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Arthur Koestler → Buio a mezzogiorno →  Dialogo con la morte

Arthur Koestler - Buio a mezzogiorno

Romanzo dello scrittore ungherese di lingua inglese Arthur Koestler (1905-1983), pubblicato nel 1937

Koestler è nato a Budapest nel 1905; inviato speciale dalla Palestina a Parigi, viaggiò in Germania, Repubbliche transcaucasiche, Russia occidentale, dove aderì nel 1931 al partito comunista, dal quale si allontanò nel 1938. Attivo antifascista, si rifugiò nel 1941 in Inghilterra e ne prese la cittadinanza; nonostante quindi sia ungherese di nascita, viene considerato giustamente uno scrittore inglese. Buio a mezzogiorno si riferisce al famoso "processo di Mosca" del 1937, durante il quale parecchi dei rivoluzionari più vecchi e fedeli furono falciati in nome della Rivoluzione e della sua continuità.

Rubashov, una volta potente commissario del popolo, a sua volta causa della morte di non pochi vecchi compagni ritenuti non più efficaci al progresso dell'idea, viene arrestato per analoghi motivi. In prigione, attraverso gli interrogatori, le torture, i ripensamenti ossessivi delle lunghe ore di isolamento, passano e ripassano nella sua mente i ricordi del tempo della sua passione politica e del suo credo, ormai non più indiscusso. Così Rubashov impara di nuovo a essere un uomo libero; la vicinanza di cella con un nemico, un reazionario, i loro discorsi, battuti sul muro, lo consolano del semplice rapporto umano. Alla soglia della morte l'autore si domanda: "Perchè il pubblico ministero non gli aveva chiesto "Imputato Rubashov, parlateci dell'infinito"? Egli non sarebbe stato capace di rispondere e proprio in questo si trovava l'origine della sua colpevolezza. Poteva esservene una più grande?".


Arthur Koestler - Dialogo con la morte

Oggetto del libro è poco meno di un semestre della vita di Koestler: dal gennaio al maggio del 1937. Militante comunista, corrispondente di un giornale inglese, è in Spagna durante la guerra civile, dalla parte della repubblica; viene catturato, gettato in carcere e condannato a morte. A maggio, grazie a pressioni del governo inglese e a una campagna internazionale di solidarietà, viene liberato con uno scambio di prigionieri. In quei mesi Koestler sperimenta la vita del condannato a morte: vede, o per meglio dire, indovina la carneficina che lo circonda, le torture, le esecuzioni sommarie; misura su di sè l'altalena delle speranze e della disperazione; dà inizio a quel processo di revisione che lo porterà ad abbandonare il comunismo.

Arthur koestler