PENSIERO FILOSOFICO - LIBRI CONSIGLIATI

    

Giovanni Pico della Mirandola - Eptaplo


Giovanni Pico della Mirandola
(Mirandola 1463 - Firenze 1494)


Filosofo e umanista. Studioso di grande dottrina e di memoria prodigiosa, divenuta proverbiale, fu seguace del pensiero del filosofo arabo Averroè e intendeva conciliare tutte le filosofie: di Platone, di Aristotile, quella cristiana e quella araba, a dimostrare come la storia dell'umanità fosse un progressivo compimento dell'intelletto. L'Oratio de hominis dignitate, premessa alle sue Conclusiones noningentae, 900 tesi con le quali egli sostenne a Roma una discussione pubblica su temi teologici e filosofici, può essere considerata il manifesto del nostro Rinascimento.

Eptaplo

Opera di Giovanni Pico della Mirandola (1463-1494), pubblicata nel 1490 con il titolo Heptaplus de opere sex dierum geneseos (Eptaplo sull'opera dei sei giorni della genesi)

Il trattato comprende sette libri, ognuno diviso in sette capitoletti con un prologo e una conclusione. Secondo l'autore, è evidente una interpretazione allegorica: il mondo è formato di tre parti (elementare, angelica, celeste), delle quali l'uomo è immagine perfetta: la parte elementare è il corpo, quella angelica è l'intelligenza e quella celeste è l'anima; nella prima parte ancora si nota una compiuta dottrina cosmologica; nella seconda l'autore afferma che per cielo si deve intendere l'empireo, mentre per terra tutte le opere che sono al di sotto del cielo cristallino; l'uomo, infine, può essere considerato la quarta parte del mondo, perchè è la sintesi delle tre parti, come Dio è la sintesi dei mondi, con la differenza che Dio è il principio, l'uomo invece un mezzo, in Dio tutto è perfetto, l'uomo invece eleva le cose inferiori. Continua poi la descrizione dei mondi e dell'uomo, che tendono tutti verso Dio. L'unione con Dio è agevolata dalla preghiera, che è un legame fra il cielo e la terra; l'opera si chiude con l'affermazione della dottrina della felicità, che si realizza nel possesso di Dio con l'aiuto della Grazia. Di un certo interesse è il tentativo dell'autore di spiegare etimologicamente il termine ebraico bereshith (in principio), con il quale inizia il Genesi.



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