Elegie del poeta latino Sesto Properzio
(c. 47-16 a.C.)
Properzio Sesto
Si tratta di una raccolta di elegie in quattro libri (qualche filologo ha diviso
il II in due libri, arrivando così a cinque), di cui il I fu pubblicato verso il
28, il II verso il 26-25, il III verso il 22-20, il IV verso il 16-15. Ogni
libro è aperto da una elegia proemiale e programmatica e chiuso (escluso il IV)
da una elegia di particolare significato; il I libro comprende 22 elegie, di cui
10 dirette a Cinzia, la donna amata dal poeta, di giunonica bellezza (di cui
Apuleio ci riferisce il vero nome: Ostia), e 12 indirizzate ad amici vari, ma
con costante riferimento a Cinzia; il II ne comprende 34 tutte per Cinzia; il
III 25 quasi tutte per Cinzia tranne cinque di argomento vario; il IV 11 elegie,
di cui cinque dette "elegie romane". Il I libro è il più vibrante della passione
amorosa del poeta per Cinzia (il libro prende anche il titolo di Cynthia): "
Cinzia la prima fu che coi suoi belli / occhi mi avvinse, quando non ancora / mi
avea toccato passion d'amore. / E da quel giorno Amor mi fe' abbassare / gli
occhi già usati a baldanzosi sdegni / e sotto i piedi il collo mio si mise"
(trad. di Vitali). E' la donna che lo fa soffrire con le sue ripulse pur avendo
tanti pregi, come la facoltà poetica e la grazia dell'eloquio. C'è una punta di
gelosia per il poeta Cornelio Gallo, che ha intenzione di conquistare Cinzia: "O
Gallo, non voler provar tu pure quel che può la mia Cinzia; se chiamata, ella
verrà da te, non verrà, credimi, senza arrecarti un infinito strazio" (trad. di
E. Barelli). Così rinuncia a fare un viaggio con l'amico Tullo nell'Egeo (elegia
6); rinuncia a essere un poeta epico perchè sempre travagliato dalle tempeste
amorose e perchè la sua gloria è l'amore. Properzio si dichiara il poeta
dell'amore, che tutti gli innamorati dovranno ricordare: "Spento, o del nostro
ardore grande poeta, giaci!". Ma Cinzia provoca sempre momenti di gelosia e
Properzio oscilla fra momenti di letizia o di tormento, anche se "Cinzia fu il
primo, Cinzia sarà l'ultimo amore". Nel II libro è più frequente l'erudizione
mitologica, propria della scuola neoterica, a danno della spontaneità poetica:
inutilmente Mecenate lo invita a cantare argomenti più alti; Properzio si sente
solo poeta dell'amore. Il libro si chiude con una elegia, in cui si tesse
l'elogio dell'amore e della poesia amorosa e si rivolge un caro pensiero a
Virgilio, poeta bucolico e georgico; con Virgilio vengono ricordati pure
Varrone, cantore di Leucadia, il lascivo Catullo, cantore di Lesbia, il dotto
Calvo, cantore di Quintilia e Gallo, cantore di Licoride. Con il III libro
Properzio si presenta de puro fonte sacerdos, sacerdote delle Muse, cioè come
colui che intende introdurre la Musa latina fra gli ellenici cori (Callimaco):
l'amore è un po' scemato e l'ardore è attenuato per colpa della infedeltà di
Cinzia; invoca il conforto e l'oblio nel vino e in Bacco: "Tu della folle Venere
ben puoi raffrenare gli orgogli, e mercè tua trovan gli affanni un farmaco nel
vino". Poi andrà ad Atene: ormai Cinzia è morta nel cuore del poeta, e anche la
sua bellezza non è poi così grande come lei stessa crede: "Mentre il candore
della tua faccia era dell'arte il frutto". Il IV libro è quello che contiene
cinque composizioni, dette "elegie romane": la seconda, che tratta del dio
etrusco Vertumno il quale, rappresentato sotto forma di statua trasportata da
Volsinii a Roma, racconta la sua storia ed esprime il desiderio di poter vedere
il Foro romano; la quarta narra la leggenda di Tarpea, la quale innamorata del
sabino Tazio tradisce Roma ed è soverchiata dalle armi nemiche; la sesta celebra
il tempio di Apollo Palatino, protettore dell'imperatore e rievoca la gloria di
Azio; la decima canta l'antico santuario di Giove Feretrio sul Campidoglio;
nella nona si narra la leggenda di Ercole e Caco. Sono tutti momenti delle
antichità nazionali storiche e monumentali di Roma con particolare riferimento
ai motivi mitologici. A differenza degli alessandrini, che manifestano una
curiosità ridotta e interessi folkloristici, Properzio ha l'animo pervaso di
idealità nazionali e patriottiche e del senso dell'eternità di Roma. Nè c'è
frattura fra il Properzio poeta nazionale e il Properzio poeta erotico; perchè è
sempre poeta del mito, inteso come rifugio di conforto e come nobilitazione di
Roma; anzi il mito è il centro vero della rappresentazione. La lingua è varia,
il distico quello della latinità augustea.