Saggio sulla filosofia naturale
della fisiologia moderna
Le hasard et la nécessité.
Essai
sur la philosophie naturelle de la biologie moderne
Saggio
del biologo francese, premio Nobel 1965 per la medicina,
Jacques Monod (1910-1976), pubblicato nel 1970. Nel saggio,
scritto per un pubblico colto di non specialisti, M. si
propone di illustrare le conseguenze filosofiche e
spirituali delle ultime scoperte della biologia molecolare e
della genetica. Per M. la biologia scientifica si é
sviluppata basandosi sul "postulato di oggettività". Questo
postulato, che costituisce la base di ogni scienza positiva,
esclude che i fenomeni della natura possano essere spiegati
facendo riferimento a un qualche "progetto" o "fine"
intrinseco nella natura, dato che "progetto" e "fine" sono
dimensioni del pensiero umano e non proprietà delle cose.
D'altra parte, però, la biologia deve ammettere come
elemento oggettivo della vita qualcosa che assomiglia
proprio a un "progetto": cioè la "teleonomia" degli esseri
viventi; la teleonomia è la proprietà di trasmettere da una
generazione all'altra i "contenuti di invarianza" che
caratterizzano una specie attraverso le generazioni. Per la
scienza moderna, però, l'invarianza precede necessariamente
la teleonomia: la teoria darwiniana dell'evoluzione sostiene
infatti che la evoluzione di strutture (gli organismi)
sempre più teleonomiche è dovuta a perturbazioni
sopravvenute in una struttura che già possiede la "proprietà
di invarianza". Quando invece i fenomeni della vita sono
spiegati con la teleonomia, ci troviamo di fronte a teorie "antropomorfiche",
come in particolare l'animismo e il vitalismo. Il vitalismo
- non solo quello "filosofico" di H. Bergson, ma anche
quello di alcuni scienziati come M. Elsässer o M. Polanyi -
muove dall'idea che il mondo vivente non può essere spiegato
con le leggi "oggettive" della fisica, e che quindi devono
esistere leggi e principi specifici del mondo vivente.
L'animismo invece - quello di Teilhard de Chardin, di H.
Spencer, di Marx ed Engels - spiega anche la realtà
inanimata con principi "mentali", cioè con le leggi supposte
del pensiero che valgono quindi solo nell'àmbito del sistema
nervoso centrale dell'uomo. È questo l'errore della
dialettica marxista che è animista nella misura in cui si
propone di ritrovare nella materia i principi della
dialettica, cioè principi fissati "a priori". La biologia
molecolare basa invece i propri procedimenti su quelli della
fisica: si è così scoperto che causa della costruzione
dell'organismo sono le proteine, e che l'organismo è una
macchina chimica che si costruisce da sé. Ne deriva dunque
che il caso è la legge fondamentale che regola la
combinazione delle proteine e la loro struttura. Se il caso
è l'unica spiegazione delle alterazioni accidentali delle
sequenze di polinucleotidi che formano il codice genetico,
allora ne segue che il caso è l'unica fonte di qualsiasi
novità biologica, di qualsiasi mutazione del DNA (che
costituisce il codice genetico) e quindi di qualsiasi "creazione"
nella biosfera. D'altra parte, le alterazioni casuali
vengono conservate, riprodotte e moltiplicate dall'organismo
secondo la ferrea necessità della teleonomia e della
invarianza. Anche l'uomo, emerso per caso in un universo del
tutto indifferente al suo destino, non è l'erede né il
portatore di alcun dovere o destino biologici. Questa
constatazione non risolve però l'angoscia della solitudine -
angoscia tramandata anche geneticamente - che è, per M., una
caratteristica dell'uomo. Questa angoscia ereditaria spinge
l'uomo a cercare delle "spiegazioni" che diano "senso" al
suo essere nel mondo: di qui il ricorso alle spiegazioni
vitaliste e animiste. M. pensa tuttavia che l'uomo possa
rinunciare alle sue illusioni, che sia in grado di
abbracciare quella che chiama "etica della conoscenza":
un'etica che implica la rinuncia a qualsiasi ideologia. Lo
stesso socialismo - cui M. dice di aderire - dovrebbe
rinunciare ad "aggiornarsi" come pura e semplice ideologia
del progresso, per ispirarsi invece all'etica della
conoscenza.
Jacques Monod