PENSIERO FILOSOFICO - LIBRI CONSIGLIATI

    

Mircea Eliade - Arti del metallo e alchimia


Lo storico delle religioni rumeno Mircea Eliade è stato uno dei maggiori esperti di sciamanesimo, di yoga e dei rapporti tra magia e alchimia, ma ha scritto anche libri di poesia e di narrativa.

Mircea Eliade (Bucarest 1907 - Chicago 1986)


Filosofo, studioso di storia delle religioni e scrittore rumeno. Laureatosi in filosofia all'Università di Bucarest nel 1928, Eliade studiò sanscrito e filosofia indiana all'Università di Kolkata fino al 1933 con il grande studioso indiano Surendra Nath Dasgupta, trascorrendo in seguito vari mesi in ritiro sull'Himalaya prima di tornare a Bucarest, dove divenne professore associato di filosofia. Addetto culturale dell'ambasciata rumena a Londra (1940) e Lisbona (1941-1944), divenne in seguito professore alla parigina Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales nel 1945 e docente di storia delle religioni all'Università di Chicago nel 1957.

Eliade fu il primo a ricondurre la diffusione delle varie religioni nel mondo a un'unità, utilizzando alcuni criteri fondamentali di analisi quali: il modello cosmogonico del mondo; l'azzeramento della storia mediante la riattivazione di miti e situazioni primordiali; la religione come esplicazione di ierofanie (irruzioni del divino nel secolo). Tra i suoi lavori più importanti, scritti sia in francese sia in inglese, oltre all'autobiografia e ai diari si ricordano: Il mito dell'eterno ritorno (1949), Trattato di storia delle religioni (1949) e Storia delle credenze e delle idee religiose (3 voll., 1978-85).

Arti del metallo e alchimia

Nel tracciare la storia dei destini incrociati dell’alchimia e delle arti del metallo, Eliade dimostra in questo saggio come antichi metallurghi e alchimisti s’incontrino almeno su un punto: la fede nel carattere vivo e sacro della Materia e nella possibilità di operare una sua “trasmutazione”, supplendo con le Tecniche e il Lavoro l’opera del Tempo.

Ma in questo senso, argomenta Eliade, l’alchimia ha dato al mondo moderno molto più di una chimica rudimentale: essa gli ha trasmesso appunto la fede nelle possibilità illimitate dell’homo faber e nel significato escatologico della sua azione. Cosicché, per un paradosso forse solo apparente, il più peculiare mito delle moderne società industriali, il dogma del dominio scientifico della Natura ai fini di una sua trasformazione in “energia”, affonda le proprie radici in un mito squisitamente religioso: il sogno alchemico della preparazione sintetica dell’Oro, cioè, fuori di metafora, del perfezionamento e della redenzione della Natura nella sua interezza.




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