Alfiere, con
Marcuse,
della controcultura americana che coniugò
Marx e
Freud e
sognò il riscatto di scienza e tecnica: il suo pensiero ha
avuto una profonda influenza anche in letteratura, da
Mailer al postmoderno di
Pynchon e De
Lillo.
Norman
Brown, il filosofo che piaceva agli hippies.
(September 25, 1913, El Oro (municipality), Mexico – October
2, 2002, Santa Cruz, California, United States)
Morto a 89 anni il fautore della liberazione sessuale e
spirituale, fu un idolo della controcultura americana.
(di Cesare Medail)
"Norman
O. Brown, un erudito e platealmente allegro filosofo il cui
tentativo di psicanalizzare nientemeno che la storia ha
estasiato intellettuali, allettato ricercatori new age e
fatto vendere molti libri, è morto mercoledì a Santa Cruz,
California. Aveva 89 anni e soffriva di Alzheimer".
L'irridente incipit dell' obituary apparso sul New York
Times di ieri dà un'idea di quanto la figura di Brown fosse
controversa: tanto amato dagli hippies, dalla controcultura
libertaria uscita dai campus, quanto sgradito alla cultura
accademica, che spesso nel New York Times trova espressione.
Per l'autorevole quotidiano, le sue idee sarebbero "un misto
d'erudizione e misticismo poetico": parole che mirano a
screditarlo, senza tener conto che fu proprio quella
combinazione di eclettismo umanistico e lirismo spirituale
ad affascinare gli studenti negli anni Sessanta. Certo,
Brown era l'opposto di un pensatore razionalista e
sistematico: procedeva per "velocissimi corti circuiti
simbolici e balenanti associazioni analogiche" (Pietro
Citati), fondendo antiche allegorie religiose e simbolismo
freudiano. I circoli intellettuali legati all' establishment
inorridirono di fronte a un' opera come Corpo d'amore (Il
saggiatore, 1966) che chiamava a testimoni Freud, Marx e
Gesù per illustrare il conflitto erotismo-civiltà e per
dimostrare che senza l'Eros la civiltà umana si sarebbe
consegnata all'istinto di morte. Ma Corpo d'amore fu un
bestseller e un libro di culto fra i giovani che
battezzarono Norman "il filosofo dell'allegria".
Di formazione marxista, Brown si impegnò nella campagna
elettorale in favore del Partito progressista di Henry
Wallace nel 1948. Dopo avere capito che la politica
militante non dava risposte al malessere esistenziale del
suo tempo, si rivolse al pensiero di Marcuse di cui era
stato amico durante la guerra. Nel 1959, Brown riprese i
temi di Eros e civiltà nel saggio La vita contro la mor te
(ripubblicato da Adelphi), dove sosteneva che gli individui
e la società erano prigionieri della "malattia che Freud
aveva chiamato repressione". A quest'ultima Brown
contrapponeva un'ideologia di liberazione pacifista,
antiautoritaria, fondata sulla liberazione sessuale ma anche
sulla rottura di ogni schema mentale opprimente: idee che
andavano oltre Marcuse e aprivano la via a una nuova
spiritualità, liberata dai sensi colpa.
Così, mentre l'accademia americana storceva (e storce) il
naso, un cattolico italiano illuminato come Sergio Quinzio
scriveva a proposito della Vita contro la morte : "Le idee
di Brown vanno a toccare e a risuscitare significati
immemorabili e speranze inaudite. La psicoanalitica
abolizione della repressione diventa in lui la resurrezione
della carne".