Le anime morte
Si tratta, come lo definì lo stesso autore, di un "poema" in prosa:
costituisce l'opera principale di Gogol' e uno dei capolavori della
letteratura universale. La sua composizione fu laboriosa. In origine Gogol'
aveva in mente di scrivere un'opera suddivisa in tre parti, di cui la prima
avrebbe dovuto rappresentare la situazione contemporanea della Russia, con
tutti i suoi elementi negativi, la seconda parte rappresentare personaggi
positivi, cioè esprimere lo sforzo verso una Russia migliore, la terza parte,
infine, la Russia ideale. Tuttavia Gogol' ci ha lasciato solo la prima parte;
in realtà, diversi capitoli anche della seconda, ma poi decise di distruggere
questo lavoro, di cui ci sono pervenuti solo alcuni frammenti). L'idea delle
Animemorte gli fu suggerita in un'altra forma, da Puskin. Gogol' lavorò alla
prima parte per cinque anni e nel dicembre 1840 questo primo libro era
terminato: la pubblicazione avvenne alla fine del maggio 1842. L'idea
dell'opera è la seguente: un avventuriero, Čičikov, decide di acquistare delle
"anime morte", vale a dire dei contadini-servi della gleba (anime) defunti
ma risultanti ancora nei registri dei loro proprietari. Questi registri
venivano mutati dopo ogni censimento, quindi dopo diversi anni. Nel periodo
anteriore al censimento i proprietari terrieri dovevano far figurare tutti i
servi che risultavano nel censimento precedente, anche quelli morti e
scappati e per essi dovevano pagare le tasse. Per questo, pensava Čičikov,
gli sarebbe stato facile farsi cedere gratis o almeno a poco prezzo quei "servi"
(cioè stipulare un fittizio contratto di vendita dei servi). Il piano di
Čičikov era ben congegnato: con un nutrito elenco di servi della gleba (nessuno
avrebbe saputo che era un elenco fasullo) sarebbe andato dalle autorità
competenti e, con la garanzia di quell'atto giuridico che testimoniava la
sua proprietà, si sarebbe fatto dare una notevole somma di denaro con il
pretesto di trasferire i suoi servi al sud; esistevano infatti disposizioni
atte a favorire i proprietari che intendevano contribuire allo sviluppo
agricolo delle terre meridionali. Naturalmente, ottenuti i soldi, se la
sarebbe squagliata. Questa trama serve come pretesto a Gogol' per presentare
una galleria di personaggi, sia lo stesso Čičikov, sia i possidenti che
incontra nel suo viaggio d'affari, specialmente i cinque possidenti con i
quali stipula o cerca di stipulare il contratto di vendita e cioè Manilov,
Nozdrjov, la Korobočka, Sobakèvič e Pljuskin, sia funzionari, gente di
provincia, signore, una folla che compare ora fuggevolmente, ora in modo più
duraturo, nel romanzo: ciascuno di questi personaggi è dotato di una "vitalità
poetica" eccezionale. Attraverso questi personaggi sono rappresentati gli
aspetti tipici della società russa del tempo, con le caratteristiche, per così
dire, di caratteri assoluti. L'accurata descrizione della vita e dei costumi
dei possidenti di provincia permette a Gogol' di evocare in modo
straordinario questa società. Da una parte c'è la presenza dei possidenti,
dall'altra la situazione dei servi, considerati merce di scambio. Il fatto
che nel caso specifico si commercino schiavi morti rende inquietante e
assurda la situazione: ma c'è una segreta e profonda verità in questo, chè per
i "commercianti" di forza lavoro, i servi vivi equivalevano, dal punto di
vista umano, ai servi morti. Questi naturalmente non producevano lavoro e
quindi poteva essere utile servirsi del misterioso Čičikov. Chi è Čičikov,
infatti? Solo un avventuriero? Solo un imbroglione di provincia, fra l'altro
sfortunato perchè il suo affare va a monte? Non potrebbe essere come pensa la
superstiziosa Korobočka un diavolo? La galleria dei "ritratti" delle
Animemorte si apre con Manilov. Per sua natura Manilov è gentile, buono,
accondiscendente: ma tutto questo assume in lui forme grottesche. Egli non
è mai stato di aiuto a nessuno, la sua vita è occupata solo da sciocchezze.
E' sentimentale fino alla retorica, stucchevole, lezioso, considera idilliaci i
rapporti tra gli uomini, come se si fosse sempre in giorno di festa, senza
mai nessun conflitto. La realtà è sostituita in lui dalla vuota fantasia, dal
gioco della sua pallida immaginazione. Dopo Manilov, Gogol' rappresenta la
Korobočka: da lei difatti si reca Čičikov concluso senza difficoltà l'affare
con Manilov. La Korobočka (tradotto, questo cognome vuol dire "scatoletta")
è un tipo avaro e sospettoso. E' come dice l'autore, una di quelle vecchiette
che piangono sempre sul cattivo raccolto, sulle perdite, su tutto, e intanto
accumulano ricchezze. Non pretende, come Manilov, di avere una grande
cultura, nè tanto meno si abbandona alle fantasticherie. Il suo pensiero
fisso sono i soldi, il reddito della sua azienda agricola. E' priva di
qualsiasi sentimento umano. I contadini-servi sono per lei solo merce, per
cui non distingue i vivi dai morti. Ha solo paura di essere imbrogliata, e
ha anche paura del diavolo. Da alcuni segni, Čičikov le sembra un po'
inquietante. Lui che capisce il tipo, la tratta duramente e ottiene prezzi
di favore.
L'altro possidente è l'estroverso Nozdrjov: a lui piace abbandonarsi alla
crapula e alle bevute, gli piace l'allegria rissosa, giocare a carte.
Dovunque compaia, suscita sempre qualche scandalo, qualche tumulto. Ama le
vanterie, la menzogna per la menzogna. E' sfacciato e violento. Proprio
Nozdrjov sarà la rovina di Čičikov: difatti è troppo chiacchierone per star
zitto su una circostanza così curiosa, quanto la compravendita di morti, e,
spargendo la voce ai quattro venti, con opportune e fantasiose modifiche,
finirà con l'attrarre l'attenzione delle autorità sulla truffa. Il quarto
personaggio è Sobakèvič: il cognome è canino (in russo sobaka significa "cane"),
l'uomo è ursino, tozzo di corpo ma avido di denaro e astuto quando si tratta
di concludere affari. Non ha grilli per il capo: testardo e duro, sa trarre
il massimo vantaggio da tutto. Così non si stupisce quando Čičikov gli
propone la vendita delle anime morte, e spara prezzi altissimi. Čičikov
protesta e Sobakèvič spiega "Se voi li volete comperare, vuol dire che
pensate di tirar fuori da essi un guadagno. E per questo io ve li vendo, ma
al prezzo che ritengo vantaggioso per me". L'interesse di Sobakèvič
è l'interesse personale: tutto è centrato su questo. Sobakevič è un furbo furfante
che giudica tutti in base a se stesso, e per questo condanna tutti. La
trattativa fra Sobakèvič e Čičikov assume un carattere di grottesco cinismo e
appare come una satira amara dell'ordine sociale che ammetteva il commercio
degli schiavi. Il carattere di Sobakèvič si manifesta sia nel dialogo con
Čičikov, sia nel suo aspetto esteriore, sia nell'arredamento della sua casa
e nel suo stile di vita. Egli è simile a un orso di media taglia,
l'arredamento della sua casa è rozzo: il tavolo, le poltrone, le seggiole
hanno qualcosa di tozzo, di goffo, di pesante, come se ogni oggetto dicesse:
"Anch'io sono un Sobakèvič!".
Questa straordinaria galleria di personaggi tipici ed eccezionali nello
stesso tempo è chiusa da Pljuskin, una delle più fantastiche incarnazioni della
figura dell'"avaro", degna di stare accanto a quella di Molière. La meschinità,
la nullità, la volgarità raggiungono in Pljuskin il limite estremo. L'avarizia,
la passione per l'accumulare denaro hanno privato Pljuskin di ogni sentimento
umano, lo hanno trasformato in un essere grottesco e mostruoso. Vedendo
negli altri soltanto possibili rapinatori delle sue ricchezze, si è separato
da ogni rapporto con il prossimo, non vuole più vedere nemmeno sua figlia, ha
maledetto il figlio, non accoglie ospiti, non frequenta nessuno.
Naturalmente, si può immaginare in quali condizioni vivano i suoi servi: del
resto tutta l'azienda è una specie di grande raccolta di stracci. Il simbolo
di Pljuskin è la sua vecchia bottiglia di rosolio, con la polvere dei secoli e
le mosche.
L'eroe principale del "poema" è dunque Čičikov. Nobiluccio in miseria, tende a
essere un possidente: è questo l'ideale che vuole perseguire, da quell'uomo
industrioso che è, con i trucchi più vari. E' stato definito un cavaliere errante
del denaro (dal Merezkovskij), diavolo, "forza impura, portatore del verme e
verme lui stesso che striscia nel fango" (Belyj). E' in realtà, un piccolo
uomo oppresso, in cui non c'è nulla di demoniaco: la sua disonestà è diversa da
quella degli altri, perchè è fantasiosa e sfortunata: al povero Čičikov, in
sostanza, non ne va bene una. La sua aspirazione è umana e borghese: vuol
racimolare una bella somma e farsi una famiglia. E' un piccolo uomo oppresso
che per mezzo dell'imbroglio e della disonestà tenta di sopravvivere in una
società fondata sulla maledetta distinzione tra uomini liberi e avidi (schiavi
del denaro) e uomini-servi, i servi della gleba; in un mondo di lupi, di
orsi, di avide volpi, di imbecilli pasciuti. Nel capitolo XI, la biografia
di Čičikov, Gogol' ci dà gli elementi per capire il personaggio.
L'imbroglione russo, ingordo e meschino senza casa, sfrontato e umiliato
nello stesso tempo, è simbolo di una generale condizione umana. Eppure c'è in
Čičikov qualcosa di positivo: la sua tenacia, sia pure nel perseguire le
truffe, e forse anche il bisogno di avventura e di ricerca. D'altra parte
l'aspetto demoniaco di Čičikov è legato con il suo cinismo, di cui non si
rende conto, integrato com'è nella società schiavista: la sua speranza di
felicità è fondata sulla sventura altrui, una sventura già avvenuta (i servi
sono morti). Ma Čičikov è tanto preso dalla sua parte che non può evitare di
rallegrarsi delle epidemie, malattie, carestie che decimando i servi rendono
più facile a lui organizzare gli "acquisti", che assumono così un colore
veramente infernale. Del resto, nella sua forma grottesca, il personaggio di
Čičikov è rappresentante di una realtà ben viva: sono innumerevoli le persone
che hanno costruito le proprie ricchezze sulle sventure altrui. Attorno al
protagonista si muove nel romanzo una folla di personaggi minori: hanno una
loro funzione poetica non solo tutti questi personaggi, ma anche gli animali
(come i cavalli della trojka di Čičikov) e persino gli oggetti.
La lingua è di un'incredibile forza e originalità: spesso le parole assumono
una quantità di significati intrecciati, il che contribuisce a rendere
estremamente densa la lettura dell'opera. Anche lo stesso titolo può essere
indicativo in proposito: "Anime morte" sono, alla lettera, i servi della
gleba defunti, ma in senso figurato sono tutti i possidenti terrieri, i
funzionari cinici, i personaggi come Pljuskin, che vive sulla terra, ma è un
corpo in realtà senz'anima, o con l'anima sprofondata in chissà quale abisso
infernale. Al mondo morto e bestiale dei possidenti, Gogol' contrappone
l'immagine lirica della Russia popolare, il sogno della Russia futura; il
tema si manifesta attraverso il tragico destino dei contadini, e attraverso
immagini liriche di quello che sarà, e che l'autore poeticamente spera.
Questo tema lirico della Russia attraversa tutto il romanzo e su di esso
Gogol' costruisce la speranza. La Russia viene simboleggiata alla fine della
prima parte dalla trojka che corre veloce come il vento nella steppa.
L'ispettore generale
Il sindaco di una cittadina della Russia zarista viene informato del
prossimo arrivo di un ispettore del governo, probabilmente in incognito. I
corrotti notabili del paese - il giudice, il direttore scolastico, il
sovrintendente alle opere pie e altri ancora - spaventatissimi scambiano per
il misterioso ispettore, un giovane impiegato pietroburghese, Chelestakov,
di passaggio in citta'. Invitato a casa del podesta', soffocato di omaggi,
allettato da offerte di denaro prima timide e poi sfacciate, Chlestakov una
volta capito l'equivoco - in questo aiutato dal servo Osip, nelle situazioni
pratiche piu' astuto del padrone - sfrutta piu' che puo' la situazione e
lascia la citta' appena prima che l'inganno venga scoperto. Intanto viene
annunciato l'arrivo del vero ispettore.
Sindaco Vi ho riuniti, signori, per comunicarvi una notizia estremamente
spiacevole. Sta per arrivare un Ispettore.
Anmos Fedorovic Come un ispettore?
Artemij Filippovic Che ispettore?
Sindaco Un ispettore di Pietroburgo. In incognito. E per di piu' in missione
segreta.
Anmos Fedorovic Senti un po'!
Artemij Filippovic Come se non avessimo abbastanza grattacapi!
Luka Kukic Dio mio! E per di piu' in missione segreta!
Sindaco Eppure io me lo sentivo. Per tutta la notte ho continuato a sognare
due orribili topo. Ma i visto niente di simile: neri erano, e di una
grandezza spropositata! Arrivavano, fiutavano un po' qua e un po' la, e se
ne andavano. Ma e' meglio che vi legga la lettera che ho ricevuto da Adrej
Ivanovic Cmychov che voi, Artemij Filippovic, ben conoscete. Ecco cosa mi
scrive: "Caro amico, compare e benefattore" (borbotta sottovoce, scorrendo
rapidamente le righe) "…comunicarti…". Ecco: "Mi affretto tra l'altro a
comunicarti che e' arrivato un funzionario con l'ordine di ispezionare tutta
la provincia e soprattutto il nostro distretto (solleva un dito con aria
significativa.) L'ho saputo da persone assolutamente degne di fede, anche se
la visita e' in forma privata. Dal momento che so che anche tu, come tutti,
hai i tuoi peccatucci, dato che sei una persona intelligente e non ami
lasciarti sfuggire le occasioni che ti si presentano sotto il naso…". (Si
blocca) Beh, queste sono cose nostre… "ti consiglio di prendere le
precauzioni del caso, perche' puo' arrivare da un momento all'altro, ammesso
che non sia gia' arrivato e si trovi li, in mezzo a voi, in incognito.