RELIGIONE - LIBRI CONSIGLIATI

    

Giovanni Cassiano - Conferenze dei monaci


GIOVANNI CASSIANO

Iniziatore del semipelagianismo fu GIOVANNI CASSIANO, nato verso il 360 nella Gallia meridionale, morto nel 435, autore di uno scritto sull'organizzazione e le regole dei monasteri e di un'opera intitolata Collationes che è il resoconto di colloqui tenuti da lui e dal suo amico Germano con eremiti egiziani. Appunto in quest'opera, Cassiano sostiene la tesi che Dio illumina e rafforza la buona volontà che nasce nell'uomo, ma che questa volontà ha origine soltanto dallo sforzo umano. Se il buon volere non basta all'uomo, quando non è sorretto dalla grazia divina, questa grazia tuttavia non è data se non a colui che ha buona volontà. La tesi di Cassiano si diffuse largamente nei monasteri del mezzogiorno della Gallia.

LA VITA

Come possibili suoi luoghi di nascita si indicano anche la Russia, la Siria, la Provenza. Di sicuro egli viene da una famiglia importante, fa buoni studi, e verso i vent’anni lo troviamo a Gerusalemme, semplice monaco: non vuole gradi né titoli. Più tardi, con un confratello di nome Germano, trascorre un periodo di vita eremitica nel deserto egiziano, e verso i 40 anni è a Costantinopoli, capitale dell’Impero romano d’Oriente, governato dal giovane sovrano Arcadio (e suo fratello Onorio regna sull’Occidente da Ravenna).
Qui Cassiano diviene prezioso collaboratore e amico del patriarca Giovanni, che per la smagliante eloquenza è soprannominato Crisostomo (“Bocca d’oro”), e che lo ordina pure diacono, forzando la sua volontà. Pare dunque che Costantinopoli sia per Giovanni Cassiano un promettente campo di lavoro; ma tutto cambia quando in un conflitto tra il patriarca e alcuni vescovi s’intromette anche l’imperatrice Eudosia: nell’agosto del 403 Giovanni Crisostomo viene deposto ed esiliato, anche perché non ha risparmiato critiche molto dure alla sovrana. Gli amici del patriarca mandano allora Cassiano a Roma, per chiedere al papa Innocenzo I un intervento in favore dell’esule. Ma sarà tutto inutile: richiamato brevemente a Costantinopoli, il Crisostomo si troverà poi nuovamente espulso, e morirà in esilio.
A Roma, Giovanni Cassiano si ferma per alcuni anni, e nel 410 sarà testimone del saccheggio dell’Urbe a opera dei Goti di Alarico. Nel 415 lo troviamo invece in Gallia, a Marsiglia, dove risulta essere anche sacerdote (ma si ignora quando abbia ricevuto l’ordinazione). Qui egli ritorna pienamente monaco, e fondatore di un monastero che sarà lungamente famoso: quello di San Vittore a Marsiglia.
E qui porta a termine le Istituzioni e le Conferenze, due opere fondamentali per il monachesimo occidentale prima di Benedetto da Norcia, che privilegiano la vita comunitaria rispetto a quella eremitica. Per lui, solo il monaco può dirsi imitatore perfetto del Cristo: un’affermazione che sarà poi respinta, perché considererebbe “imperfetti” senza rimedio tutti i credenti non monaci.
Ma a questo “estremismo” di Giovanni Cassiano ha contribuito l’imperatore Teodosio (379-395) che per opportunismo politico ha dichiarato il cristianesimo religione di Stato, praticamente obbligatoria, riempiendo così la Chiesa di pseudo-cristiani, di credenti per obbligo, paura, comodità. È l’immagine di questa Chiesa inquinata a ispirare il rigore di Cassiano. Il quale è già “gridato santo” subito dopo la morte, tra i cristiani d’Occidente e tra quelli d’Oriente, che lo ricordano rispettivamente il 23 e il 28-29 luglio. Il monastero di San Vittore, nel quale Giovanni Cassiano ha concluso la sua vita (trovando, secondo le sue parole, il "sicurissimo porto del silenzio"), è poi andato distrutto durante la Rivoluzione francese.

PURGATIO - ILLUMINATIO - UNITIO

Secondo Cassiano, i Padri del deserto, in Egitto, seguivano un cammino mistico di tre gradini. Il primo livello era chiamato Purgatio: attaverso la preghiera e pratiche ascetiche il giovane monaco combatteva per ottenere il controllo sopra la ‘carne’ - particolarmente contro golosità, ogni forma di concupiscenza, e il desiderio di possedere; e imparava pure che ogni forza che egli possedeva per resistere a questi desideri proveniva dallo Spirito Santo. Al termine di questo primo stadio, stadio che spesso si prolungava per diversi anni, il monaco aveva imparato a confidare serenamente nel Signore in tutte le proprie necessità. E mentre si sottoponeva a questo periodo di purificazione, si identificava con Cristo sottoposto alle tentazioni nel deserto (Matteo 4,1-11; Marco 1,12-13; Luca 4,1-13).
A questo punto iniziava la Illuminatio: durante tale periodo il monaco imparava le vie della santità proposte nei Vangeli, accogliendo pellegrini e discepoli, prestando soccorso ai bisognosi nella misura in cui le sue scarse risorse glielo permettevano, e si identificava con il Cristo che insegnava nel Discorso della montagna, così come esposto nei capitoli 5, 6 e 7 del Vangelo di Matteo. Il monaco procedeva inoltre nella sua vita di umiltà nello Spirito di Dio; la sua serena accettazione delle sofferenze faceva spesso di lui l’unica persona in grado di assumersi un’eroica o difficile responsabilità per il bene della comunità cristiana locale. Molti monaci morirono senza aver oltrepassato questo livello.
Lo stadio finale, Unitio, era un periodo in cui l’anima del monaco e lo Spirito di Dio si immedesimavano in un’unione spesso descritta come l’unione sponsale tratteggiata nel Cantico dei Cantici. Monaci anziani spesso si spingevavano nelle profondità del deserto o in remote foreste per trovare la solitudine e la pace che questo livello di consapevolezza mistica richiedeva. In ciò il monaco si identificava con il Cristo trasfigurato, che dopo la resurrezione era spesso rimasto nascosto agli occhi dei suoi discepoli.



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