Arnaut Daniel
Poeta provenzale nato in Dordogna (Francia), nel vescovado
di Périgord, e fiorito tra il 1180 e il 1210. Fu tra i
maggiori seguaci di quel genere di poesia ermetica e
tecnicamente ardua (trobar clus) che ebbe in Marcabruno il
proprio iniziatore. Considerato da Dante, nel De vulgari
eloquentia (II ii 9), come il trovatore più importante dopo
Giraut de Bornelh e senz’altro il maggior compositore in
lingua d’oc di poesie d’amore, Arnaut Daniel è celebrato in
Purg. XXVI 115-26 come il principe non solo dei poeti (compreso
lo stesso Giraut), ma anche dei prosatori volgari. I termini
con i quali, per bocca di Guido Guinizzelli, viene espresso
questo primato ("Versi d’amore e prose di romanzi /
soverchiò tutti ...", Purg. XXVI 118-19) hanno indotto in
passato alcuni studiosi a ritenere possibile che Arnaut
abbia composto anche alcuni romanzi, andati poi perduti (ipotesi
oggi completamente accantonata). Al virtuosismo
metrico-stilistico della poesia arnaldiana Dante rende un
esplicito omaggio anche in De vulgari eloquentia II IX-X,
dove dichiara di aver derivato la tecnica compositiva della
sua sestina Al poco giorno e al gran cerchio d’ombra da quel
tipo di stanza, usato da Arnaut in quasi tutte le sue
canzoni, indivisa e priva di rime al suo interno (cobla
dissoluta), nella quale ogni verso rima con il suo
corrispettivo della strofa successiva (coblas unissonans).
Trobar clus
Intorno al 1170 alcuni trovatori cominciano a prediligere
una lingua difficile, fatta di espressioni complicate,
spesso ellittiche e contrastanti, a volte fin nelle sonorità.
Si tratta di una vera e propria forma di ermetismo che
prende il nome di trobar clus, ovvero creazione "chiusa", "oscura".
Emblematica, a questo proposito, la definizione che il
trovatore Raimbaut d’Aurenga dà della propria attività
poetica: "Cars, bruns et teinz motz entrebesc, / pensius
pensanz" (Parole preziose, scure e cupe, io intreccio,
pensosamente pensoso). Al trobar clus si contrappone lo
stile più accessibile del trobar leu il cui massimo
rappresentante è Guiraut de Bornelh. C’è poi, infine, il
trobar ric, che si ispira al trobar clus e che predilige la
sontuosità della lingua e il virtuosismo della
versificazione; il rappresentante più significativo di
questa tendenza è Arnaut Daniel. Tutti questi termini sono
stati poi spesso utilizzati anche per parlare della lirica
dei secoli successivi.
Trovatori
Con il termine di "trovatori" si indicano i poeti in lingua
provenzale, attivi soprattutto nella Francia meridionale nei
secoli XII e XIII. Appartenevano di solito a famiglie nobili
e avevano gusto e cultura raffinata. Hanno lasciato canzoni,
ballate, sirventesi, contrasti, albe, pastorelle, di vario
argomento: politico, morale, satirico e soprattutto amoroso,
secondo le concezioni della fin'amor, ossia dell'amore
cortese. I trovatori esercitarono un notevole influsso sulla
poesia in volgare siciliano e toscano. Tra i maggiori: Peire
Vidal, Bernard de Ventadorn, Folchetto da Marsiglia, Jaufré
Rudel, Giraut de Borneill, e in particolare Bertram dal
Bornio e Arnaldo Daniello, questi due ultimi ricordati da
Dante rispettivamente nel canto XXVIII dell'Inferno e nel
XXVI del Purgatorio. Poetarono in provenzale anche alcuni
italiani come Lanfranco Cigala, Bartolomeo Zorzi, Rambertino
Buvalelli, Alberto Malaspina e Sordello da Goito,
personaggio di spicco in Purg. VI.
La lirica provenzale
La lirica provenzale fiorisce nelle corti della Provenza
intorno all'XI sec, in una fase in cui la Francia esercita
un notevole influsso sui paesi europei sia per quanto
riguarda il costume (l'aristocrazia europea si conforma al
modello aristocratico francese), sia per quanto riguarda la
cultura e le lettere. In Francia prende forma la prima
letteratura in lingua volgare con intendimento artistico che
si modella sulla retorica latina. Nascono così in lingua
d'oil¹ le chansons de gest, poemi epici che cantano della
morte di Orlando e dei paladini di Carlo Magno e il ciclo
delle leggende bretoni che cantano delle imprese di re Artù
e dei cavalieri della Tavola Rotonda.In lingua d'oc,˛ al
contrario, è scritta la lirica provenzale che ha i suoi
maggiori autori in Bernartzede Ventadorn, Bertrans de Born,
Girautz de Borneill, Iaufré Rudel e Arnaut Daniel. Il tema
principale delle liriche provenzali è l'amore e precisamente
l'amor cortese che trova la sua massima teorizzazione nel
trattato "De Amore" di Andrea Cappellano.
1. Lingua d'oil (lingua del sì) Francia del Nord
2. Lingua d'oc = Francia del sud (regione occitanica)
Sirventese
Di alcuni tovatori (Jaufre Rudel, Bernart de Ventadorn,
Arnaut Daniel) abbiamo quasi esclusivamente canzoni cortesi,
di altri (Marcabru, Bertran de Born, Peire Cardenal) quasi
esclusivamente sirventesi, vale a dire canzoni di censura
morali o politiche. Alcuni (Giraut de Bornelh) cercano di
toccare un ampio spettro di generi, altri (Guiraut Riquer)
cercano volutamente di usare in maniera equilibrata sia il
canto cortese che il sirventese. Questi due generi
rappresentano la parte più consistente del corpus
trobadorico. Tra gli oltre duemilacinquecento pezzi che ci
sono pervenuti, si contano oltre mille canzoni cortesi e
circa seicento sirventesi di argomento morale, politico o
personale. Molto meno numerosi sono i dibattiti, le canzoni
religiose, le patorelle e le albe. [...]
Gli anni intorno al 1170 sono particolarmente interessanti
per la storia dei generi letterari. In questi anni si
assiste alla formazione di un sistema lirico dei generi che
comprende generi tradizionali e generi nuovi, è
caratterizzato da precise relazioni interne e mostra una
terminologia specifica. Nel punto centrale del sistema
lirico dei generi sta il canto cortese, al quale fanno
riferimento tutti gli altri generi, il sirventese, il
dibattito e la canzone religiosa in misura maggiore rispetto
alla pastorella e all’alba. Quest’allineamento sistematico
con la canzone riguarda il contenuto, i motivi, lo stile e
la forma; nei diversi generi esso si realizza in modo
diverso dal punto di vista della rapidità e della profondità.
Si può vedere in modo particolarmente chiaro l’influenza
della canzone soprattutto per quanto concerne la tecnica del
verso e della strofa: la canzone infatti determina d’ora in
poi la fisionomia di tutti gli altri generi lirici.»
[da U. Mölk, La lirica dei trovatori, Bologna, Il Mulino,
1986, pp. 89-90]
AMORE CORTESE