Umberto Saba (Trieste 1883 -
Gorizia 1957)
In uno stile semplice ma raffinato la sua poesia aderisce
agli umili aspetti della realtà familiare della vita
triestina. Le poesie sono raccolte nel Canzoniere (1900-45)
e in Mediterranee e le prose in Scorciatoie e raccontini
(1946); l'opera Storia e cronistoria del Canzoniere (1948)
costituisce il miglior commento e la più sincera
testimonianza della sua arte. Il mondo poetico pieno di
malinconia e di triste saggezza e la sincerità e innocenza
della sua lirica collocano Saba tra i più importanti autori
del nostro Novecento.
Il canzoniere
(Raccolta poetica)
ll canzoniere di Saba, pubblicato nel 1948, è opera poetica
senza interruzioni, concepita come un lungo poema, sulla
linea di un'autobiografia che lega indissolubilmente ogni
evento lirico e fornisce quindi la trama della evoluzione
artistica ed esistenziale del poeta. La formazione culturale
dell'autore non è facilmente inquadrabile in un profilo
storico della letteratura italiana, in quanto egli rimase
sempre piuttosto estraneo alle correnti dominanti, libero da
facili suggestioni e da superficiali adesioni, teso al
contrario verso la personale elaborazione dei propri ritmi
poetici. Il suo travaglio artistico infatti si è venuto
svolgendo in modo quasi segreto, minuzioso, costante, deciso
nel netto rifiuto di avanguardie e retroguardie poetiche. La
lettura del Canzoniere mostra inequivocabilmente in Saba la
propensione alla cura assidua e tenace dell'espressione
poetica, la scrupolosa ricerca introspettiva, la grande
onestà umana. L'evocazione degli oggetti è pervasa da una
costante affettuosità, come se la realtà racchiudesse sempre
gli spunti e le occasioni per la elaborazione poetica.
Nascono così i grandi temi della poesia di Saba: il dolore e
il conforto. Attraverso una estenuante ricerca nella realtà
circostante, il poeta assimila con solidarietà la sofferenza
che è negli uomini, nella natura, nelle cose, ne rimane
coinvolto, tenta un chiarimento e restituisce un
personalissimo discorso poetico.
Autobiografismo, quindi, ma purificato da ogni
sovrastruttura individualistica, perchè inevitabilmente
coinvolto nel dolore comune, teso a riassumere liricamente e
in modo autentico la condizione umana. Si può affermare con
il critico De Robertis che in Saba "la ricerca poetica tende
a diventare "moralità", a raggiungere insomma il vertice di
un'unità universale uguale per tutti, in quanto avvertita da
tutti". L'esperienza drammatica della guerra provoca nel
poeta una partecipazione ancora maggiore alla tragedia umana
e dal Canzoniere, sia pure nella unitarietà di temi e di
forme che lo caratterizzano, traspare questa insanabile
frattura. "Negli anni posteriori alla tragedia europea Saba
avrà saputo, avrà dovuto - avverte il critico Manacorda -
armare il suo linguaggio anche dell'invettiva più aspra e
tagliente che sarà tuttavia non la negazione dell'antico
ideale di comprensione e di amore tra gli uomini, ma la sua
sublimazione dopo l'esperienza della guerra e della
persecuzione scatenata da chi rifiutava l'etica della
fratellanza".
La poesia diventa allora più tormentata nella introspezione,
tesa a scavare nel profondo, a penetrare lucidamente i
tratti del male di vivere. Il dolore è per Saba ormai una
condizione ineliminabile per l'umana esistenza, non può
certo essere placato dalle parole e dalle emozioni liriche.
Resta la concentrazione del poeta nella volontà di scoprire
la vena più nascosta dell'amore per gli altri, nel
rintracciare ancora una volta, nella realtà, le motivazioni
dell'agire e le ragioni del cuore. Tutto questo alla luce di
una commozione sempre trattenuta e di una coscienza onesta e
attenta a seguire, come afferma il critico Carlo Bo, "la sua
naturale umanità, che è qualcosa di molto diverso dalle
altre umanità programmate dagli scrittori, e assomiglia
piuttosto a un tentativo di denudamento insensibile, con la
speranza di arrivare a un discorso diverso tra gli uomini,
non più basato sulle facoltà di potere ma sull'umiltà, sulla
semplicità, sulla pietà".
IL NOVECENTO