PENSIERO FILOSOFICO - LIBRI CONSIGLIATI

    

Jean-Marie Guehenno - La fine della democrazia


Il primo a parlare di impero in Europa fu Jean-Marie Guehenno, oggi tra i grandi burocrati europei, che nel 1993 scrisse “La fine della democrazia” (Garzanti), proponendo due modelli esemplari cui rifarsi per comprendere le forme dell’impero postmoderno: l’impero romano di Adriano e Marco Aurelio, oppure quello cinese. Un “grande spazio”, per riprendere l’espressione giuridica utilizzata da Carl Schmitt, dalle frontiere fluide, fatto di regole fisse piuttosto che di principi etici superiori, senza una capitale e senza imperatore. Un gigantesco dominio di regole, incapace però di sancire un ordine definito: “L’età imperiale – scriveva Guehenno - è un’età di violenza diffusa e continua. I barbari sono nell’impero e l’impero secerne i propri barbari”.

La fine della democrazia

Indice

Preambolo
1) La fine delle nazioni
2) La fine della politica
3) La libanizzazione del mondo?
4) Un impero senza imperatore
5) Catene invisibili
6) Il necessario conformismo
7) Religioni senza Dio
8) Il vitello d'oro
9) La violenza imperiale
Epilogo

Postfazione di Franco Marcoaldi

Il fatale 1989 non ha segnato solo il crollo dell'impero sovietico, ma ha chiuso anche l'epoca degli stati-nazione iniziata con la Rivoluzione francese.

La mobilità degli esseri umani, dei capitali e delle informazioni sta incrinando irrimediabilmente la logica territoriale su cui sono fondate le nostre società. Altre trasformazioni caratterizzano questa fine millennio: la crisi della politica, le indecisioni europee e le ambizioni asiatiche, la rinascita dei nazionalismi e dei fondamentalismi.

Solo attraverso una visione globale delle diverse forme del cambiamento è possibile capire come sarà il mondo del prossimo futuro.

Quello che stiamo vivendo,sostiene Guèhenno, è il tramonto delle grandi costruzioni istituzionali. Siamo avviati verso una diffusione e polverizzazione dei poteri che mette in crisi la nostra idea di democrazia e che fa presagire l'avvento di un mondo "imperiale".

Ma in questo scenario, dove il "gestore" sostituisce il "sovrano", dove le "regole" soppiantano i "principi", come potranno governarsi le comunità umane?

Come potanno trovare e costruire la loro identità? E quali saranno le regole del gioco e gli spazi di libertà, in un mondo sospeso tra cesarismo, tecnocrazia e populismo, dove l'individuo è insime il soggetto più debole, ma anche quello più innovativo e conflittuale?

Dalla postfazione di Franco Marcoaldi



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