Sulla Dotta ignoranza  (De dotta ignorantia)
Opera del filosofo tedesco Niccolò Cusano (1401-1464), pubblicata postuma nel 1488.



Niccolò Cusano

Attraverso tutta una serie di considerazioni, fondate sui simboli della matematica, considerata la scienza più elevata perché la meno legata alla materia, Cusano cerca di sviluppare l'idea dell'"alterità assoluta di Dio", e quindi dell'impossibilità, da parte dell'umana ragione, di conoscerlo. Per il Cusano Dio è l'inconoscibile "massimo assoluto" e il mondo è la manifestazione di Dio, il "massimo limitato" conoscibile, l'infinito potenziale. Superando gli impacci della scolastica, cioè l'idea della finitezza dell'universo e dellaTerra come suo centro, Cusano apre la strada all'idea eliocentrica di Copernico. "La macchina del mondo ha per così dire il suo centro ovunque e la sua circonferenza in nessun posto, poiché Dio è circonferenza e centro, dato che è dappertutto e in nessun posto". Nello studiare il rapporto tra il massimo assoluto e l'assoluto limitato, Cusano afferma in quest'opera che tutte le cose sono, in potenza, contenute in Dio, che è la forma delle forme: ricorre quindi al principio della explicatio (sviluppo) di Dio nel mondo e della complicatio (ritorno) di tutte le cose in seno all'assoluto, sviluppando un'idea che risale al neoplatonismo. Questo principio panteistico e anticreazionistico è collegato in Cusano con la concezione dinamica del mondo come vivente, come sostenuto da un'anima: tutte le cose hanno un'anima (in realtà, Cusano cerca di negare l'idea dell'anima del mondo, ma il suo pensiero finisce per riproporla: benché, invero, siano eliminati gli intermediari fra Dio e le cose). L'unico principio dell'universo è Dio: Dio infinito non è conoscibile attraverso l'attività razionale, discorsiva, ma per mezzo dell'intuizione. Questa idea, propria della concezione mistica della conoscenza, non esaurisce però il processo conoscitivo: Cusano pensa che la ragione abbia il compito di rendersi conto delle contraddizioni e di superarle. Cusano critica il principio aristotelico dell'esclusione dei contrari, e riafferma la teoria della coincidentia oppositorum, che nasce dal fatto che l'infinito non è solo potenziale ma anche attuale. Di qui risulta che la verità è inseparabile dal suo contrario, l'errore. Le idee del Cusano ebbero grande risonanza presso gli umanisti e dopo: influenzarono i seguaci fiorentini di Platone e in particolare Marsilio Ficino, Giordano Bruno, Leibniz e il poeta tedesco Schelling.
 

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