Nata a Paris nel 1930 (morta
suicida a Roma l'11 febbraio 1996), figlia di Carlo Rosselli
antifascista ucciso in Francia dai servizi segreti italici
dell'epoca. E' rimasta profondamente segnata dalla vicenda.
Ha vissuto per molto tempo in Francia e in Inghilterra.
Rosselli è stata soprattutto una poetessa. Difficile la sua
collocazione nel panorama poetico coevo. La sua è una
scrittura piena di "errori", neologismi, barbarismi,
francesismi e anglismi. Forma una specie di "lingua del
privato" con cui dà un ritratto del fluire continuo
dell'esistenza, e da cui emergono isolati i ricordi,
emozioni, sensazioni, associazioni mentali imprevedibili,
figure oniriche e sentimenti quotidiani.
Del 1969 è la raccolta “Serie ospedaliera” (Il Saggiatore),
col testo battuto in caratteri dattilografici, la cui prima
parte è costituita dal poemetto lungo “La libellula”
(riedito successivamente).
Nell’interiore di questo pacifico
piccolo parco vedo te partire, a
passi ancora lenti, per altro giardino
e so che piovana attenderò che completamente
risorta sia la tua figura dal cimitero
delle mie penombre, i miei pensieri.
(da Serie Ospedaliera)
E il delirio mi prese di nuovo, mi trasformò
stancata e ebete in un largo pozzo di paura,
mi chiamò coi suoi stendardi bianchi e violenti,
mi spinse alla porta della follia. Mi rovinò
per quell’intera durata e quel giorno intero.
Mi stese dispettosa a terra: incapace di muovere,
stanca all’alba, incapace a sera: e l’agonia
sempre più viva.
(La Libellula)
» Da poeta a poeta
Da poeta a poeta - in linguaggio sterile, che
s'appropria della benedizione e ne fa un piccolo
gioco o gesto, rallentando nel passo sul fiume
per lasciar dire ogni onestà. Da poeta in poeta:
simili ad uccellacci, che rapiscono il vento
che li porta e contribuiscono a migliorare la
fame. Di passo in passo un futile motivo che
li rallegra, vedendosi crescere in stima, i letterati
con le camicie aperte che si abbronzano al sole
di tutte le tranquillità: un piccolo gesto sfortunato
li riconduce all'aldilà con la morte che sembra
scendere e stringerli.
Ironicamente fasulla, o v'è una verità? ch'io
possa dire anche tua?
Ma nel fiume delle possibilità sorgeva anche
un piccolo astro notturno: la mia vanità, d'esser
fra i primi gigante della passione, un Cristoemblema
delle rinunziazioni […]
[da Serie ospedaliera, 1963-65]
Attorno a questo mio corpo
stretto in mille schegge, io
corro vendemmiando, sibilando
come il vento d’estate, che
si nasconde; attorno a questo
vecchio corpo che si nasconde
stendo un velo di paludi sulle
coste dirupate, per scendere
poi, a patti.
Attorno a questo corpo dalle
mille paludi, attorno a questa
miniera irrequieta, attorno
a questo vaso di tenerezze
mal esaudite, mai vidi altro
che pesci ingrandire, divenire
altro che se stessi, altro
che una incontrollabile angoscia
di divenire, altro che se
stessi nell’arcadia di un
mondo letterario che si forniva
formaggi da sé; sentendosi
combattere, nelle vacue cene
da incontrollabili istinti
di predominio: logori fanciulli
che si stiravano altre membra
pulite come il sonn, in vacue
miniere.
da: Serie ospedaliera