PENSIERO FILOSOFICO - LIBRI CONSIGLIATI

    

Ludwig von Mises - Il socialismo


Ludwig von Mises (Leopoli, 1881 - New York 1973)

Economista austriaco. Insegnò presso l'Università di Vienna dal 1913 al 1934; svolse poi la sua attività di docente a Ginevra fino al 1940, anno in cui si trasferì negli Stati Uniti; nel 1945 fu nominato professore presso l'Università di New York, dove rimase fino al 1969.

Mises fu un convinto assertore della dottrina dell'utilità marginale, che applicò anche alla moneta, nel tentativo di pervenire a una nuova teoria dei fenomeni monetari. Condusse un'incessante polemica contro la pianificazione economica centralizzata e l'intervento dello Stato nell'economia.

Opere principali: Teoria della moneta e del credito (1912), L'azione umana (1949), I fondamenti ultimi della scienza economica (1962).

Il socialismo

«Nel sistema economico liberale si produce di più che in quello socialista. Il surplus non favorisce solo i proprietari. Ecco quindi che, secondo il liberalismo, combattere gli errori del socialismo non è affatto interesse esclusivo dei ricchi».

«È comunque un errore attribuire al liberalismo la difesa degli interessi di una ristretta classe».

«Il socialismo non è quel che pretende di essere. Non è la scelta avanzata di un mondo migliore e più bello, ma il distruttore di quel che migliaia di anni di civiltà hanno creato. Esso non costruisce, distrugge. La distruzione è effettivamente la sua essenza. Non produce nulla, ma consuma soltanto quel che l'ordine sociale basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione ha creato».

(Socialismo, Rusconi, Milano 1990)



Gli economisti neoclassici spiegavano i prezzi di mercato in funzione dell'utilità prodotta dall'ultima unità di una merce consumata, detta "marginale". L'utilità marginale spiega il mutamento della soddisfazione in relazione al consumo di un bene, quando tale consumo è protratto nel tempo. Nell'esempio qui illustrato, l'utilità marginale del primo bicchiere d'acqua è superiore a quella del terzo, poiché diminuisce il desiderio di un ulteriore consumo.

Utilità marginale

Il concetto di utilità marginale, la cui definizione potrebbe essere “utilità dell’ultima unità consumata di un dato bene”, discende dalla “legge di utilità decrescente”. Secondo questa legge, il consumo di ciascuna unità successiva di un dato bene accresce la soddisfazione o utilità totale, ma sempre più lentamente, finché viene raggiunto il punto in cui il consumo di un’unità addizionale non darà più alcuna soddisfazione.

Prima dell’introduzione di questo importante concetto nella teoria economica classica, gli economisti ritenevano che il costo di produzione fosse la sola o la principale determinante del valore di mercato dei beni. Tale approccio fu infine considerato inadeguato da molti economisti, in quanto incapace di attribuire il giusto peso a fattori quali l’investimento o gli oneri di capitale, la differenza di valore tra i diversi tipi di lavoro e i fattori soggettivi che determinano la domanda individuale di un prodotto. Con il riconoscimento di questi fattori soggettivi, tra i quali l’utilità marginale, gli economisti compresero che il valore del lavoro e del capitale è in parte determinato dalla domanda dei beni che essi concorrono a produrre. In altre parole, a lungo andare la mancanza di domanda provocherà una riduzione nei costi del lavoro e del capitale, cosicché il prezzo possa scendere fino al punto in cui il bene venga effettivamente richiesto.

Il costo è solo uno dei fattori interrelati che determinano il valore di mercato e viene a sua volta influenzato da altri fattori. Analogamente, le valutazioni soggettive dei singoli non possono determinare da sole il prezzo di mercato di un bene, ma vanno viste in relazione ai prezzi effettivi pagati per il lavoro e il capitale, e alle utilità marginali che quel bene ha per tutti gli altri individui presenti sul mercato. Ciascun compratore, in altre parole, raggiunge un compromesso tra le proprie valutazioni dei prodotti e quelle che prevalgono nel mercato; queste ultime sono il risultato del bilanciamento di tutte le valutazioni e di tutti i singoli compratori presenti nel mercato in quel momento.




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