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Giuseppe Pontiggia: Nati due volte
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Giuseppe Pontiggia
Giuseppe Pontiggia
nasce a Como nel 1934; dopo la morte del padre si trasferisce a Santa
Margherita Ligure poi a Varese e infine a Milano, dove abita dal 1948.
Ultimato il liceo si impiega per necessità economica in una banca ed è da
questa esperienza lavorativa che nasce il suo primo romanzo La morte in
banca del 1953. Prende parte, fin dalla fondazione, alla redazione del Verri
e nel 1959 si laurea all'Università Cattolica di Milano.
A metà degli anni '60 Pontiggia inizia a collaborare con le case editrici
Adelphi e Mondadori, pubblica svariati libri e svolge attività saggistica e
critica, occupandosi sia di autori classici che di autori contemporanei. Nel
1978 vince il premio Selezione Campiello con Il giocatore invisibile, nel
1989 il Premio Strega con La grande sera, nel 1993 il premio Super Flaiano
con Vite di uomini illustri e nel 2001 il Campiello con Nati due volte.
Intellettuale eclettico Pontiggia è scrittore, bibliofilo, saggista,
raffinato editor, attento opinionista. Dall'esperienza del Diario minimo,
che teneva sull'inserto culturale del Sole 24 Ore ha preso spunto il suo piú
recente libro Prima Persona, Mondadori, 2002. Lo scrittore muore a Milano il
27 giugno 2003.
Nati due volte
Amaro e drammatico, ma anche grottesco e comico, ironico e appassionato,
Nati due volte racconta il rapporto di un padre con il figlio disabile.
Mentre il padre, dalla nascita fino all'adolescenza, guida il figlio
attraverso gli scogli della vita, apprende dal giovane un'arte costruita
giorno dopo giorno per sopravvivere alla minorazione: l'arte di vivere non
per essere "normali", ma solo se stessi.
Attorno ai due protagonisti si muove una piccola folla di personaggi che
incarnano le diverse reazioni di fronte all'handicap: l'impreparazione e il
cinismo, l'imbarazzo e la stupidità, ma anche l'amore sconfinato e la
solidarietà altruistica. Perché i bambini disabili "nascono due volte: la
prima li vede impreparati al mondo, la seconda è affidata all'amore e
all'intelligenza degli altri".
Rinunciando a ogni tentazione patetica o autoconsolatoria, Giuseppe
Pontiggia ci regala un romanzo innovativo, ricco di vitalità e di emozioni,
capace di affrontare con radicale lucidità un tema che riguarda la
condizione dell'uomo.
L'incipit
La scala mobile sale al terzo piano tra le scale che discendono, gradini che
spariscono in alto tra le luci, pavimenti che si allontanano ai due lati, la
folla che circola lentamente nel brusio.
"Ti piace?" gli chiedo in un orecchio, alle spalle.
"Si" risponde senza voltarsi.
Aggrappato con la sinistra al corrimano di gomma, si lascia cadere indietro,
sentendo che ho le braccia aperte.
Sto curvo in avanti per sorreggerlo. Quando arriviamo in cima e i gradini di
ferro scompaiono nella feritoia, si arrovescia con le spalle.
"Non avere paura!" gli dico, sollevandolo a fatica perche' non inciampi.
Si posa, con le gambe rigide, i piedi tesi, sulla moquette oltre la piastra
metallica. Riesce a non cadere. Cammina. Mi guardo intorno, asciugandomi la
fronte con il palmo della destra. Una signora ci guarda accigliata vicino a
un ombrellone giallo, piantato in un rettangolo di sabbia che simula una
spiaggia. Anch'io la guardo, sono stanco delle persone che ci guardano. Ma
ecco che lancia un grido, portandosi la mano alla bocca, mentre si sente un
tonfo pesante.
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