano apparse in lingua italiana,
ma parla anche il vincitore di " appassionanti gare di
tango, in compagnia di torinesi straordinarie, migliori
delle bonaerensi del quartiere di Evaristo Carriego ".
Imprese ormai del tutto improbabili - eppure Ceronetti le ha
compiute, e questo ci incoraggia a salire sulla sua agile "
canoa che risale i fiumi sterminati del crimine e della
morte ", sulle cui sponde crescono le foreste della " vita
apparente ".