Opera in dieci
libri dello storico latino Quinto Curzio Rufo (sec. I)
L'opera ci è giunta incompleta, in quanto mancano i primi
due libri, la fine del quarto e il principio del sesto.
Inizia dal 333 a.C. e narra della conquista della
Paflagonia, della Cappadocia e della Cilicia con la
battaglia di Isso, la fuga di Dario e l'occupazione di
Damasco da parte di Parmenione nel libro III; il libro IV
tratta dell'espugnazione di Tiro, della conquista di Gaza,
della marcia verso l'Eufrate e il Tigri e della vittoria di
Alessandro a Gaugamela; il V della resa di Susa, della presa
di Persepoli e della congiura contro Dario, mandato a morte
da Besso; il VI dell'avanzata macedone in Ircania, del
perdono concesso a Nabarzane, che aveva preso parte alla
congiura contro il re, dell'occupazione di Artacena, di una
nuova congiura, dalla quale Alessandro miracolosamente
sfugge; il VII della cattura di Besso, condotto a Ecbatana,
dell'ingresso nella Battriana, del matrimonio di Alessandro
con Rossane, figlia del satrapo Coortano; l'VIII
dell'ingresso in India, dell'espugnazione di Nisa, del
passaggio dell'Idaspe, della cattura del re Poro; il IX e il
X dell'arrivo in Oriente, dove Alessandro imita il trionfo
di Bacco, poi manda a casa i soldati vecchi, riesce a domare
una rivolta, rientra a Babilonia, trascurando i presagi
funebri degli indovini caldei e muore avvelenato dai figli
di Antipatro. Più che considerare il lato storico delle
vicende di Alessandro, Curzio vede e considera in Alessandro
l'uomo e l'eroe, come lo aveva creato la letteratura
ellenistica; tuttavia la lettura dell'opera desta sempre
molto interesse perchè è una storia-romanzo narrata con
rapidità, chiarezza ed enfasi stilistica; plura transcribo
quam credo afferma egli stesso. L'importanza di quest'opera
ai tempi di Caligola e Claudio è data dalla frenesia dei
viaggi e dalla curiositas orientaleggiante, molto forte
nella società imperiale di allora, e così evidente nelle
imprese di Alessandro Magno, l'uomo delle vittorie, della
generosità, della magnanimità, della gloria.
Le fonti sono Clitarco e Callistene, la latinità è corretta,
con pochi arcaismi e frequenti ellissi.
QUINTO
CURZIO RUFO