Si tratta di uno dei Libri
profetici, scritto in parte in prosa e in parte in poesia.
In queste opere, la cui composizione si estende sino ai
primi anni dell'Ottocento, Blake espone tutta una serie di
sue visioni di tipo religioso-mistico in cui si fondono i
temi di una tradizione irrazionalistica acquisita
dall'autore, che fu un autodidatta. L'arte dell'incisione
gli permise di comporre i suoi raffinatissimi Illuminated
books (Canti dell'innocenza), ma lo fece entrare in contatto
con un mondo artistico che costituisce una delle componenti
fondamentali della sua opera, cioè il Medioevo: come
apprendista dell'incisore Basire, fu infatti compito di
Blake copiare alcune sculture raffiguranti re e regine
nell'abbazia di Westminster e il gotico esercitò sulla sua
arte figurativa, con quella prevalenza della linea, un
influsso decisivo.
Ma tanto inestricabile è la mescolanza
della poesia e della pittura nella produzione di Blake, che
la conoscenza del gotico lo portò inevitabilmente anche a
scoprire e ad apprezzare tutta l'atmosfera di misticismo che
a questa corrente artistica si ricollega. I più recenti
autori della corrente mistico-irrazionalistica furono i suoi
veri maestri spirituali, cioè Boehme e Swedenborg, cui si
affianca, nella sua visione, il pensiero rivoluzionario
imparentato con le rivoluzioni americana e francese di Tom
Paine e di Godwin: ne risulta un poeta visionario, estremo
portavoce del primo romanticismo europeo, con una concezione
dell'artista come profeta, ispirato da messaggi divini.
I
Libri profetici, quindi anche il Matrimonio del cielo e
dell'inferno, sono testi di difficilissima lettura e
comprensione per chi non sia versato in tutte le discipline
che formavano l'eclettica e multiforme cultura di Blake.
Queste complesse opere pur impreziosite dal lavoro di stampa
manuale e incisione di illustrazioni rimasero sconosciute al
grosso pubblico e spesso anche ai dotti durante la vita
dell'autore, costringendolo a un'esistenza di umiliante
miseria.
I decenni che seguirono la morte del poeta videro
la sua opera sempre nello stesso abbandono, in un'epoca che
forse vi avrebbe trovato molte risonanze con la propria
sensibilità, e solo con gli inizi del Novecento incominciò
una metodica lettura e analisi dei Libri profetici. Alcuni
critici hanno attribuito questo interesse degli studiosi
novecenteschi per l'opera di Blake all'influsso del pensiero
psicanalitico, che potrebbe aiutare e penetrare molti
recessi dell'anima di lui, anche se resta poi da valutarne
l'intrinseco valore artistico. Su questo tuttavia i critici
contemporanei non hanno dubbi, trattandosi certamente, nel
caso di Blake, di una delle voci più alte del romanticismo
inglese, nonchè di uno dei maestri delle arti figurative
anglosassoni.
Il mondo di transizione, quindi di contrasti,
in cui Blake si trovava a vivere e operare, e che si
rispecchia nelle due collane poetiche dei Canti
dell'innocenza e dei Canti dell'esperienza, vive in modo
drammatico con il bene e il male sempre presenti nel
Matrimonio del cielo e dell'inferno. L'opera vuole in
qualche modo contrapporsi alla Saggezza degli angeli di Swedenborg ed, esprimendosi in modo oscuro e sibillino,
cerca di esporre la particolare visione morale del poeta,
che consiste in realtà in una totale negazione della legge
morale e di quella religiosa. Vi si affianca un'esaltazione
di Satana come principio dell'energia, che è fonte del Bene,
e un rifiuto della ragione, da cui scaturisce il Male.
Celebrato sopra tutto è l'uomo, le cui azioni non hanno
bisogno di alcuna giustificazione esterna, e che, con un
atteggiamento che prelude a certo positivismo religioso, il
Blake vede tutt'uno col principio divino: "Chi invidia o
calunnia i grandi uomini odia Dio; infatti non vi è altro
Dio".