Werner Sombart
(Ermsleben 1863 - Berlino 1941)
Storico, sociologo ed economista tedesco. Dopo gli studi di
diritto e di economia condotti a Berlino, Pisa e Roma, nel
1890 divenne professore di scienze economiche a Breslavia e,
dal 1906, insegnò presso la scuola superiore commerciale di
Berlino. Nel 1903, insieme con
Max Weber e Joseph Schumpeter,
fondò l'Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik
(Archivio di scienze sociali e politica sociale) e nel 1909,
ancora con Weber e con Georg Simmel, la Verein für
Sozialpolitik (Società tedesca per gli studi sociologici). A
causa delle sue simpatie
socialiste, nonostante godesse
dell'appoggio di Weber, per molti anni gli fu negato
l'insegnamento nell'università; solo nel 1917 ottenne una
cattedra nell'Università di Berlino.
I primi lavori di Sombart, tra cui Il capitalismo moderno
(1902), sono animati da una profonda critica al sistema
capitalista, di cui sono delineati da una parte i fattori
economici che ne favoriscono la formazione, dall'altra
quelli culturali, alla base dello spirito imprenditoriale e
borghese. Il tema dello spirito borghese, che per Sombart è
determinante nella nascita del capitalismo e nei cambiamenti
da questo in seguito determinati, verrà ripreso in una
successiva opera (Il borghese, 1913).
A partire dagli anni Venti abbandonò le sue posizioni
socialiste (del 1924 è la rielaborazione, in chiave
antimarxista, di Socialismo e movimento sociale nel XIX
secolo, pubblicato una prima volta nel 1896), pur
conservando un atteggiamento anticapitalista, ribadito in
seguito, ad esempio, nell'opera Il socialismo tedesco
(1934), in cui operò una sintesi tra le sue teorie e quelle
nazionalsocialiste.
Lusso e
capitalismo
Nei cinque capitoli di Lusso e capitalismo
(1913) viene
radiografato il fenomeno della nascita del
capitalismo. Ed è, secondo l'autore Werner Sombart, una
nascita e una crescita che inizia nella Corte del secolo XV
e che prosegue con la costituzione dei vari Stati europei.
Puntuale, documentatissima ed interessante è la descrizione
di quello che era il lusso nel 1400 e nei secoli successivi:
le spese dei Re di Francia che furono i primi a raccogliere
l'eredità di vita che si conduceva nelle corti italiane, i
capricci - tradotti in salassi per le casse dello Stato -
delle amanti di Luigi XIV, i preventivi, i denari usati per
costruire e migliorare le numerose residenze in una Francia
dall'economia rurale comune a quasi tutti gli Stati europei
del tempo. (…) Il libro si conclude con l'esame del nascente
consumismo e con la trasformazione del lusso per pochi nello
smercio degli articoli da poco prezzo prodotti agli inizi
della produzione industriale.
Sul finire del Medioevo si assiste a uno straordinario
sviluppo della vita di corte. La prima corte moderna che
fece sfoggio di lusso superfluo fu la corte papale di
Avignone. I principi italiani del Rinascimento amplificarono
queste tendenze, e nelle loro corti le dame avevano grande
influenza. Naturalmente fin dall’Antichità c’erano state
figure femminili con ruoli regali o comunque di notevole
potere, ma la novità era che nelle corti rinascimentali
trovavano spazio sempre più spesso dame di compagnia, amanti
e prostitute di alto rango.
Mentre nel Medioevo la ricchezza era eminentemente
rappresentata dalla proprietà terriera, nel Rinascimento
comincia a circolare una grande quantità di denaro, anche a
causa dell’oro e dell’argento provenienti dalle Americhe. Si
moltiplicano gli acquisti di titoli nobiliari e si assiste
all’ingresso nell’alta società di elementi venuti dalla
borghesia del tutto alieni dallo stile di vita della nobiltà
guerriera: la concezione mercantilistica del mondo si
estende sempre di più e contagia tutti gli strati sociali.
Le città si ingrandiscono a dismisura e comincia a formarsi
una sorta di “proletariato” urbano di cui le forze della
sovversione si serviranno abilmente nei secoli a venire.
Inoltre la Riforma Protestante, com’è noto, darà un impulso
decisivo al capitalismo, rimuovendo la diffidenza verso la
ricchezza che aveva caratterizzato tutta la riflessione
economica medievale. Il nascente capitalismo trovava i suoi
naturali alleati in tutte quelle figure che il Medioevo
aveva guardato con sospetto: gli ebrei, gli eretici, gli
infedeli, gli stranieri…
Il denaro, che per la Chiesa medievale era lo “sterco del
demonio”, per i protestanti diventa una benedizione di Dio.
Parallelamente all’ascesa del capitalismo si fa strada una
concezione disimpegnata e puramente edonista del rapporto
fra i sessi, in cui le unioni stabili lasciano posto a
coppie di amanti occasionali e in cui il principio di
legittimità appare sempre più degradato. Nella corte
francese del XVIII° secolo si assisterà alla
istituzionalizzazione di coppie di fatto come quella celebre
formata da Luigi XV° e Madame Pompadour. La stessa Maria
Antonietta, del resto, sarà sempre pronta a ostentare il
lusso più sfrenato, e il comportamento dignitoso che tenne
nei momenti drammatici della Rivoluzione Francese non vale a
giustificare la condotta di vita indecorosa di una nobiltà
ormai completamente corrotta.
Gli intellettuali illuministi esaltavano lo stile di vita
dispendioso per la sua capacità di muovere i mercati, anche
se questi illuminati filantropi chiudevano un occhio sulla
tratta di schiavi africani che assumeva in quegli anni
proporzioni gigantesche (fra i negrieri avevano un ruolo non
secondario anche capitalisti ebrei e massoni…).
Nel corso del XVIII° secolo si assiste a una produzione
abnorme di beni di consumo che non hanno giustificazione nel
loro effettivo utilizzo: specchi, porcellane, fiori
artificiali…

Durante gli anni della Repubblica di Weimar, Sombart si
spostò verso la destra politica. La sua relazione con il
Nazismo è aspramente dibattuta ancora oggi.
Dario
Antiseri
Sombart è considerato un "cattivo maestro" dal
filosofo Dario Antiseri (di orientamento cattolico
liberale), che in un suo articolo dal titolo "Le origini
socialiste del nazismo" afferma: «Furono idee come quelle di Sombart a generare il nazismo. E non va occultato il fatto
che lo sviluppo delle idee di Sombart è paradigmatico di
molti socialisti che si trasformarono facilmente in fascisti
e in nazisti».
