La
morte di
Majakovskij, a parte le
onoranze ufficiali, trovò echi autentici in Occidente, in
uno scritto di André Breton, ad esempio, e in un saggio di
Roman Jakobson dal titolo
già significativo Una generazione che ha dissipato i suoi
poeti.
Lo scritto di Jakobson è molto più di una necrologia
politicamente appassionata o poeticamente elevata: è un
tentativo, il primo, di considerazione letteraria globale di
Majakovskij. Singolare saggio critico, in cui un modo
sistematico di lettura, intrinseco a Jakobson, si complica e
si amplia non solo per la pur umana commozione dell'amico,
ma più ancora per la ben umana penetrazione del testimone,
di chi ha appartenuto, anche se in disparte e a distanza,
alla "generazione che ha dissipato i suoi poeti". [...]
Majakovskij è nella sua generazione, una generazione che è
storia, e solo dentro la realtà intensa e dilaniata di
questa storia i significati simbolici di vita e di poesia di
Majakovskij si rendono decifrabili.
"Noi ci siamo gettati con troppa foga e avidità verso il
futuro perché ci potesse restare un passato. S'è spezzato il
legame dei tempi. Abbiamo vissuto troppo del futuro, pensato
troppo ad esso, in esso troppo creduto, e per noi non c'è
una attualità autosufficiente: abbiamo perso il senso del
presente.
Noi siamo i testimoni e i compartecipi di grandi cataclismi
sociali, scientifici e d'altri ancora. La vita quotidiana è
rimasta indietro. Secondo una splendida iperbole del primo
Majakovskij, "l'altra gamba corre ancora nella via accanto".
Sappiamo che già i più intimi pensieri dei nostri padri
erano in disaccordo con la loro vita quotidiana.
Abbiamo letto pagine severe sulla vecchia vita mal aerata
che i nostri padri prendevano a nolo. Ma i nostri padri
avevano ancora dei residui di fede nel suo carattere
confortevole e universale . Ai figli è rimasto soltanto un
odio nudo per il ciarpame ancora più logoro ed estraneo di
quella vita. Ed ecco che "i tentativi di organizzare la vita
personale assomigliano agli esperimenti per scaldare un
gelato".
Neppure il futuro ci appartiene. Tra qualche decennio ci
affibbieranno duramente il titolo di "uomini dello scorso
millennio. Avevamo soltanto canzoni affascinanti che ci
parlavano del futuro, e d'un tratto queste canzoni da
dinamica del presente si sono trasformate in fatto
storico-letterario.
Quando i cantori sono uccisi, e le canzoni trascinate al
museo e attaccate con uno spillo al passato, ancora più
deserta, derelitta e desolata diventa questa generazione,
nullatenente nel più autentico senso della parola"
Roman Jakobson: Una generazione che ha dissipato i suoi
poeti