| NATURALIS HISTORIA |
Opera dello scrittore latino Plinio Caio Secondo, detto il Vecchio
(23/24-79).
Storia naturale (Naturalis historia)
Si tratta di una vasta enciclopedia scientifica in 37 libri, dedicata a Tito,
figlio di Vespasiano; la prima edizione, uscita nel 77, era in 36 libri, perché
mancava del primo libro, contenente l'elenco dei nomi degli autori, dopo la
prefazione e l'indice del contenuto generale, prima preposti ai singoli libri.
L'opera, ricca di materiale è divisa secondo una certa organicità e ciò la rende,
fra le opere dell'antichità, la più vicina nello spirito alle enciclopedie
moderne, in quanto ogni cosa è considerata per ciò che interessa I'uomo,
comprendendo accanto alle scienze naturali propriamente dette la geografia e la
medicina, notizie di storia e di arte. Opera vasta quindi, erudita e varia come
la natura stessa (opus diffusum, eruditum nec minus varium quam ipsa natura,
come dice Plinio il Giovane, nipote dell'autore) e anche unica nel suo genere:
"Ave, Natura, madre di ogni cosa; e siimi propizia, perchè io solo ti ho
esaltato, sotto tutte le forme nel cospetto dei Quiriti" (fine dell'opera). La
Storia rivela uno spirito filosofico: lo stesso Plinio all'inizio del libro II
dice: "Il mondo, o come piacque di dire il cielo, che racchiude tutto ciò che
esiste, si vuole che sia un nume eterno, immenso, non generato, né mai perituro.
Indagare tali cose straniere non interessa gli uomini, né entra nella congettura
delle menti umane". Quanto al contenuto dell'opera così dice ancora l'autore
nella prefazione: "In trentasei libri abbiamo incluso venti-mila cose degne di
considerazione — perchè come dice Domizio Pisone, devono essere piuttosto tesori
che libri - le quali si ricavano dalla lettura di circa duemila volumi di cento
eccellenti autori, cui pochi studiosi attingono per l'oscurità della materia, e
vi abbiamo aggiunto notizie ignorate dai nostri predecessori o scoperte più
tardi". L'enciclopedia pliniana è così suddivisa: astronomia, meteorologia (libro
II); geografia ed etnografia (III-VI); antropologia e fisiologia (VII); zoologia
(animali terrestri, acquatici, volatili e insetti, VIII-XI); botanica e
farmacologia vegetale, XII-XXVII); farmacologia animale (XXVIII-XXXID;
mineralogia, lavorazione dei metalli e delle pietre preziose, con riferimenti a
storia d'arte antica (XXXIII - XXXVII). Enorme è la quantità di materiale
scientifico contenuto in questi libri, ma non si deve dimenticare che Plinio,
più che uno scienziato, dev'essere considerato un informatore: "Lo zucchero
nasce in Arabia, ma migliore è quello dell'India: esso è miele colto nelle canne,
candido come gomma, che si rompe coi denti: il maggiore grano è quanto una
nocciola e si usa solo nelle medicine" (libro XII, cap. 17). Ma non ci sono solo
notizie e informazioni di carattere scientifico: risuonano in alcuni passi
motivi virgiliani: "So bene che mi si può a ragione rimproverare di animo
ingrato e piccino, se brevemente e di sfuggita parlo a questo modo dell'Italia,
che è l'alunna e ad un tempo la madre di tutte le terre, eletta dalla
Provvidenza divina perché rendesse il cielo stesso più fulgido e riunisse gli
imperi dispersi, addolcisse i costumi, avvicinasse in comunanza di linguaggio
gli idiomi discordanti e selvaggi di tanti popoli, desse all'uomo l'umanità ed
insomma diventasse per tutto il mondo la patria comune di tutte le genti" (libro
III, cap. 5). Plinio celebra anche la pax romana, condizione e giustificazione
dell'impero universale, come aveva fatto Orazio con il Carmen saeculare. Nega il
soprannaturale, nega l'oltretomba, la speranza di una vita dopo la morte è una
semplice follia":"Che cosa è codesta follia? Non vedete che la vostra credenza
ci priva del massimo bene che ha la vita, cioè la morte!" (libro VII, capp. 55 e
190). Se è presente Virgilio, non manca Lucrezio:"L'uomo, soltanto l'uomo è
dalla natura gettato nudo sulla nuda terra il giorno della nascita, a vagire
subito e a piangere; nessun altro fra tanti animali è destinato alle lacrime e
così immediatamente sul principio della vita ... Felicemente nato, giace esso
con le mani e i piedi legati: piange questo essere dominatore del mondo e dai
patimenti comincia la vita non d'altro colpevole che di essere nato"(libro
VH,praef 2-3). In questi e simili passi Plinio si dimostra scrittore efficace
perché sente che l'uomo è al centro dell'universo, è solidale con lui, ne ammira
l'ansia del sapere, ma è triste per la sorte che incombe a chi pure dovrebbe
dominare tutto. Lo stile è discontinuo, la lingua ora tecnica ora retorica, il
rigore scientifico scarsamente osservato.
Plinio il vecchio