Scritta nel 1881, ma iniziata nello stesso anno in cui furono pubblicate
Le avventure di Tom Sawyer (1876), quest'opera costituisce il seguito del primo
libro. Twain cominciò a lavorarvi con l'intenzione di scrivere un altro libro
per ragazzi, ma il suo interesse venne rapidamente meno: nel 1881 fu di
nuovo stimolato, e in modo decisivo, da un viaggio sul Mississippi, che lo
riportò sui luoghi della propria infanzia e lo mise nello stato d'animo
ideale per scrivere "l'autobiografia di Huck Finn". Il libro è scritto in
prima persona, ed è questa la prima importante differenza rispetto a Tom Sawyer.
Con tale scelta l'autore riesce a conferire al libro una maggiore unità,
soprattutto dal punto di vista linguistico.
Tutta la vicenda è narrata da Huck, non ci sono perciò differenze notevoli fra
le parti narrative e le parti dialogate: il libro, più che scritto, è "raccontato"
da una voce viva, per nulla "letteraria", anzi, straordinariamente naturale.
Perciò Ernest Hemingway in Verdicolline d'Africa dice che "tutta la
letteratura americana moderna deriva da un unico libro di Mark Twain
chiamato Huckleberry Finn ". Prima di questo libro, l'America non aveva mai
parlato con la propria voce in modo così autonomo e inconfondibile. Più di
quarant'anni dopo l'esortazione (espressa da Emerson nel suo
L'uomo di cultura americano) a liberarsi dalla schiavitù letteraria britannica,
Twain riesce a creare un libro interamente americano, contrassegnato da una
felicità espressiva e da una coerenza linguistica senza pari. L'altra grande
differenza rispetto a Tom Sawyer sta nella ben diversa maturità del
protagonista: Tom si muoveva - e si muove ancora in questo romanzo - in un
mondo di giochi e di avventure fantasiose quanto gratuite. Huck affronta
invece situazioni serie e complesse, sicchè seguendo le sue vicende
assistiamo a una vera e propria iniziazione del giovane alla vita. Alla fine
di Tom Sawyer Huck era stato adottato dalla vedova Douglas e sottoposto a una
rigida "civilizzazione" da parte della sorella della vedova, la signorina
Watson. Non senza fatica Huck si adatta a questo nuovo tipo di vita, ma a un
tratto si sente insidiato dal padre, Pap, che vuole avere il denaro trovato
da Huck nella grotta dove era morto Injun Joe. Huck affida perciò il denaro
al giudice Thatcher. Pap costringe Huck a seguirlo in una capanna nella
foresta al di là del fiume: per un paio di mesi Huck non è del tutto contrario
a questo ritorno alla vita non "civilizzata": "Era una vita abbastanza pigra
e simpatica, starsene comodi tutto il giorino, e fumare e pescare, e niente
libri da studiare". Però Pap lo picchia spesso e lo tiene chiuso nella
capanna per lunghi periodi. Una sera, ubriaco e delirante, tenta di
ucciderlo con una scure, accusandolo di essere l'Angelo della Morte". Huck
decide allora di fuggire; prepara un'accurata messinscena per far credere di
essere stato ucciso, e fugge su una canoa. Si può dire che il romanzo cominci
veramente qui, con la fuga di Huck sul Mississippi: "Mi sdraiai sul fondo
della canoa e lasciai che andasse alla deriva. Me ne stavo lì a riposarmi ben
bene e a fumare la pipa, guardando il cielo; non una nuvola. Il cielo sembra
sempre così profondo quando si sta sdraiati sulla schiena al chiaro di luna.
Non me n'ero mai accorto prima. E come si sente lontano, sull'acqua, in
notti simili!". Sull'isola di Jackson, dove si rifugia, Huck trova Jim, lo
schiavo nero di Miss Watson, che è fuggito per non essere venduto nel Sud. I
due si rifugiano in una grotta per ripararsi da una tempesta che gonfia le
acque del fiume per parecchi giorni. Fra i detriti trascinati dal fiume in
piena Huck e Jim catturano una zattera, che servirà loro per scendere il
fiume. In una canoa raggiungono anche una casetta di legno, alla deriva
nella corrente, in cui scoprono il cadavere di un uomo cui hanno sparato
alle spalle. Jim impedisce a Huck di guardarlo. Alla fine del libro si saprà
che quell'uomo era il padre di Huck. Anche qui, come in Tom Sawyer, Twain
sembra avere bisogno di un capro espiatorio, che questa volta è il padre di
Huck. Twain non si chiede perchè Pap si comporti in modo tanto spiacevole: ne
fa un malvagio assoluto e gratuito al pari di Injun Joe, e lo elimina poi
senza la minima pietà, evidentemente in base al concetto calvinista della
pronta e immancabile punizione che tocca a chi non si comporta secondo le
norme del codice morale puritano. Nell'ultimo capitolo, quando Jim rivela a
Huck l'identità del morto nella casa fluttuante, Twain non concede neppure
una riga alla reazione di Huck, e passa subito a parlare di Tom: Huck, anzi,
non sembra neppure aver raccolto l'informazione. Quando il fiume incomincia
a calare, Huck e Jim riprendono a navigarlo con l'intenzione di arrivare al
fiume Ohio e risalirlo per raggiungere i territori dove non vige la schiavitù.
Il viaggio è pieno di avventure, e assume il significato simbolico di
un'iniziazione alla vita. Il male prevale sulla terraferma, mentre il fiume
è sentito come libertà, bellezza, autenticità anche se talvolta presenta
pericoli e anche se è costantemente minacciato da una violenza diffusa,
caratteristica del periodo e della "frontiera". L'atteggiamento di Huck
è sempre comprensivo, duttile e sensato, senza che per questo il suo senso di
giustizia venga intaccato; egli prova pena anche per i ladroni incontrati su
un battello arenato, per il giovane Boggs che finisce ucciso in una stupida
faida tra famiglie rivali, per gli imbroglioni che si fanno chiamare "duca"
e "delfino", i quali, dopo una serie di divertentissimi raggiri, vengono
esemplarmente puniti. L'amicizia fra Huck e Jim si rafforza sempre più, e
Huck decide di aiutare Jim nella fuga, anche se è convinto che questa
violazione delle leggi lo condannerà all'inferno. L'ultima parte del romanzo,
con la ricomparsa di Tom Sawyer e le sue rocambolesche quanto inutili
invenzioni per liberare Jim, è fiacca e sostanzialmente superflua, e
costituisce forse a il solo grave difetto del romanzo. La signorina Watson,
pentitasi in tempo del proposito di vendere Jim, lo ha proclamato libero nel
suo testamento, riscattandosi così inextremis agli occhi dei lettori.
Huckleberry Finn è comunque deciso a non lasciarsi "civilizzare" dalla società,
e rimane fedele fino in fondo al suo istintivo ideale di libertà e autenticità.
Nell'ultimo paragrafo del libro manifesta perciò il proposito di fuggire
verso il West, la terra mitica della libertà, "perchè la zia Sally vorrà
adottarmi e civilizzarmi, e io non lo posso sopportare. Ci ho già provato una
volta".