NOTIZIE SULL’AUTORE
Come per la maggior parte degli scrittori del Medioevo, poco
si conosce della vita di Chrètien de Troyes, il maggior
poeta medievale prima di Dante. Gli elementi certi della sua
vita sono dedotti dalle sue opere; il resto non sono che
congetture costruite intorno a pochi dati sicuri.
Sappiamo che egli è nato nella Champagne, probabilmente a
Troyes, verso il 1135. A giudicare dalla sua formazione
culturale, da un passaggio del suo libro Lancelot e
attraverso le sue nozioni geografiche pare che egli fosse un
chierico, araldo d’armi e che avrebbe soggiornato in
Inghilterra. Forse conobbe “il gran mondo” alla corte di
Champagne e nella città di Troyes, dove due importanti fiere
richiamavano mercanti e novellatori da ogni parte del mondo
cristiano.
Chrètien de Troyes fu attivo alle corti di Champagne e di
Fiandra tra il 1160 e 1190. Tra le sue mani il romanzo
arturiano divenne una forma superiore di narrativa cortese,
nella quale il poeta fuse i propri concetti etici con
l’imitazione dei poeti latini, l’eredità delle chansons de
geste e dei romanzi con una ricca raccolta di miti e di
motivi che affondano le proprie radici nella cultura celtica
della Bretagna insulare e continentale.
RIASSUNTO
“I Romanzi Cortesi”, scritto da Chrètien de Troyes, è una
raccolta di cinque libri, in ognuno dei quali l’autore
racconta la storia di cinque eroi medievali: Perceval, Ivano,
Lancillotto, Cligès e Erec e Enide.
PERCEVAL (PARSIFAL)
Il romanzo, composto di 10.600 ottonari, è noto anche con il
titolo di Perceval le Gallois ou le Conte du Graal (Parsifal
il Gallese o Il racconto del Graal), dedicato a Filippo
d'Alsazia, conte di Fiandra. L'opera, rimasta incompiuta
probabilmente a causa della morte dell'autore, fu continuata
e portata a un totale di 60.000 versi da altri poeti (un
anonimo Wachier de Denain, Gerbert de Montreùil e
Manessier). La materia del Perceval, l'ultima e la più
celebre delle opere di Chrètien de Troyes, trovò inoltre
numerosissimi imitatori e continuatori che la trattarono sia
in poesia (da ricordare Robert de Boron, autore intorno al
1190 di un Joseph d'Arimathie ou Histoire du Graal) sia in
prosa (come la raccolta più antica del Piccolo Santo Graal e
quella ben più vasta del Grande Sacro Graal, nota anche
sotto il nome di Lancelot-Graal, risalente al 1225 circa e
comprendente cinque parti: La storia del Santo Graal, La
storia di Merlino, Il libro di Lancelot du Lac, La ricerca
del Graal e La morte di Artù) . Tutto questo materiale
costituisce il cosiddetto "ciclo del Graal" che, iniziato
appunto con il Perceval di Chrètien, trova ampia diffusione
alla fine del XII e in tutto il XIII secolo. L'opera di
Chrètien narra le avventure del giovane Perceval che la
madre ha allevato in una foresta, ignaro della vita e del
mondo, affinchè resti lontano dai pericoli della vita
cavalleresca. Ma un giorno Perceval incontra alcuni
cavalieri e, vinto dal desiderio di imitarli, decide di
andarsene alla ventura. La madre ne morrà dal dolore.
Perceval, nel suo errare, giunge a un castello meraviglioso
dove vive il Re Pescatore: qui assiste a una strana
processione in cui viene recata una lancia da cui cola del
sangue e un Graal, un vaso così splendente "che le candele
persero la loro chiarità come le stelle quando il sole si
leva o la luna ... Era di oro fino purissimo; pietre
preziose erano incastonate nel gradale, di molte varietà,
delle più splendide e delle più rare che in mare o in terra
si trovino: superavano tutte le altre gemme, senza alcun
dubbio, quelle del gradale". Egli non osa chiedere
spiegazione e il giorno dopo, al suo risveglio, tutto è
sparito. Saprà in seguito che, se avesse posto qualche
domanda, avrebbe conosciuto la felicità. Perceval continuerà
il suo errare di avventura in avventura alla ricerca del
Graal. Nelle altre opere del "ciclo del Graal" alla leggenda
di Perceval si aggiungono e si intrecciano le vicende di
altri eroi della Tavola Rotonda: Lancillotto, Merlino,
Galvano, Bohort, ma tutti i loro sforzi per ritrovare il
sacro vaso in cui Giuseppe d'Arimatea raccolse il sangue di
Cristo sono vani perchè essi vivono nel peccato. Solo
Galaad, figlio di Lancillotto, l'eroe puro, ritroverà il
Graal e ne potrà comprendere il mistero. Galaad morirà e
svanirà anche tutto il mondo incantato di re Artù. Ispirato
ad alcune leggende celtiche, il Perceval di Chrètien - ricco
di valore poetico, di fantasia, di senso del fiabesco e del
meraviglioso, scritto in stile prevalentemente agile e vivo
- esprime non solo l'ideale del cavaliere semplice e puro di
cuore ma, col suo giungere dall'infanzia alla maturità
"attraverso amori, errori, delusioni e rimpianti ... un
drammatico senso della condizione umana che trascende la
concezione cavalleresca e cortese della vita" (Viscardi).
Solo con gli altri scrittori del "ciclo del Graal" la
leggenda verrà a rivestirsi di un più accentuato simbolismo
mistico e senso religioso, sicchè appunto il Graal sarà
considerato come la sacra reliquia che servì alla
celebrazione dell'Ultima Cena e in cui fu raccolto il sangue
di Cristo, divenendo simbolo di santità e di purezza.
IVANO O IL CAVALIERE
DEL LEONE
Forse il romanzo migliore di Chrètien de Troyes: nella
foresta di Brocèliande, dove si trova una fontana magica,
Ivano affronta e ferisce a morte un cavaliere. Giunge poi al
castello dove vive la vedova del cavaliere ucciso e se ne
innamora. Grazie anche all'aiuto di un'ancella che gli dona
un anello che rende invisibili, riuscirà a sposare la bella
Laudine. Non resiste però alla tentazione di riprendere la
vita cavalleresca: la sposa gli concede un anno di tempo, ma
Ivano lascia trascorrere il termine convenuto. Quando
finalmente ritorna, Laudine si rifiuta di accoglierlo.
Ivano, accompagnato da un leone che ha salvato dalle spire
di un serpente, compirà nuove imprese per riconquistare
l'amore di Laudine e ottenere infine il suo perdono. Nell'
Ivano, il cavaliere errante che si trova di fronte al
problema di "come conciliare la suprema esigenza
cavalleresca dell' avanture (avventura) con l'esigenza umana
di abbandonarsi al dolcissimo amore della donna adorata ...
Personaggi e vicende ... sono collocati in un mondo remoto
di sogno e d'incanto" (Viscardi), in cui perfettamente si
accordano elementi realistici e fantastici. .
LANCILLOTTO
Lancillotto fui scritto contemporaneamente a Ivano e rimase
incompiuto: Chrètien lasciò al chierico Godefroi de Legni il
compito di terminarlo. La storia è nota: Lancillotto ama,
riamato, Ginevra, moglie di re Artù; per lei arriva a
coprirsi d’infamia salendo volutamente sulla carretta
destinata ai malfattori. Il suo valore tuttavia resta
integro, tale è la sua capacità d’amare. Guerriero perfetto
e perfetto amante, Lancillotto incarna la figura ideale del
cavaliere, ed è più rappresentativo del suo celebre
successore Perceval.
Il poeta immerge la narrazione in un’atmosfera irreale dove
gli episodi si snodano senza precisi contorni.
CLIGÈS
In Cligès elementi della materia bretone si fondono con la
più antica tradizione classica e greco-bizantina, dando vita
a un’insolita narrazione ricca di avventure e di colpi di
scena. L’azione si sposta più volte dalla Grecia alle due
Bretagne e lo sfarzo orientale s’impone sull’austerità della
corte arturiana. Cligès, a differenza degli altri cavalieri,
non esita ad abbandonare le imprese cavalleresche alla corte
di re Artù per raggiungere in Oriente l’amore di Fenice.
Prode cavaliere, egli si fa timido davanti all’amata e si
dichiarerà a lei non apertamente. Cligès rappresenta
l’esaltazione dell’amore coniugale, poiché nell’armonia
della coppia, dove passione e dovere si conciliano, egli
scopre l’unica via per realizzare l’autentico ideale
cavalleresco.
EREC E ENIDE
Primo dei romanzi di Chrètien di materia arturiana, Erec e
Enide presenta un’unità nello sviluppo narrativo, una
crescita dei protagonisti e del loro rapporto di una
maturità stupefacente. Di un «racconto di avventura», cioè
di una serie di incidenti non collegati, Chrètien ha fatto
un insieme coerente e organizzato, un’«azione» che i
personaggi dirigono e creano evolvendosi a ogni passaggio.
Il racconto descrive la crescita del rapporto di Erec,
cavaliere di nobile famiglia, con la sposa Enide; il
superamento della grave crisi causata dalla difficoltà di
conciliare l’attrazione per la sposa con i doveri di
cavaliere, fino alla riconciliazione finale, coronata
dall’insediamento di Erec sul trono che era stato del padre.