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Fernando Pessoa :
L'ora del diavolo - Il caso Vargas - Odi di
Ricardo Reis
L'ora del diavolo
In questo libro carico di riferimenti esoterici a speri magici e cabalistici,
di vertiginose impennate nei cieli o nei baratri della più alta metafisica,
Pessoa incontra il Diavolo, ma non il diavolo caprino delle ingenue
rappresentazioni popolari, bensì un essere eloquente e raffinato che seduce,
commuove e convince. Se Dio costituisce la polarità positiva dell’essere,
dell’affermazione, del dovere, il Diavolo rappresenta invece la polarità del
nulla, della negazione, della libertà. Pessoa intende illuminare il
significato umano del Diavolo, la sua prossimità all’uomo nel momento
necessario della sconfitta, quando cioè la creatura, riconoscendo di non
poter aggiungere niente alla realtà così compiutamente stabilita da Dio,
deve allora ricorrere alla fantasia, all’ironia, a ciò che non c’è, alla
negazione liberatrice del nulla demoniaco, estremo asilo dei sogni.
Il caso Vargas
È notte fonda,
Carlos Vargas si incammina da solo per una strada secondaria, deve
incontrarsi con un amico per restituirgli mille reis. Oltre al denaro, porta
con sé anche i piani riservati di un sommergibile che un comandante della
Marina gli ha poco prima affidato. La mattina dopo, Vargas viene ritrovato
cadavere ai bordi della strada: un colpo di pistola alla tempia, soldi e
documenti spariti. Sembrerebbe un suicidio ma ricorrono anche tutti gli
elementi di un assassinio: un vero enigma, dunque un caso ideale per il
Dottor Abílio Quaresma, decifratore e sciaradista. Incarnazione radicale del
detective freddo e deduttivo alla Dupin o alla Sherlock Holmes, ma anche
profondo osservatore degli abissi della follia criminale, Quaresma è il
protagonista di un’ambiziosa serie poliziesca, il contributo di Fernando
Pessoa al genere popolare della detective story, da lui sempre molto amato e
studiato. De Il Caso Vargas, capitolo iniziale di questa serie progettata e
mai portata a termine dal grande genio portoghese, qui si propone la prima
ricostruzione integrale, condotta sugli originali conservati in quella sorta
di sorprendente sciarada, di enigma letterario ancora irrisolto che è lo
stesso Fondo Pessoa.
Odi di Ricardo Reis pubblicata nel 1946
Sono poesie attribuite da Fernando Pessoa al secondo dei suoi "eteronimi",
con biografia e oroscopo, discepolo nel paganesimo di Alberto Caeiro e le
cui prime sei odi sarebbero state "rivelate" il 12 giugno 1914. La biografia
riferisce di lui come di un medico, educato in un collegio di gesuiti; "vive
in Brasile dal 1919, avendo espatriato spontaneamente per esser monarchico.
E' latinista per educazione altrui, semiellenista per educazione propria".
Giustificando il gioco eteronimico, il poeta dice di scrivere in nome di
Ricardo Reis, "dopo una decisione astratta, che improvvisamente si fa
concreta in un'ode". Il poeta rielabora una tradizione lirica del
classicismo, ma in modo più intellettuale e perfino erudito. Il suo
atteggiamento di indifferenza scettica e contemplativa, il suo affettato
epicureismo riducono la fruizione oraziana del momento che passa a una quasi
maliziosa erudizione a cui un certo paganesimo serve da ipotesi. Le Odi ci
propongono così un ideale di quasi mera contemplazione, che è una specie del
"vedere" di Caeiro, ma è soprattutto mentale. La tradizione classica di tale
proposta si rivela subito nello stile: strofe regolari - quasi sempre
decasillabi o metri affini - ispirate alla lirica greco-romana mediata dal
Rinascimento e dall'Arcadia; mitologia; aggettivi verbali di sapore latino;
frequenti latinismi lessicali. Ma ciò che da qui risulta, questo pastiche
stilistico dal lessico fino al luogo comune lirico, si integra in una
coscienza di poesia come "finzione" ("fingere è conoscersi"), teoria che
Pessoa recupera da Nietzsche ma anche da Lord Byron. Il paganesimo di
Ricardo Reis riposa su una curiosa concezione degli dei, che sono a un tempo
reali e irreali, a mezza strada fra le "idee concrete" e le "idee astratte".
Gli dei delle Odi sembrano quasi sempre immanenti agli uomini o all'unità
dialettica uomo-natura: "Solo questa libertà ci concedono / Gli dèi: il
sottometterci / Al loro dominio per nostra volontà. / E' meglio far così /
Perchè solo nell'illusione della libertà / La libertà esiste". Ma questa
illusione si estende anche al piano divino e, in questo modo, tutti siamo
sottomessi all'arbitrio assoluto. Come si vede, il poeta recupera il
significato più perturbante e attuale di una certa lirica di tradizione
classica, in specie quella di Orazio, ma lo fa con l'originalità e la
grandezza di un poeta superiore.
Fernando Pessoa
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