POESIA - FEDERICO GARCIA LORCA

    

Poesie


La produzione in versi di Garca Lorca è alquanto vasta e le sue raccolte testimoniano il progressivo affinamento della sua arte che trova in Romanzero gitano e nel Pianto per Ignazio la più felice espressione. Appare, nel 1921, un Libro de poemas, liriche giovanili scritte fra il 1918 e il 1920, che danno l'esatta immagine dei giorni della sua adolescenza e gioventù. Ricche di contenuto, dolci e musicali, interpretano vivacemente temi popolari, mentre l'amore è presente con toni e sfumature assai vari; pur disuguali per valore, queste liriche sono fondamentali per la comprensione del futuro mondo poetico di Garcìa Lorca. Le Canciones invece rivelano un notevole progresso tecnico: le tinte sono squisite, la musicalità finissima, la forza evocatrice del verso notevole: immagini perfette, sensazioni lievi, note di colore delicate: teneri i sentimenti, sebbene nei grandi temi che il poeta perfezionerà nel Romanzero gitano siano presenti l'amore, la vita, la morte. Giustamente famosa e nostalgica è la Canciòn de jinete: "Cordova. Lontana e sola. Cavallo nero, luna grande e olive nella mia bisaccia. Benchè le strade io sappia, mai non giungerò a Cordova. Per il piano, con il vento, cavallo nero, luna rossa. La morte mi sta guardando dalle torri di Cordova. Ahimè, che strada lunga! Ahi, il mio bravo cavallo! Ahi, che la morte mi aspetta prima di giungere a Cordova! Cordova. Lontana e sola". Il Poema del cante jondo (1931), scritto dopo il 1921, si compone di varie parti e ha forma poetica antica e autentica che si rifà al folklore d'Andalusia. Nelle varie liriche della raccolta Lorca trasferisce i soliti temi: amore, morte, passione sconvolgente, sfrenata allegria; oppure coglie un attimo (El grito) o un'impressione (El silencio) o una scena breve come un lampo (Procesion) o, ancora, la visione di un luogo (Pueblo) : "Sul monte pelato, un calvario. Acqua chiara e ulivi centenari. Per le stradicciuole uomini intabarrati, sulle torri banderuole che girano, che girano eternamente. Oh, villaggio perduto nell'Andalusia del pianto!" Appare nel 1935il famosissimo Llanto por Ignacio Sànches Mejias, scritto poco dopo la tragica morte del grande torero e letterato, amico del poeta, avvenuta l'anno precedente: l'elegia riscosse allora i consensi unanimi del pubblico e della critica per la sua potente drammaticità, per l'intensità plastica e pittorica delle immagini, nonchè per la straordinaria, commovente, verità umana. E' divisa in quattro parti: La cogida y la muerte (La cornata e la morte) che drammaticamente rievoca il momento fatale a Ignazio, e l'ossessiva ripetizione del verso " a las cinco de la tarde" (alle cinque della sera) scandisce angosciosamente l'ora in cui essa avvenne; La sangre derramada (Il sangue sparso) , con il senso d'orrore che il poeta prova nel vedere il sangue dell'amico e l'incapacità ad accettare lo scempio del suo corpo: tutta la natura sembra inorridire con lui per la morte di Ignazio. Cuerpo presente (Corpo presente) è una lunga meditazione sulla morte, che si conclude con le dolcissime parole: "Va', Ignazio, dormi, vola, riposa: dorme anche il mare!" E nella contemplazione della morte di Alma ausente (Anima assente) c'è la triste constatazione che tutto finisce sulla terra e tutto ciò che è stato è annullato: ma il canto del poeta si innalza ("Pero yo te canto") a esaltare quei dolori umani - bellezza, grazia, nobiltà, intelligenza, forza, coraggio - che in Ignazio hanno avuto tanto splendore; certo che ci vorrà ancora molto tempo prima che nasca "un andaluso così puro, così ricco di avventura". La raccolta Poeta en Nueva York, pubblicata postuma nel 1940, è divisa in dieci parti ed esprime in forma surrealista il disprezzo per la civiltà nordamericana e la condanna di un mondo in cui i valori umani hanno perso il loro giusto significato, mentre l'uomo, ridotto a macchina, è privo di spiritualità. Nell' Ode a Salvador Dal il poeta celebra l'uomo, il pittore e la sua opera, nonchè l'amico sincero. Veramente creatura straordinaria appare nelle sue poesie Garcìa Lorca, con quanto di primordiale può avere l'uomo a contatto con la creazione: è soprattutto sorgente, "trasparenza originaria alle radici dell'universo" (Guillèn) ; la sua poesia è all'insegna di questa immagine, poesia che nasce con l'uomo stesso al di là di ogni manierismo letterario o speculazione che intacchino l'autenticità della sua ispirazione:" Yo tengo el fuego en mis manos" (ho il fuoco nelle mani) affermava lo stesso Lorca per definire l'origine della sua poesia.



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