POESIA - WILLIAM BLAKE

    

Il matrimonio del cielo e dell'inferno


Si tratta di uno dei Libri profetici, scritto in parte in prosa e in parte in poesia. In queste opere, la cui composizione si estende sino ai primi anni dell'Ottocento, Blake espone tutta una serie di sue visioni di tipo religioso-mistico in cui si fondono i temi di una tradizione irrazionalistica acquisita dall'autore, che fu un autodidatta. L'arte dell'incisione gli permise di comporre i suoi raffinatissimi Illuminated books (Canti dell'innocenza), ma lo fece entrare in contatto con un mondo artistico che costituisce una delle componenti fondamentali della sua opera, cioè il Medioevo: come apprendista dell'incisore Basire, fu infatti compito di Blake copiare alcune sculture raffiguranti re e regine nell'abbazia di Westminster e il gotico esercitò sulla sua arte figurativa, con quella prevalenza della linea, un influsso decisivo.

Ma tanto inestricabile è la mescolanza della poesia e della pittura nella produzione di Blake, che la conoscenza del gotico lo portò inevitabilmente anche a scoprire e ad apprezzare tutta l'atmosfera di misticismo che a questa corrente artistica si ricollega. I più recenti autori della corrente mistico-irrazionalistica furono i suoi veri maestri spirituali, cioè Boehme e Swedenborg, cui si affianca, nella sua visione, il pensiero rivoluzionario imparentato con le rivoluzioni americana e francese di Tom Paine e di Godwin: ne risulta un poeta visionario, estremo portavoce del primo romanticismo europeo, con una concezione dell'artista come profeta, ispirato da messaggi divini.

I Libri profetici, quindi anche il Matrimonio del cielo e dell'inferno, sono testi di difficilissima lettura e comprensione per chi non sia versato in tutte le discipline che formavano l'eclettica e multiforme cultura di Blake. Queste complesse opere pur impreziosite dal lavoro di stampa manuale e incisione di illustrazioni rimasero sconosciute al grosso pubblico e spesso anche ai dotti durante la vita dell'autore, costringendolo a un'esistenza di umiliante miseria.

I decenni che seguirono la morte del poeta videro la sua opera sempre nello stesso abbandono, in un'epoca che forse vi avrebbe trovato molte risonanze con la propria sensibilità, e solo con gli inizi del Novecento incominciò una metodica lettura e analisi dei Libri profetici. Alcuni critici hanno attribuito questo interesse degli studiosi novecenteschi per l'opera di Blake all'influsso del pensiero psicanalitico, che potrebbe aiutare e penetrare molti recessi dell'anima di lui, anche se resta poi da valutarne l'intrinseco valore artistico. Su questo tuttavia i critici contemporanei non hanno dubbi, trattandosi certamente, nel caso di Blake, di una delle voci più alte del romanticismo inglese, nonchè di uno dei maestri delle arti figurative anglosassoni.

Il mondo di transizione, quindi di contrasti, in cui Blake si trovava a vivere e operare, e che si rispecchia nelle due collane poetiche dei Canti dell'innocenza e dei Canti dell'esperienza, vive in modo drammatico con il bene e il male sempre presenti nel Matrimonio del cielo e dell'inferno. L'opera vuole in qualche modo contrapporsi alla Saggezza degli angeli di Swedenborg ed, esprimendosi in modo oscuro e sibillino, cerca di esporre la particolare visione morale del poeta, che consiste in realtà in una totale negazione della legge morale e di quella religiosa. Vi si affianca un'esaltazione di Satana come principio dell'energia, che è fonte del Bene, e un rifiuto della ragione, da cui scaturisce il Male. Celebrato sopra tutto è l'uomo, le cui azioni non hanno bisogno di alcuna giustificazione esterna, e che, con un atteggiamento che prelude a certo positivismo religioso, il Blake vede tutt'uno col principio divino: "Chi invidia o calunnia i grandi uomini odia Dio; infatti non vi è altro Dio".


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