POESIA - SYLVIA PLATH

    

Lady Lazarus


Antologia della poetessa statunitense Sylvia Plath (1932-1963), pubblicata nel 1973 e comprendente una serie di versi tratti dalle principali raccolte di poesie dell'autrice.

L'antologia, certamente rappresentativa del meglio del suo corpus poetico, permette di cogliere quanto la Plath sia riuscita a trasporre nella propria opera, lucidamente, "senza cedere alla deformazione apocalittica nè alla demagogia della compassione, la mappa di un'alienazione al tempo stesso dell'individuo e della sua cultura" (C. Gorlier). La straordinaria capacità di oggettivare la propria esperienza personale e contemporaneamente di soggettivare il dato esterno (si è parlato a questo proposito di "liricità impersonale") è ciò che consente all'autrice di dar voce all'io collettivo: le vicende della sua vita, le frustrazioni, le violenze e i soprusi subiti in quanto donna, nel momento in cui vengono consapevolmente trasformati in poesia, acquistano forza mito-poietica. Tra le poesie più significative dell'antologia, due - Specchio apparsa in Attraversando l'acqua, raccolta pubblicata nel 1971, e Lady Lazarus, apparsa in Ariel, opera pubblicata anch'essa postuma nel 1965 - permettono non solo di esemplificare per contrasto tale caratteristica, ma anche di mettere in luce uno degli aspetti pi specifici dell'intera produzione di Sylvia Plath. In entrambe le poesie infatti risulta evidente sia l'intenzionale abolizione di tutti quei parametri per giudicare la realtà tradizionalmente ritenuti validi, che quindi vengono resi inadeguati e assurdi, sia la molteplicità di tecniche utilizzate per ottenere un simile risultato. Così in Specchio, dove l'oggetto diviene il soggetto poetico, il ribaltamento della prospettiva consueta, oltre a sottolineare l'arbitrarietà del fissare ottiche privilegiate, impone necessariamente l'adozione di un nuovo punto di vista in cui l'individualità, prima di dissolversi, si trasferisce all'immagine. D'altra parte in Lady Lazarus, dove l'intimo e personale tormento dell'io è costantemente esaltato, le categorie esterne risultano apertamente inadeguate a esprimerlo: la narrazione continuamente interrotta, l'interlocutore che, incapace di comprendere, si fa sempre più feroce e impersonale, l'impossibilità del protagonista di definire la propria identità sono tutti elementi che confermano l'inefficacia dell'esposizione obiettiva. Quest'ultima poesia inoltre, che tra l'altro esplicita come più chiaramente non si potrebbe il collegamento tra "tragedia privata" e "tragedia collettiva" (in una delle sue trasformazioni l'io parlante si identifica con le vittime ebree dei nazisti), ripropone con particolare evidenza il tema della morte, nucleo fondamentale dell'ispirazione dell'autrice. Di esso la Plath spesso si serviva per sfidare e trascendere i limiti e le costrizioni che un mondo autoritario nella sua pacata compostezza incessantemente le imponeva.



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