Raccolta del poeta irlandese
William Butler Yeats (1865-1938), pubblicata nel 1899.
Nella poesia di Yeats hanno notevole peso la sua origine
irlandese e l'appartenenza degli avi alla chiesa irlandese;
l'inquietudine del padre, che fu pittore senza successo, ma
di notevole personalità, provocò nel giovane Yeats una
reazione che divenne necessariamente controrivoluzionaria.
Nonostante la sua poesia venga da buona parte della critica,
almeno per la parte precedente il 1914, definita di tipo
romantico, anche questa rappresenta la storia della poesia
inglese e delle sue diversificazioni verso
l'antiromanticismo, che a cominciare da Ezra Pound fu il
punto di partenza per i poeti inglesi. Tuttavia anche nelle
poesie raccolte sotto questo titolo, Yeats non si distacca
molto dall'immagine di un'Irlanda popolata di eroi, divinità,
spiriti delle antiche leggende, eppure il legame con poeti
come Lionel Johnson, Ernest Dowson, John Davidson,
nettamente decadenti, va allentandosi, mentre si fa sentire
l'influsso del simbolismo, mediato da una lettura di
Mallarmè in una traduzione inglese; comunque al di là della
ricerca del "permanente" (che può essere identificato per
Yeats nell'anima e nelle sue passioni), della psicologia
popolare del suo Paese, del materiale occulto che gli è
familiare e che lo spinge alla creazione di un alter ego, di
un antiself, per identificare la realtà di una patria, e non
soltanto in senso proprio, unitaria, non diremmo che questa
raccolta annoveri poesie propriamente "nuove". La canzone di
Aengus l'errante comincia con piglio discorsivo: "Andai in
un bosco di noccioli / perchè un fuoco mi bruciava nella
testa", e continua con accenti di verità nella sua favola
antica: "E qualcuno mi chiamò per nome: la trota. / S'era
fatta una splendida fanciulla / con fiori di melo fra i
capelli, / che mi chiamò per nome e corse via / e scomparve
per l'aria scintillante. / Sebbene errando mi sia fatto
vecchio, / errando per valli e colline, / scoprirò dove mai
se n'è fuggita". In Egli invita l'amata a star serena il
discorso si fa quasi epico nell'andamento del verso,
assecondando il senso del mistero di cui spesso la poesia di
Yeats rivela il respiro, e nonostante la poesia sia di
amore, l'immanenza della fine si sviluppa con tanta
veridicità da farla considerare una poesia epico-drammatica:
"Odo i Cavalli d'Ombra con lunghe criniere fluttuanti, / gli
zoccoli gravidi di tumulto, gli occhi brillanti e bianchi. /
Il Nord sopra di loro spiega la notte che s'insinua e
stringe"; e ancora incalza con ritmo omerico: "I Cavalli del
Disastro si tuffano nella pesante argilla: amore / ... E
anneghi l'ora solitaria dell'amore nel crepuscolo fondo del
riposo". Come Aengus è il dio dell'amore della mitologia
gaelica, così il "Proprio Cuore" è una sorta di personaggio,
qualcosa di razionalizzato in senso antiromantico,
nonostante gli accenti che a lui sono rivolti: "Cuore
tremante, resta in pace, in pace, / ricorda la saggezza
degli antichi giorni / ... Colui che trema dinanzi a fiamma
e flutto / ... che la fiamma e il flutto / lo possano
sommergere e nascondere, poichè egli è straniero", dove
riemerge la tensione yeatsiana verso una patria ideale di
coraggio e maestà.
WILLIAM BUTLER YEATS