GRANDI AUTORI DELLA LETTERATURA MONDIALE

    

Jean-Arthur Rimbaud (Charleville 1854 - Marsiglia 1891)


Le illuminazioni

Le poesie (in forma di prosa) di questo volume sono 42: esse vennero raccolte da Verlaine e pubblicate nel 1896. Uscirono poi nell'edizione delle Opere del 1897. Non si è certi che il titolo sia di Rimbaud, giacchè il manoscritto non porta alcun titolo. Verlaine però afferma che tale fu il titolo che voleva dare a queste poesie l'autore: un titolo che andrebbe tradotto, alla lettera, Miniature (si tratta di brevi e brevissime poesie); ma Rimbaud volle probabilmente giocare sull'equivoco del termine francese, che indica anche visione, intuizione, cioè illuminazione. Si tratta delle poesie tra le più belle di Rimbaud: scritte in un linguaggio veramente nuovo, ardito, senza rima, con un lessico straordinariamente ricco, con ritmi spesso "infantili", con visioni a volte allucinanti. Rimbaud "vede" nel proprio cuore, nel cuore della natura, a mo' di poetaveggente. Descrive l'indescrivibile. Trasforma in poesia la vertigine. Il suo sogno era quello di ritornare alla purezza primitiva, a prima del peccato originale: sogno folle, e destinato al fallimento, come era destinata al fallimento anche l'illusione di scrutare veramente nel cuore della natura. Il mondo colto nelle Illuminazioni è composto di oggetti, di cose, evocati in una loro assolutezza, in una luce velata che sembra quella di chi vede il mondo sotto l'azione della droga. Non esiste racconto: ma un presente in cui ritmi, spazi, linee, sostituiscono il tempo. Ogni parola-oggetto è il cuore di un'associazione, in cui, secondo linee astratte musicali, si creano mondi luminosi in cui si sente l'odore del cuore della natura, dei fiori, delle lepri, delle acque e delle terre. La parola non comunica, non "dice", si è liberata dalle sue funzioni servili, ha ritrovato la sua realtà magica: ogni parola è un incantesimo. Anzi la parola è la cosa: Rimbaud realizza l'ideale del panismo o panenteismo, l'io e l'anima universale si incontrano. In questo senso, come giustamente è stato osservato, Rimbaud ha "bruciato" la lirica, distruggendo ogni descrittivismo: ogni lirica descrittiva, difatti, dopo Rimbaud, può sembrare insopportabile. Nelle Illuminazioni vengono fuori le vicende personali del poeta, i suoi miti e le sue delusioni, le sue allucinazioni. I paesaggi filtrati, scomposti, deformati e "ricreati" nelle prose poetiche delle Illuminazioni sono diversi: vanno da un "mondo dopo il diluvio" della prima Illuminazione ("Non appena l'idea del diluvio si fu calmata, / una lepre si fermò fra i trifogli e le campanule che si muovevano e disse la sua preghiera all'arcobaleno attraverso la tela del ragno. / Oh, le pietre preziose che si nascondevano, i fiori che già guardavano ..."), al paesaggio dell'infanzia, che la droga permette al poeta di rivedere ("Fiori magici ronzavano. I pendii lo cullavano. Circolavano bestie di una favolosa eleganza. Sull'alto mare, fatto di un'eternità di lacrime calde si addensavano le nubi"; "c'è una cattedrale che scende, e un lago che sale"; "guardo a lungo il malinconico bucato d'oro del tramonto"), a una Londra stravolta (Metropolitana), alla figura evocata in un antico cammeo (Antique: il giovane figlio di Pan, nel cui "ventre dorme il duplice sesso"), a un'India fantastica nella quale il poeta moltiplica le proprie personalità (Vite). E abbiamo certi paesaggi rapidi, incantati, forse del sud, una Francia mediterranea favolosa: "Un bel mattino, presso un popolo mitissimo, un uomo e una donna splendidi gridavano sulla pubblica piazza: "Amici, voglio che lei sia una regina". Ella rideva e tremava ... E furono re e regina per tutta una mattinata ...". Questa poesia potrebbe adombrare la passione di Rimbaud e Verlaine, ma anche la storia del poeta e della sua anima. Più semplicemente la poesia è un'esaltazione della gioia assoluta che può nascere un giorno di primavera, quando due giovani si amano e vedono riflessa nelle tende color mattone dei negozi la loro stessa gioia. Nella Mattinata d'ebbrezza la realtà, come dice lo stesso poeta, e quella che si "prova" sotto l'effetto della droga. Ma diverse "illuminazioni" sono dedicate alla "città moderna", proletaria, industriale, sordida, opprimente, al suo "orrore", alla sua angosciosa realtà: dalla quale il poeta vuole liberarsi ricercando, appunto, l'erba primigenia, dopo il diluvio. Che cos'è questo diluvio? Forse il sogno della Comune di Parigi, la rigenerazione apocalittica dell'umanità? Di certo il modello di questa "città moderna", disumana, è Londra.



ARTHUR RIMBAUD


Catalogo Opere

HOME PAGE

Libri antichi

Nuove uscite

LETTERATURA I CLASSICI

2008 - Parodos Libri