Un libro di
umanità: di crudeltà, di resistenza, di dolore, di
sentimenti, di gioia e amicizia, anche di amore, sotto la
persecuzione del potere.
Germania 1935: ebrei e comunisti non sono più cittadini,
espulsi vagano senza patria né documenti, senza pane né
tetto. Risorsa unica l’ingegno, l’aiuto reciproco, l’astuzia
dell’esperienza e l’incontro con alcuni esseri dotati di
umanità. Gli stati che toccano (Cecoslovacchia, Austria alla
vigila dell’Anschluss, Svizzera, Francia; l’Italia è più
pericolosa), ottusi come ogni sistema astratto, non sai se
più feroci o più stupidi, li sbattono da una frontiera
all’altra. Questo è il romanzo degli emigrati, immigrati,
profughi, mai accettati, sempre ricercati, sempre impauriti
da ogni uniforme. Senza un popolo di cui sentirsi parte,
senza diritti, senza protezione, praticamente senza nome, la
legge esiste soltanto per disconoscerli.
Seguire le loro storie di quegli anni è per il lettore di
oggi immedesimarsi nei sans papier, nei clandestini, nei
profughi, quel popolo di nessuno, che ha la strada come casa
e il cielo come tetto. Cosa hanno fatto di male? Nulla, ed è
proprio per questo che sono cacciati via, dice Remarque (p.
370). Apre e chiude l’animato romanzo la coppia di Maria e
Josef: il loro separarsi per salvarsi, senza neppure potere
abbracciarsi per non essere scoperti, commiato descritto in
alcune poche pagine tra le più drammatiche sulla
minacciosità del potere tirannico; e il loro ritrovarsi nel
momento estremo di morte e di forza. E, di mezzo, tante
altre vive figure: con le virtù e i vizi che il patire
suscita.
È un romanzo della resistenza tedesca, che ci fu, più
difficile di quella italiana e più forte, più sofferta e più
colpita di quella francese. Ci fu, oltre che nei martiri,
anche nella letteratura. Fu resistenza al nazismo, e anche
alla guerra come tale, che è sempre nazismo: Bertolt Brecht,
Ernst Bloch, Erich Böll.
Erich Maria
Remarque: Niente di nuovo sul fronte occidentale