Omar
Khayyam (khayyàm o Hayyam)
« Non ricordare il giorno trascorso
e non perderti in lacrime sul domani che viene:
su passato e futuro non far fondamento
vivi dell'oggi e non perdere al vento la vita. »
Omar Khayyām (Nīshāpūr, 18 maggio 1048 – 4 dicembre 1131) è
stato un matematico, astronomo, poeta e filosofo persiano.
Il nome completo posto nell'intestazione della sua opera
maggiore è Ghiyāth al-Dīn Abū l-Fath ^Umar ibn Ibrāhīm
al-Nīsābūrī al-Khayyāmī (o al-Khayyām). L'ultima
denominazione significa costruttore di tende, probabile
attività di suo padre Ibrāhīm.
La sua vita fu fortemente influenzata dagli eventi politici
del periodo di instabilità nel quale visse, periodo che vede
la invasione della Siria, della Mesopotamia e della Persia
da parte dei Turchi Selgiuchidi, vari sconvolgimenti sociali
conseguenti, nonché aspri conflitti religiosi. Egli quindi
poté dedicarsi agli studi solo nei periodi nei quali
riusciva a procurarsi la protezione di un potente.
Nonostante le difficoltà del tempo riesce a scrivere vari
libri su aritmetica, algebra e musica prima dei venticinque
anni. Nel 1070 si trasferisce a Samarcanda dove viene
protetto dal giurista Abū Tāhir e riesce a scrivere il
Trattato sulla dimostrazione dei problemi di algebra, il suo
libro più importante.
Nel 1073 viene invitato dallo Shah Jalāl al-Dīn Malikshāh il
Selgiuchidee (Malik-Shah) (1072-1092) ad Ifahān per fondarvi
un osservatorio astronomico. Qui per 18 anni guida gli
astronomi dell'osservatorio nel conseguimento di risultati
di altissima qualità: la compilazione di accurate tavole
astronomiche e la riforma del calendario. Questa opera venne
conclusa nel 1079 ed in tale anno viene fatta cominciare la
cosiddetta èra Jalālī (da Jalāl al-dīn). Il calendario
definito risulta sensibilmente superiore a quello giuliano e
persino più accurato del ben posteriore
calendario gregoriano; la lunghezza prevista per
l'anno viene fornita con una incredibile accuratezza. Nel
1092 muore Malik-Shah e si conclude il precedente periodo di
tranquillità, mentre il suo grande visir Niām al-Mulk viene
ucciso dai seguaci della setta ismailita dei cosiddetti
"Assassini". I fondi per l'osservatorio vengono a mancare e
la riforma del calendario non si realizza con pienezza.
Inoltre il lavoro scientifico di Omar Khayyām viene
attaccato dai musulmani sunniti, in quanto non conforme alle
norme della fede.
Nel 1118 Sanjar, terzogenito di Malik-Shah, si impadronisce
dell'intero Impero Selgiuchide e fonda a Merv un centro di
studi; Omar Khayyām viene invitato in questo centro e qui
potrà ancora concentrarsi sui suoi studi.
A partire da un problema geometrico giunge a porsi il
problema della soluzione dell'equazione cubica . Di questa
equazione trova una soluzione numerica approssimata e
stabilisce che questa equazione può essere risolta mediante
le coniche ma non è risolvibile facendo uso esclusivamente
di riga e compasso, in tal modo anticipando un risultato di
750 anni dopo. Egli inoltre imposta in modo molto generale
la problematica della trasformazione dei problemi geometrici
in problemi algebrici e della soluzione delle equazioni
cubiche. Egli si rende conto che le equazioni cubiche
possono avere soluzioni multiple, precedendo i lavori degli
algebristi rinascimentali italiani. Egli si occupa anche del
triangolo di Blaise Pascal e dei coefficienti binomiali,
seguendo in questo al-Karaji. Affronta anche le difficoltà
poste dal V postulato di Euclide e dimostra,
inconsapevolmente, alcune proprietà delle geometrie
non-euclidee. Studia poi i problemi dei rapporti giungendo a
dimostrare l'equivalenza tra uguaglianza dei rapporti
secondo Eudosso ed Euclide e quella dovuta ad al-Mahani,
basata sulle frazioni continue.
Al di fuori degli ambienti matematici Omar Khayyām è noto
per la sua attività poetica, benche appaia certo che egli
non fu un poeta professionista: probabilmente componeva nei
ritagli di tempo e per un pubblico ristretto di amici e
intenditori. Sotto questo aspetto egli è noto per le
bellissime Quartine (Rubayyāt), nelle quali spesso si
riversa lo spirito critico e corrosivamente ironico dello
scienziato "insoddisfatto" del piano della creazione. In
effetti, se è vero che le Quartine sono dedicate soprattutto
al motivo del vino e all'esaltazione del "vizio" bacchico,
contengono pure altri temi, assai più profondi, come ad
esempio: una meditazione originale sulla morte e sui limiti
della ragione umana "impotente" di fronte al mistero
dell'esistenza; un (spesso) rancoroso rimprovero a Dio, il
cui progetto creativo è accusato di irrazionalità e
incoerenza; un feroce attacco al bigottismo e all'ipocrisia
dei religiosi. Circa 100 quartine furono tradotte in inglese
da Edward Fitzgerald nel 1859, che ne diede una
interpretazione in chiave edonistica e epicurea ottenendo -
malgrado la loro scarsa fedeltà al testo originario - una
vasta popolarità che fini per oscurare la pur profonda
attività scientifica di Khayyam. Una seconda traduzione di
poco posteriore, in francese, dovuta al Nicholas e
contenente oltre 400 quartine, metteva in luce invece una
forte vena mistico-religiosa. Questo genere di composizioni
è sempre stato assai diffuso nella letteratura persiana,
dagli inizi a oggigiorno. L'estensione del "corpus
khayyamiano" è tuttavia materia di discussioni e
controversie non ancora risolte: i non pochi manoscritti
contengono dalle poche decine fino a un migliaio di
quartine. Secondo alcuni studiosi europei in realtà non più
di 30 quartine sono a lui attribuibili con sicurezza,
qualcuno ha addirittura ipotizzato che Khayyam altro non
sarebbe che un nome o "etichetta di prestigio" apposta a
raccolte di versi di vasta circolazione e di varia origine;
secondo altri le quartine autentiche sarebbero invece
diverse centinaia. Varie sono pure le opinioni sulla lettura
della sua opera: secondo alcuni i temi sono quelli
apparenti, cioè quelli di uno scetticismo radicale, legato
anche alla considerazione della caducità delle cose umane, e
il tema del "carpe diem"; secondo altri i temi apparenti
nascondono contenuti mistici e le immagini erotiche e
soprattutto bacchiche sarebbero da interpretarsi
allegoricamente.