POESIA - CHARLES BAUDELAIRE

    

I fiori del male


L'opera, pubblicata una prima volta nel 1857 e poi una seconda nel 1861, dopo un processo per immoralità (senza sei poesie condannate, ma con 35 liriche splendide in più), fu edita una terza volta, in redazione definitiva dopo la morte dell'autore nel 1868, a cura di Gauthier e Asselineau: questa edizione risultò arricchita di altre 25 liriche. I fiori del male comprendono liriche raccolte in sezioni, con i titoli Spleen e ideale, Quadri parigini, Il vino, Fiori del male, Rivolta e La morte, quasi per un disegno dell'autore, che dall'osservazione della realtà e conseguente delusione passa all'eccitazione vana dei paradisi artificiali: poi dalla chiara e impietosa visione della seduzione e dell'orrore del male, alla ribellione e infine alla quiete della morte. Non si può tuttavia essere certi di un vero e proprio piano dello scrittore. Per solito nelle edizioni dei Fiori del male viene pubblicato anche un altro gruppo di poesie, I relitti (Les 0paves) , chiamato anche I nuovi fiori del male: questa raccolta, che comprende anche le sei poesie condannate nell'edizione del 1857 (Lesbo, Donne dannate: Delfina e Ippolita, Il Lete, A colei che è troppo gaia, I gioielli, Le metamorfosi del Vampiro), presenta le sezioni Galanterie, Epigrafi, Poesie diverse, Buffonerie. Altre sezioni pubblicate nella raccolta sono i Supplementi ai Fiori del Male, Poesie diverse, Amoenitates belgicae, Versi ritrovati. In genere va osservato che l'edizione del 1861 è la più corretta e valida, mentre l'edizione del 1868, in cui si sente un po' troppo l'intervento dei curatori, è spesso discutibile. I motivi e le suggestioni che sarebbero stati presenti a Baudelaire nell'"organizzare" l'"architettura" del suo volume, cui abbiamo accennato, sono però presenti in tutto l'arco della produzione poetica di Baudelaire: pertanto l'"architettura tematica" risulta in un certo senso artificiale. Baudelaire è veramente unico nel quadro della letteratura del suo tempo: contribuisce a formare l'originalità della poetica romantico-simbolista, tanto che la poesia Le corrispondenze divenne il "manifesto" della poetica e dell'ideologia dei simbolisti, fondata com'era sulla legge dell'analogia, delle corrispondenze segrete fra le cose e i mondi. Baudelaire partecipa alla revisione della poetica parnassiana e arriva a immagini e artifici, in cui anticipa il surrealismo. Vuole rinnovare gli schemi retorici ormai lisi del suo tempo e vi riesce con classico rigore. La poetica del romanticismo viene portata alle sue estreme conseguenze, e così viene aperta la strada alle poetiche successive, come abbiamo accennato, dal simbolismo fino al surrealismo. Per questo i Fiori del male sono un'opera fondamentale nella storia della poesia moderna. C'è un "prima" e un "dopo" Baudelaire: senza Baudelaire la poesia e la poetica della seconda metà dell'Ottocento e del Novecento non sono neppure lontanamente concepibili. Che cosa canta Baudelaire? Le passioni, gli odi, gli amori dell'animo umano, amori spirituali e fisici, amori naturali e "perversi", nulla gli è estraneo. La vita delle città, i sogni, le delusioni, le illusioni, i vizi (che sono la realtà dell'uomo, il suo tentativo per vincere la noia e la morte, per esistere), la ricerca dei paradisi artificiali, i moti più sottili dello spirito: crea suggestioni, forma climi spirituali e atmosfere, è un mago che attrae l'animo del lettore nel vortice in cui la realtà è rifusa, ricreata. Il paesaggio diventa anima, la città dannazione dell'anima. Ogni oggetto si trasforma in simbolo, in qualcosa che "indica" qualche altra cosa, misteriosa, alta e infernale. Baudelaire ha una visione tragica della vita: per questo indaga le pieghe più oscure dell'anima, ma ha pietà del destino oscuro dell'uomo che, comunque vadano le cose, è sempre destino di morte. La raccolta ha inizio con una lirica rivolta al lettore, in cui l'autore mette in mostra i temi della sua poesia: "La sciocchezza, l'errore, il peccato, l'avidità, / occupano i nostri spiriti e tormentano i nostri corpi, / e noi alimentiamo i nostri amabili rimorsi / come i mendicanti nutrono i loro pidocchi", ed ecco tutti "i mostri", i peccati ostinati, i vili pentimenti, sul cuscino del male dove Satana Tre-volte-grande "culla a lungo il nostro spir-to incantato", gli oggetti repugnanti che ci seducono come "un povero debosciato che bacia e mangia / il seno martirizzato di una vecchia puttana", lo stupro, il veleno, il pugnale, l'incendio; ecco i "mostri che strisciano e fra tutti la Noia: che tu lettore ipocrita, simile a me, mio fratello, conosci benissimo". Questa poesia già mostra chiaramente quali saranno i temi del poeta che riconosce la tragicità del peccato originale. Poco più avanti, l'Albatro chiarisce qual è il compito del poeta sulla terra: interpretare la realtà alla luce del sogno, le grandi ali che gli permettono di raggiungere l'azzurro: quando i marinai catturano l'albatro, ecco che questo felice e nobile uccello, con le ali grandi, bianche, inerti, si muove goffo, impacciato, risibile: così "il Poeta simile al principe delle nubi / che sfida la tempesta e ride dell'arciere / esiliato sulla terra in mezzo agli schiamazzi, / le sue ali di gigante gli impediscono di camminare". Caratteristico dello stile e della tematica di Baudelaire è l'Inno alla Bellezza ("Vieni tu dal profondo o sorgi tu dall'abisso? / O Bellezza? Il tuo sguardo, infernale e divino, / Versa confusamente il bene e il crimine, / E per questo puoi essere paragonata al vino"): la Bellezza i cui baci sono "un filtro e la cui bocca è un'anfora": che importanza ha se tu vieni da Dio o da Satana? che importa, Angelo o Sirena, "se tu rendi, fata dagli occhi di velluto, / ritmo, profumo, luce, o mia unica regina / l'universo meno schifoso e gli istanti meno grevi?". La tavolozza di Baudelaire è ricca e densa di succhi e di immagini nuove: l'amore è un tema caro, la forza per cui gli uomini e le donne si sentono vivi. Abbiamo così amori evocati attraverso il fascino dell'esotismo ("Quando, con gli occhi chiusi, in una sera calda d'autunno / respiro l'odore del tuo caldo seno, / vedo scorrere fiumi felici / che sfolgorano alla luce di un sole monotono", nella poesia Profumo esotico che evoca una isola pigra e remota verso la quale la fantasia del poeta corre inebriata dal profumo della sua donna) o incarnati in figure misteriose e ambigue di bellissime amanti: "Bizzarra deità, oscura come le notti, / dal profumo mescolato di muschio e di avana, / opera di qualche stregone Faust della savana, / strega dal fianco d'ebano, figlia delle nere mezzanotti", in Sed non satiata (l'amante africana sarebbe divenuta un'immagine ricorrente nella poesia dopo Baudelaire). Il poeta ora osserva con strana, morbosa, attrazione una carogna d'animale, vista un mattino e simile "a una donna lubrica con le gambe spalancate" (Una carogna ); ora, innamorato e tormentato, implora pietà (De profundis clamavi). Ai gatti, animali splendidi, misteriosi e simbolici, Baudelaire dedica ben tre liriche, di cui l'ultima è la più bella e inquietante (forse per le "pupille mistiche" che splendono in questi animali-sfinge, allungati "al fondo delle solitudini", orgoglio delle case e simili agli amanti): ma è preziosa e insinuante anche la poesia Il gatto: "Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore amoroso; / trattieni le tue unghie nella zampetta, / e lascia che mi immerga nei tuoi begli occhi / mescolati di metallo e d'agata". Anche gli oggetti diventano "portatori d'anima", di mistero, di passione: il balcone, il ritratto, il flacone, il veleno, la nave, la luna con le sue tristezze, i gufi, la pipa, la campana rotta, l'orologio. Naturalmente è intensa la galleria di ritratti femminili: la bella tenebrosa dei Rimorsi postumi, Sisina, Francisca (a Francisca il poeta ha dedicato una delle sue più belle poesie, scritta in latino: il latino inebriante, indimenticabile di Franciscae meae laudes), la signora creola, Agata (Moesta et errabunda). La poesia Corrispondenze divenne, come già detto, il proclama dei simbolisti (nella natura "i profumi, i colori e i suoni si rispondono") e lo stesso accadde a La vita anteriore: "Ho abitato per lungo tempo sotto vasti portici / che i soli marini coloravano di mille fuochi / e le cui grandi colonne, diritte e maestose, / rendevano simili, la sera, a grotte basaltiche"; la musica ricca, mistica e solenne delle onde si armonizzava con i colori del tramonto "riflessi dai miei occhi". Fra i temi centrali della prima sezione c'è, appunto, quello dello spleen: con questo termine inglese si intitolano quattro poesie, intrise di angosciosa tristezza, di noia, in cui cielo e spirito si rispondono in una comune ipocondria ("Quando il cielo basso e pesante grava come un coperchio / sullo spirito che geme in preda a lunghe noie / ... / Improvvisamente delle campane saltano con furia / e lanciano verso il cielo un urlo spaventoso ..."). Dalla dolcezza e musicalità dell'Invito al viaggio si passa alle ardite metafore di Sogno parigino (in Quadri parigini), alla "ballata dell'assassino", che uccide la moglie perchè l'ama troppo e perchè non può rinunciare all'"orribile sete" di alcol (Il vino dell'assassino, nella sezione Il vino), alle celebri Litanie di Satana ("Gloria e lode a te, o Satana, nelle altezze / del Cielo dove tu regnasti, e nelle profondità / dell'Inferno, dove vinto, tu sogni in silenzio! / Fa' che la mia anima un giorno sotto l'Albero della Scienza, / vicino a te si riposi, nell'ora in cui sulla tua fronte / come un nuovo Tempio i suoi rami si apriranno"): è una successione di poesie originali, ricche, ora dolenti ora aspre, nelle quali il poeta ha posto, come egli stesso afferm in una lettera, tutto il suo cuore, tutta la sua tenerezza, tutta la sua fede, tutto il suo odio.

In Baudelaire si rispecchia la coscienza moderna: nella sua poesia, come nella poesia di tutti i geni, si ritrovano tanto i razionalisti quanto gli irrazionalisti, tanto i reazionari quanto i rivoluzionari, perchè la sua poesia va oltre le limitate categorie di un dato tempo storico o di un'impostazione filosofica: se non tutte le poesie sono di pari livello, se si sente qualche artificio, l'autore si riscatta subito: la natura, il senso dell'uomo concreto e delle sue radici e dei suoi mali oscuri li ritroviamo in quegli specchi magici che riflettono la parte più profonda di noi stessi, quegli specchi che sono i Fiori del male.



Charles Baudelaire


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