Gaio Sallustio Crispo

Opere


 

La congiura di Catilina
lat. De Catilinae coniuratione o Bellum Catilinarium o Bellum Catilinae; 42-41 a.C.

Monografia storica di Gaio Sallustio Crispo.

II proemio è dedicato a motivi topici: bisogna tendere alla gloria, e questa si acquista esercitando il proprio ingegno, che può manifestarsi in molti campi, anche nello scrivere storia. L'autore passa quindi a descrivere il carattere di Catilina; in un excursus individua le cause storiche della crescente corruzione presente in Roma, terreno fertile per coltivare complicità e appoggi: Catilina attira i giovani con varie promesse, li mette al corrente dei propri piani e, benché abbia già ordito una congiura con esiti sfortunati, ne trama una seconda, mettendo a parte i compagni d'avventura dei rischi e dei vantaggi relativi. La narrazione procede densa e rapida: Catilina, sconfitto nelle elezioni del 62 a.C., intensifica i preparativi della congiura. Cicerone, informatone, sventa un complotto tesogli da due congiurati e ottiene dal senato i massimi poteri. Catilina, attaccato violentemente in senato dall'oratore, raggiunge le truppe del congiurato Manlio, in Etruria. Il senato li dichiara entrambi nemici della patria e affida a Cicerone la difesa della città, ad Antonio il comando delle truppe contro i congiurati. A Roma Lentulo, altro seguace di Catilina, cerca di coinvolgere nel progetto insurrezionale gli allobrogi, che svelano però la trama a Cicerone e gli offrono la loro collaborazione. Il console fa arrestare Lentulo e i suoi complici, e poi Cetego, Stabilio, Gabinio, Cepario. Poiché i clientes di Lentulo e i liberti di Cetego cercano di liberare gli arrestati, Cicerone convoca nuovamente il senato affinché decida cosa fare dei presunti rei. Sallustio riporta il discorso di Cesare che propone pene lievi, e quello di Catone che chiede la pena di morte. Il senato approva la proposta di Catone. Cicerone fa quindi strangolare nel carcere Tulliano i colpevoli. Catilina, avuta la notizia di quanto è accaduto a Roma, schiera in campo i suoi soldati. L'esercito dei congiurati si scontra con quello di Antonio, guidato dal luogotenente M. Petreio, presso Pistoia. La battaglia è accanita e violenta, l'esercito dei congiurati viene sconfitto, Catilina muore in campo combattendo valorosamente.


Bellum Iugurthinum

Racconta della guerra sostenuta da Roma contro Giugurta, usurpatore numida, fra il 112 e il 105. Il proemio è simile a quello del Bellum Catilinae. C’è un evidente legame di natura politica con la monografia precedente: vuole tornare ancora più indietro per comprendere come e perché si sia originata quella crisi delle istituzioni. Secondo Sallustio dal 146 era anche iniziato un furibondo conflitto di potere sfociato poi nella lotta dei Gracchi, repressa nel sangue. La guerra giugurtina rappresenta il primo tentativo della plebe di reagire ai soprusi della nobiltà.I discorsi di Memmio e Mario sono incentrati sul tema della potentia nobilitatis che ha compromesso la libertà e la dignità del popolo: la vera nobiltà non deriva dalla stirpe, ma dalla virtus e dalla buona condotta.Le responsabilità della corruzione sono addossate ai nobili che cercano , comprati dall’oro di Giugurta, dapprima di differire un’inevitabile guerra , poi di giungere a una disonorevole pace. Sono gli uomini nuovi come Mario a consentire una seria conduzione della guerra, ma anche Metello, console della Nobilitas, sa coprirsi di gloria e la vittoria finale è opera dell’astuzia di Silla. Rimprovera a Mario di aver reclutato uomini capite censi(proletarizzazione dell’esercito). Sallustio è dunque un moderato che simpatizza per i populares ma cerca di mantenersi critico ed equidistante nell’analisi degli eventi storici. E’ stato accusato di tendenziosità e di deformazione dei fatti. Quest’opera si propone come l’approfondimento del discorso iniziato col Bellum Catilinae, le problematiche e la tensione espressiva sono le stesse, ma si amplia la visuale: comprende un numero maggiore di anni, ci sono 2 excursus di natura etno-geografica, è più avventuroso e cresce l’attenzione per gli eventi militari. Di Giugurta non finisce un unico ritratto, bensì costruisce il personaggio poco a poco. Subito è un giovane virtuoso dotato di grandi qualità, si fa notare dai romani e per le loro lusinghe desidera di regnare da solo sulla Numidia à si fa sempre più complesso, ondeggia tra paura ed esaltazione, calcolo e impulsività. La scoperta della congiura lo conduce alla follia, diffida di tutti e cadde in un agguato di Silla.


Historiae

Impianto annalistico, 5 libri, narrano anno per anno gli avvenimenti successivi alla orte di Silla (78)e alla fine della sua dittatura, pare volesse ricongiungersi all’episodio di Catilina del 63, ma è morto fermandosi al 67.Ci sono rimaste 4 orationes e 2 epistulae. Formalmente sono la continuazione dell’opera di Sisenna, ma il taglio monografico resta, la sua indagine continua. Fa un rapido excursus sulle antiche origini di Roma. Nel momento in cui Sallustio scrive c’è lo scontro tra Antonio, Ottaviano e Sesto Pompeo. Lui si comporta da cesariano moderato favorevole alle rivendicazioni degli Italici, critica aspramente Pompeo à ambizioso, pieno di vanità, desideroso di potere. Simpatizza per i democratici come Licinio Macro. Il tema dominante resta la denuncia della dominatio paucorum , mentre i pauci si dividono le grandi ricchezze delle conquiste, sulla gran massa dei cittadini grava solo il servizio militare. Vorrebbe dar vita ad uno Stato romano fondato sulla pax e libertas. La più interessante è la lettera di Mitridate ad Arsace per convincerlo ad allearsi con Roma, denuncia l’espansionismo romano àlucido ed intransigente pessimismo sulla storia di Roma e sulle ragioni della sua sopravvivenza.


 

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