Tractatus
theologico-politicus
Questa
opera del filosofo olandese d'origine spagnola Benedetto
Spinoza (1632-1677), uscì nel 1670, anonima e con falsa
indicazione del luogo di stampa e dell'editore per stornare
dal capo dell'autore le ire dei rabbini e dei pastori
calvinisti olandesi, contro i quali l'opera era
particolarmente diretta. Ma ugualmente riconosciuto,
l'autore dovette subire, a causa del libro, tante
persecuzioni, che decise di non pubblicare da vivo la sua
opera maggiore, l'Etica. Il Trattato teologico-politico
è nettamente divisibile in tre parti. La prima (cap. I-XIII)
tratta soprattutto del modo con cui vanno interpretate le
Sacre Scritture. Si può anzi dire che il Trattato
rappresenta il primo saggio di storia critica dell'Antico
Testamento. Dopo aver discorso della profezia e dei profeti
in generale, del significato della storia degli Ebrei e dei
miracoli, i quali per Spinoza sono fatti che appaiono
meravigliosi a chi vi ha assistito, ma non per questo escono
dalle leggi della natura, l'autore passa a parlare delle
precauzioni da prendersi nella lettura dei libri dell'Antico
Testamento, e della loro probabile composizione, concludendo
che essi risultano di elementi eterogenei per origine e
valore. Quanto al Nuovo Testamento egli mostra il più grande
riserbo. Malgrado queste critiche Spinoza non impugna il
valore religioso della Bibbia: riconosce anzi che essa
ha rivelato agli uomini molte verità semplici, ma sublimi ed
essenziali. La seconda parte (cap. XIV-XV) tratta della fede,
fonte della religione, la quale per Spinoza consiste non in
cerimonie esteriori, ma "nell'obbedire a Dio con animo
integro, coltivando la giustizia e la carità". Vi si svolge
pure la tesi della completa separazione fra la teologia,
fondata sulla rivelazione, e la filosofia, fondata sulla
ragione: sono due vie parallele, ciascuna delle quali, se
seguìta con animo retto, può portare l'uomo alla salvezza.
La terza parte (cap. XVI-XX) è più propriamente politica.
Spinoza vi parla dello Stato, del diritto naturale e civile,
e del potere del sovrano. Egli aderisce in parte alla teoria
del contratto sociale di Hobbes; ma, mentre Hobbes ricava da
tale premessa una giustificazione dell'assolutismo, Spinoza,
pur predicando il più grande rispetto per il potere
costituito, mostra evidenti preferenze per l'ordinamento
democratico, il quale fra le sue norme fondamentali deve
inserire il principio della completa libertà in fatto di
religione. Il libro si chiude con una difesa della libertà
di pensiero e di parola. Il Trattato teologico-politico
potrebbe considerarsi una vera anticipazione
dell'Illuminismo se la profonda religiosità che lo
ispira non facesse passare in secondo piano i motivi di
critica politica, sociale e teologica. Spinoza non pensa
tanto alla società, come lo Hobbes e, più tardi, il Locke,
quanto all'umanità e, pur rivolgendosi a un'applicazione
concreta di princìpi, domina il mondo delle istituzioni e
degli interessi dall'alto del suo atteggiamento
contemplativo. A.M.D. Ne sono stupito, abbagliato
trasportato dall'ammirazione. Che uomo! che cervello! quale
scienza e quale spirito! (Flaubert). Almeno una metà del
Tractatus theologico-politicus apparso nel 1670
potrebb'essere ristampata oggi senza niente perdere della
sua opportunità. (Renan)