PSEUDO- DIONIGI AREOPAGITA
I libri di Dionigi seguono
la falsariga neoplatonica, adattandola alla meglio alle esigenze cristiane, ma
servendosi ancora della terminologia dei misteri, di cui si compiaceva il
neoplatonismo. Tradotti da Giovanni Eriugena, ebbero nel Medio Evo una
diffusione larghissima e costituirono il fondamento della mistica e
dell'angelologia medievale.
Nei due trattati Sulla gerarchia celeste e Sulla gerarchia ecclesiastica Dionigi
pone Dio al centro delle sfere nelle quali si ordinano tutte le cose create. Più
vicine a lui sono le creature più perfette, mentre nelle sfere periferiche sono
situate le creature meno perfette. La gerarchia celeste è costituita dagli
angeli che si distribuiscono in 9 ordini riuniti in disposizioni ternarie. La
prima è quella dei Troni, dei Cherubini e dei Serafini, la seconda è quella
delle Podestà, delle Dominazioni e delle Virtù; la terza è quella degli Angeli,
degli Arcangeli e dei Principati (De celesti hier., 6 sgg.). Alla gerarchia
celeste corrisponde quella ecclesiastica, disposta anch'essa in tre ordini. Il
primo è costituito dai Misteri: Battesimo, Eucaristia, Ordine sacro. Il secondo
è costituito dagli organi che amministrano i misteri: il Vescovo, il Prete, il
Diacono. Il terzo è costituito da quelli che attraverso questi organi sono
condotti alla grazia divina: Catecumeni, Energumeni e Penitenti. Il termine
della vita gerarchica è la deificazione, la trasfigurazione dell'uomo in Dio.
Esso si raggiunge soltanto attraverso l'ascesa mistica e il suo culmine è il non
sapere mistico, la muta contemplazione dell'Uno.
Dionigi Areopagita