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Heinrich Böll  :  Foto di gruppo con signora -  Opinioni di un clown

Heinrich Böll (1917-1985) è l'autore tedesco più popolare del dopoguerra. Visse per la maggior parte della sua vita a Colonia.

Nelle prime opere descrisse la guerra, la falsità dei suoi valori e gli anni anni difficili del primo dopoguerra.

Böll era un cattolico intransigente, antimilitarista, pacifista, radicalmente democratico. Tutta la sua narrativa è incentrata sui temi civili della denuncia e della lotta contro un sistema tedesco-occidentale che sotto la facciata liberale nascondeva, secondo l'autore, una vocazione autoritaria.

Nel 1972 Heinrich Böll ricevette il Premio Nobel per la letteratura. Oltre al riconoscimento della sua opera letteraria voleva essere anche un simbolo di riconciliazione con la letteratura tedesca.

Il 16 luglio 1985 muore a Langenbroich, in Germania lo scrittore tedesco Heinrich Böll, uno dei massimi esponenti della cultura tedesca della seconda metà del Novecento, premio Nobel per la letteratura nel 1972. Era nato a Colonia nel 1917, da una famiglia di cattolici. Costretto a lasciare i corsi di Germanistica dell'Università di Colonia e a militare come soldato di fanteria, per più di sei anni combatté in Russia e su diversi altri fronti. Nel 1942, durante una licenza, sposò Annemarie Cech, già sua collaboratrice. Ferito più volte, disertò nel 1944 e nella sua ritirata finì prigioniero degli Americani. Queste esperienze lo segnarono tanto da influenzare la sua opera. Carpentiere prima, impiegato poi, e infine pubblicista e saggista, iniziò a scrivere racconti brevi a cui seguirono i primi romanzi, con i quali seppe dare una tenera e desolata testimonianza della sconfitta delle giovani generazioni tedesche durante il disastro bellico; tra questi sono da ricordare. Con beffarda ironia ma sempre impegnato e attento ai deboli e agli oppressi, ha raccontato la Germania della ricostruzione negli anni Cinquanta. Disgustato dalla spietatezza del neocapitalismo e dal vuoto consumismo degli anni Sessanta, con una satira sempre più feroce e dissacrante ha fustigato i nuovi costumi tedeschi in "Opinioni di un Clown" (1963). Religioso ma anticlericale, attivista radicale nel movimento per la pace e contro il riarmo atomico, a favore dei dissidenti socialisti russi si ritrovò al centro di mille polemiche, specie negli anni di piombo. Nel rifiuto di qualsiasi ideologia, creò una propria alta moralità personale, impegnandosi a combattere ipocrisie e compromessi. Morì nella sua casa di campagna nei pressi di Bonn nel 1985

I SUOI LIBRI

Viandante se giungi a Spa… (1950) - Il treno era in orario (1949) - Dov'eri Adamo? (1951) - E non disse nemmeno una parola (1953) - Casa senza cistudo (1954) - Il pane dei verdi anni (1955) - Gli ospiti sconcertanti (1956) - La raccolta di silenzi del dottor Murke (1958) - Biliardo alle 9 e mezzo (1959) - Opinioni di un clown (1963) - Lontano dall'esercito (1964) - Termine di un viaggio di servizio (1965) - Foto di gruppo con signora (1972) - L'onore perduto di Katharina Blum (1974) - Assedio preventivo (1979) - Vai troppo sepsso a Heidelberg (1979) - Cosa faremo di questo ragazzo? (1981) - Donne con paesaggio fluviale (1986)


Foto di gruppo con signora

Uscito nel 1971, dopo cinque anni dall'ultimo Fine di un viaggio di servizio (Ende einer Dienstfahrt), è stato subito considerato dalla critica come il migliore e il più completo lavoro narrativo di Bòll (premio Nobel 1972): anzi, addirittura come la summa epica del suo impegno morale. Opera certamente complessa, che riassume tutti i motivi e le sfaccettature narrative presentate via via dall'autore in tutti i racconti, romanzi, satire e radiodrammi precedenti, presenta al centro una singolarissima figura femminile, l'ennesima descritta da Bòll, dopo le varie Olina, Ilona, Hedwig, Edith, Marie, quasi a consacrare definitivamente una volta per tutte l'importanza fondamentale che alla donna, in quanto testimone e rappresentante del nostro tempo, Bòll intende attribuire. In tal senso, si è osservato (P. K. Kurz) che nessuno scrittore contemporaneo tedesco ha mai fatto tanto posto alla "presenza" femminile nel mondo moderno in contrapposizione all'"assenza" maschile già manifestata nel primissimo romanzo Dov'eri, Adamo?. Protagonista qui è Leni, figlia di un ricco architetto che poi si rovinerà al gioco, educata dalle monache, in quella Colonia che è la patria di Bòll, ma che egli non nomina. Leni cresce fisicamente e spiritualmente come il prototipo della vera ragazza tedesca: bionda e spensierata, si distingue per una sensualità spiccata e quasi popolaresca; cristiana, è assolutamente priva del senso di colpa, fra le sue educatrici predilige l'ebrea suor Rahel, intrisa di un misticismo fisiologico e materialistico. Leni è quel che si dice una sempliciotta (einfaltig), nel senso biblico del termine, in quanto l'estrema semplicità d'animo attinge la più perfetta intelligenza del divino. La figura di questa donna, nel processo narrativo, balza fuori da un'inchiesta che l'autore conduce in prima persona sotto le vesti di cronista (o di "storico"), interrogando nel tempo una lunghissima serie di testimoni. Dalle svariatissime angolazioni delle evocazioni, dei resoconti, si delineano a poco a poco la vita e la fisionomia di Leni. Per cinque anni Leni lavora, inesperta, nell'ufficio del padre; poi sposa un giovanotto, Pfeiffer, che muore quasi subito in guerra. Decaduta la famiglia, Leni lavorerà come giardiniera, con altrettanta inesperienza, nella piccola fabbrica di corone mortuarie di un certo Pelzer, un imbroglione che spicca nell'abbondante galleria tipologica che affolla il libro. Nel 1943 Leni vi incontra l'ex commissario russo Boris, con cui conoscerà l'amore completo e decisivo della sua vita: il prigioniero Boris è un poeta, sentimentale, portato alla trascendenza come lei; le canta ballate romantiche, le fa conoscere Kleist, Kafka, Brecht, le insegna a pregare. I loro incontri d'amore avvengono in una cappella mortuaria, fra le corone: sono qui palesi le due intenzioni dell'autore di sottolineare l'ancestrale tema teutonico amore-morte e di proporre la fusione del binomio intimistico russo-tedesco. Ma Boris, mentre già Leni aspetta un figlio, è catturato dai Francesi e muore. Leni continua la sua vita di piccola operaia e alleva il figlio Lev che, asociale e "semplice" come lei, diventa spazzino, mentre intorno a loro si stringe tutto un variopinto campionario della società tedesca e renana in specie: piccolo-borghesi, capitalisti, clericali, ruffiani, prostitute, arrivisti. L'arco storico permette all'autore di tracciare un sempre rinnovato quadro dei mutamenti che tale società subisce (o non subisce), ferma restando, quasi, al centro la "sacra famiglia" costituita da Boris, Leni e Lev: la narrazione diventa documento di un'epoca, di una società, forse (azzarda qualche critico, come G. Harlaub) per una fedeltà all'asserzione bòlliana che "la finzione è altrettanto documentaria quanto la non-finzione", cioè il referto oggettivo, e forse anche per ironizzare sulla crescente preminenza del "documento" nel nostro tempo e nella nostra letteratura d'oggi. Sembra dunque che Heinrich Bòll abbia voluto estrarre (cioè "documentare") una sola "figura", una persona umana quasi fuori del tempo, da un "gruppo" che dei tempi via via ha tutte le sfaccettature. In tal senso, anche, l'attributo di "signora" nel titolo conferisce ironicamente la preminenza assoluta e la predilezione dell'autore per Leni Gruyten. La ricerca intorno alla vita di Leni, alle sue caratteristiche, al suo modo di essere e di vivere, relativizza e fonde il vecchio motivo goethiano di "poesia e verità": la costante e superiore letizia renana di lei, il suo misticismo materialistico o materialismo spiritualistico, la sua "semplicità" mantenuta al di là e al di sopra d'ogni vicenda umana, rivelano il palese intento di Bòll di individuare un certo modo di essere, sociale, religioso, umano nel più alto senso della parola, ch'è senz'altro quello in cui l'autore stesso crede. Leni, nel dopoguerra, avrà un altro uomo, un operaio turco immigrato, e da lui un altro figlio, che attende serena, circondata dai suoi variopinti e socialmente opinabili amici, malgrado gli strali che taluni parenti capitalisti le indirizzano senza riuscire, poi, a scalfirla. In questo corposo, multiforme romanzo di Bòll (che certo richiama alla mente il Tamburo di latta di Grass, rimasto nel dopoguerra prototipo del genere), al di sopra delle molteplici possibili illazioni (tutte già tentate dalla critica tedesca), vive certo una matura testimonianza di estrema coerenza artistica ed esistenziale, il nobile risultato di una ricerca interiore e di una esigenza narrativa che trascura ogni vanificante problema sperimentalistico o strutturalistico, per tendere a un nocciolo essenziale e profondo: la più semplice e alta manifestazione di umanità.



Opinioni di un clown

La storia del giovane clown del titolo, Hans Schnier, è ambientata negli anni della difficile rinascita democratica della Germania post-nazista, la Germania delle macerie, e il romanzo può essere ascritto in quella che è definita la Trùmmerliteratur, la letteratura delle macerie. La vicenda è narrata da Hans in prima persona nellarco di circa tre ore, durante le quali egli, in una stanza d albergo a Bonn, ricorda in una serie di flashback la storia della sua famiglia durante la guerra e lamore per Maria, ed esprime una serie di opinioni sulla Germania, sullatteggiamento da essa tenuto di fronte al nazismo e nel dopoguerra, che Hans considera il trionfo dellipocrisia sociale, politica e religiosa. Veniamo così a sapere della sua estrazione borghese, dalla quale però ha solo ricavato una severa e ottusa educazione, del suo giovane amore per Maria, e della fine di esso, delle riunioni ai circoli cattolici. Quello religioso è uno dei nodi irrisolti che sottendono alla storia, nella duplice veste di questione religiosa e canone dei principi dellordine . Hans è l'uomo dal temperamento artistico che vive al di là delle leggi formali, in una dolcissima anarchia romantica, e pertanto non può piegarsi ai dettami della società del profitto e dellindifferenza. Non gli servono impegni scritti, solenni e pomposi giuramenti, ma solo la semplicità dei sinceri rapporti umani che vede sgretolarsi sotto la corazza dellipocrisia del vivere civile. Come clown, Hans si serve di una maschera per svelare la verità, e così facendo le sue pantomime Predica cattolica, Discorso del ministro, ecc. diventano una critica, sarcastica e feroce, al miracolo economico della Germania, che con il nuovo benessere liquida troppo sbrigativamente, insieme al passato, le sue responsabilità storiche. Ma Hans ha un ginocchio ferito, che gli impedisce di lavorare, ma non di esprimere ugualmente le sue opinioni:egli lo fa attraverso una serie di telefonate e di incontri che, sostituendosi alle pantomime di un tempo, si trasformeranno in altrettanto feroci accuse rivolte alla società opulenta e materialista in cui vive, un mondo che ha smarrito ogni autentico valore.
A fare da trait dunion tra Hans e questo mondo, Maria, che per sei anni condivide con Hans la vita fuori dagli schemi fatta di viaggi, alberghi, autenticità dei sentimenti, ma che sente forte lattrazione verso la regolarità, la liceità che Hans non può garantirle e alle quali finirà per cedere, lasciando il clown per il borghese cattolico Zùpfner, che sposa, sposando insieme a lui tutto il sistema rappresentato da Hans nelle sue grottesche pantomime. Rifiutando avvilenti compromessi, questo clown fallito finirà così per fare il mendicante sui gradini della stazione di Bonn nel giorno di carnevale, unico vero volto fra tante maschere. Alla sua uscita, Opinioni di un clown destò polemiche e reazioni vivaci nell'ambiente cattolico-governativo, tanto da divenire non solo un caso letterario, ma anche politico.

Il tamburo di latta