Si tratta di
una raccolta di sei gruppi di trattati, ciascuno composto di
nove trattati (donde il titolo Enneadi), per un totale di 54
argomenti o temi, accostati secondo un ordine logico (etica,
fisica ecc.) e pubblicati postumi verso il 300-305. Sono
quasi un insieme di dispense, memorie di lezioni, appunti,
che mantengono la freschezza e l'immediatezza del parlare.
La loro suddivisione è la seguente: il I gruppo tratta di
etica e di estetica; il II e il III di fisica e cosmologia;
il IV di psicologia; il V e il VI di metafisica, logica e
teoria della conoscenza. Tuttavia ai letterati contemporanei
di Plotino gli Enneadi riuscirono ostici; lo stesso Cassio
Longino, che ne fu il più celebre critico, diceva che pur
sentendo il fascino di quell'opera non la capiva a fondo e
sospettava che le copie a sua disposizione non fossero
autentiche. Tema principale del pensiero plotiniano è la
fuga dal mondo verso Dio, il quale è l'unità assoluta priva
di qualità: il rapporto fra Dio e il mondo è concepito come
una emanazione secondo un processo discendente: dall'essere
supremo emana la molteplicità degli esseri particolari, come
da una sorgente luminosa emana la luce, perdendo per via
d'intensità; tuttavia ciò che è inferiore, in virtù della
sua origine, tende a risalire, quindi c'è un processo
ascendente, un ritorno dalla natura a Dio. Il compito della
filosofia è di promuovere la liberazione dell'anima e il
ritorno a Dio attraverso il pensiero, cioè la conoscenza
scientifica, espressione dello spirito; quanto a Dio non
basta conoscerlo, bisogna fondersi in lui in virtù di uno
stato di grazia; nell'unione mistica con Dio cessa
l'attività del pensiero e subentra il sentimento. Così il
saggio di Plotino, a differenza del saggio stoico, rifugge
dalla vita attiva, immergendosi tutto in se stesso per
ritrovarvi la via verso la patria, che è Dio, l'Uno, il Bene:
il valore supremo, in conseguenza di ciò, non sta
nell'azione ma nella contemplazione, nella comunione con Dio
al di sopra di tutti i contrasti e le lotte. In tal modo
Plotino modifica anche le teorie estetiche: l'arte non è
mimesi, cioè imitazione o riproduzione della natura, ma
creazione di fronte alla realtà sensibile di una nuova
realtà spirituale; il bello non risiede nelle cose, ma
nell'animo di chi le contempla, onde la percezione del bello
è un purificarsi dell'anima che per accogliere il bello deve
farsi bella ella stessa. Per questo motivo Plotino può
essere considerato il fondatore dell'estetica mistica.
Approfondimenti:
Dio come luce
Neoplatonismo
Plotino - Biografia