Romanzo in
versi del poeta e prosatore russo Aleksandr Sergeevič Puskin
(1799-1837).
Il grande poeta russo compose quest'opera nell'arco di
parecchi anni, dalla fine del 1823, quando si trovava a
Odessa, fino al 1830-1831, quando, a Boldino, scriveva e
rivedeva ancora alcune parti: il primo capitolo venne
pubblicato nel 1825, altri capitoli seguirono. L'opera
appare non compiuta: per esempio, il cosiddetto "decimo
capitolo" contenente le vicende ulteriori e più politiche
del protagonista (in connessione con il moto dei decabristi)
venne distrutto dall'autore, a causa della censura e dei
gravi pericoli connessi. Di esso sono rimasti solo pochi
frammenti. Le varianti ad altri capitoli sono inoltre assai
numerose (per esempio il "viaggio di Onegin", escluso poi
dalle edizioni definitive del romanzo). Definito dal critico
Belinskij un'"enciclopedia della vita russa", Eugenio Onegin
è infatti un'opera estremamente densa, in cui viene creata
la figura di un tipico eroe del tempo, in parte ispirato
alla figura del Don Giovanni di Byron: un eroe, in gran
parte, espressione e proiezione delle vicende spirituali del
suo autore. Il poema passa con incredibile felicità
artistica dal tono narrativo a quello ironico, dal tono
elegiaco a quello lirico, e nella fusione delle più varie
tonalità viene data un'armonica visione della vita russa,
viene realizzato un originale metodo romanticorealista, in
cui, invero, la percezione realista delle cose, spesso
sottolineata da una sottile vena ironica, costituisce il
metodo principe dell'espressione. Nell'opera sono
rappresentate le capitali e la provincia, viene evocata con
precisi particolari la vita delle campagne e tutte le
abitudini di un giovin signore, come appunto Eugenio, che
vive in città, a Pietroburgo; la vicenda delle famiglie
signorili e contadine è pure rappresentata esemplarmente
(per esempio la vicenda della famiglia di Tat'jana e la
storia della famiglia della bambinaia di Tat'jana). Su
questo vastissimo sfondo si svolge il destino degli eroi,
sensibili protagonisti del tempo. La figura morale e
spirituale dell' intellighentzia russa dell'epoca decabrista
è incarnata nel protagonista Eugenio, il quale rappresenta
tutto ciò che Puskin aveva cercato di incarnare anche in
opere precedenti, come Il prigioniero del Caucaso e l'Aleko
degli Zingari, e specialmente l'inquietudine spirituale che
sospinge l'eroe alla continua tormentosa ricerca di una
soluzione di una verità, alla ricerca di ciò che lo possa
liberare dalla morta inerzia del mondo; tema, questo,
squisitamente romantico, ma realizzato non con
l'esagerazione patologica del titanismo byroniano, bensì con
un classico e realistico senso della misura che è, prima di
tutto, misura poetica. Onegin non è, dunque, un eroe
romantico convenzionale, ma un personaggio storicamente
convincente, che affonda le sue radici nella vita del tempo.
Ma vediamo come si svolge la vicenda. Il capitolo primo è
dedicato alla rappresentazione di Eugenio: lo troviamo
mentre sta correndo in una carrozza di posta dallo zio
malato, che lo lascerà erede di tutti i suoi beni. Eugenio è
ricco. L'autore ci narra come è stato educato, le discipline
che ha imparato, gli interessi culturali. Ma l'interesse
prevalente in Eugenio è coltivare l'arte della tenera
passione, quella così bene insegnata da Ovidio, l'arte di
amare. Eugenio ha imparato presto tutti i trucchi necessari
a far cadere nella sua rete imprudenti fanciulle e mogli
infedeli. La vita di Eugenio procede così fra
corteggiamenti, inviti a feste, pranzi nei più famosi
ristoranti di Pietroburgo (è un esperto buongustaio,
apprezza formaggi francesi e il patè di Strasburgo). Ama
anche frequentare il teatro (come il suo autore), sia per
gli spettacoli, sia per far la corte alle attrici e alle
danzatrici. Eppure qualcosa gli rode l'anima: una malattia
le cui cause sono ancora da ricercare, detta spleen in
inglese e chandrà in russo: la "noia" o l'angoscia. Così
ormai tutti i piaceri della sua dolce vita gli sono venuti a
noia. Noiose sono divenute le belle del gran mondo e
infruttuoso è stato il tentativo di chiudersi in casa per
scrivere. Nel tema della "noia di Eugenio" Puskin introduce
una digressione personale (la tecnica delle digressioni,
autobiografiche o d'altro genere, liriche ecc., costituisce
una caratteristica dell'opera): la noia di Eugenio ispira al
poeta il sogno romantico dell'Italia, delle rive
dell'Adriatico, di Venezia, simboli di una felicità lontana
e irraggiungibile, simboli di libertà. Dunque Eugenio corre
dallo zio che, sul letto di morte, vuole dargli l'ultimo
addio: quando arriva, lo trova morto e rimane padrone
assoluto di tutto, fabbriche, terre, acque, case, servi. In
principio la vita di campagna gli sembra interessante, dopo
poco però lo riprende la noia. Tra i vicini di Eugenio (e
questo argomento dà inizio al secondo capitolo) c'è un
giovane possidente che, educato in Germania alla scuola dei
romantici, scrive poesie: è un sognatore, contrariamente
allo scettico Onegin: crede nelle affinità elettive,
nell'anima gemella; crede cioè, nell'onore, negli amici, ama
il bene, Goethe e Schiller. E canta l'amore. Bello e ricco,
Lenskij è assai conteso dai genitori che vogliono dargli in
sposa le loro figlie. Il romantico Lenskij e lo scettico
Eugenio stringono amicizia. Certo, Eugenio ascolta le
infiammate parole di Lenskij con un lieve sorriso, ma non lo
vuole deludere, raffreddandone gli ardori con la sua visione
disincantata del mondo. Lenskij si innamora di una bella
ragazza, figlia di una famiglia di possidenti che abitano
anch'essi nei dintorni, Ol'ga Larina. Olga ha una sorella,
la malinconica Tat'jana, una delle creazioni più pure e più
belle di tutta la letteratura russa. Tat'jana, nobile
fanciulla dall'anima profondamente russa, è una sognatrice,
ama la solitudine, è ben diversa dalle ragazze della sua
età, ben diversa anche dall'esuberante sorella. E' piena di
sincerità, di purezza nei suoi sentimenti. Non conosce
menzogna, ipocrisia e neppure le smancerie sentimentali. Ama
guardare dal balcone il sorgere dell'alba o sognare di
notte. Certo, è stata attratta dalle fantasie dei romanzi
"sentimentali" tradotti dall'inglese. E, purtroppo per lei,
Tat'jana s'innamora di Eugenio. Il sorgere e il manifestarsi
di questo amore costituisce l'oggetto del terzo capitolo,
uno dei più belli del poema. Invitato da Lenskij, Onegin si
reca alla casa dei Larin e suscita naturalmente una grande
impressione in tutti. Quando Tat'jana lo vede, s'innamora
perdutamente di lui. E, superando ogni timore ma obbedendo
alla semplicità e alla forza del suo sentimento, gli scrive
una lettera (un vero capolavoro lirico), in cui gli
manifesta il proprio amore. Eugenio (quarto capitolo) legge
lo scritto di Tat'jana e ne comprende e ammira la sincerità,
la purezza, la bellezza. E' commosso. Purtroppo non può
corrispondere al suo sentimento, nè se la sente di legarsi a
una fanciulla di campagna e conclude tranquillamente i suoi
giorni nella noia della provincia. C'è un colloquio tra
Eugenio e Tat'jana, in cui lui le dice onestamente di averne
apprezzato i sentimenti e la sincerità, ma le dice anche,
con chiarezza, di non condividere l'amore e, comunque, di
non volersi per niente sposare. Tat'jana l'ascolta tra le
lacrime. Nello splendido capitolo quinto si narra il "sogno
di Tat'jana", che presagisce la tragedia che metterà Eugenio
e Lenskij l'uno contro l'altro. Difatti, durante una festa
nella casa dei Larin, Onegin, annoiato e irritato, fa
ballare Ol'ga, che accetta la sua discreta corte che Eugenio
lo fa solo per noia. Lenskij non può sopportare, e spinto
dal furore romantico lascia la festa. Turbato e sconvolto,
Lenskij (capitolo sesto) decide di sfidare a duello l'amico.
Ed Eugenio, preoccupato delle chiacchiere della gente,
accetta la sfida. Così la noia di Eugenio e il raptus
romantico di Lenskij portano i due amici, che pure si
stimavano, al duello. E nel duello muore Lenskij: nè avrebbe
potuto essere altrimenti. Eugenio, sconvolto, lascia la
campagna, lascia anche la capitale. Viaggia: il viaggio di
Eugenio costituisce però, come abbiamo detto, un frammento
non inserito nell'edizione definitiva del romanzo. Intanto
(capitolo settimo) la madre di Tat'jana porta la figlia a
Mosca, per trovarle marito. Ol'ga spensierata ha già
dimenticato il povero Lenskij e ha sposato un baldo
ufficiale. Tat'jana non dimentica: il suo cuore è con
Onegin, ma obbedisce ai suoi e sposa chi le indica la madre,
un generale. Nell'ottavo capitolo troviamo Onegin di
ritorno. Durante una festa, alla quale aveva partecipato,
scorge una giovane e bellissima signora: è Tat'jana, ormai
abituata al gran mondo. E' lui, questa volta, che s'innamora
o s'incapriccia di lei (il "frutto proibito" è assai più
interessante). Così tocca a Eugenio scrivere una lettera
ardente alla giovane signora. La quale, triste e severa, lo
accoglie e gli parla: ama ancora e amerà sempre Eugenio, gli
dice, ma non tradirà mai suo marito. Così si chiude il
poema, con la tristezza di Tat'jana e l'angoscia di Eugenio.
Nei frammenti dei capitoli nono e decimo, non scritti o
perduti (distrutti), l'autore intendeva probabilmente
narrare le ulteriori vicende spirituali di Eugenio che,
nell'impegno politico in nome della libertà, come membro di
un'organizzazione decabrista (di tipo carbonaro) avrebbe
trovato se stesso. E poi la morte. Ma tutto questo è
congettura. L'opera di Pukin ha ispirato il musicista russo
Pjotr Il'ič Čajkovskij, che compose scene liriche in tre
atti, rappresentate la prima volta a Mosca nel 1879. L'opera
dal punto di vista musicale è meno facile e gradevole, nè è
molto originale.
Biografia di
Aleksandr Sergeevic Puskin.