Sandra
Famoso canzoniere amoroso
composto in latino dall'umanista Cristoforo Landino (1424-1492),
pubblicato nella primitiva integrità, dalla redazione del codice definitivo,
solo nel 1939
Neoplatonismo
L'amore per Sandra, ignota fanciulla, è nei vari componimenti rievocato con un
tono e uno stile che hanno quasi sempre presente l'elegante compostezza dei
maggiori poeti, da Properzio al Petrarca. Vivo documento di una passione
giovanile, l'opera intreccia palpiti, sofferenze, delusioni per la bella
fanciulla, insieme a testimonianze sui Medici, sugli umanisti fiorentini e sulla
civiltà contemporanea. Divisa in tre libri nella redazione definitiva
(1458-1459), questa Sandra unisce la gentilezza della raffigurazione di una
creatura d'amore e di sogno ai crucci e ai tormenti di un cuore giovinetto;
descrizioni di luoghi, motivi biografici o polemici, e tutto quanto si inserisce
nella varia vita del canzoniere, rendono interessante la lettura di un'opera per
tanto tempo dimenticata di fronte alle maggiori opere dello stesso autore:
specialmente il Commento alla Divina Commedia e le Dispute camaldolesi. Il primo
abbozzo della Sandra (1443-1444) era stato dedicato a Leon Battista Alberti.
Dispute camaldolesi
(Disputationes camaldulenses)
Opera filosofica in quattro libri di Cristoforo Landino, composta in latino
intorno al 1475, pubblicata in Firenze verso il 1480, assai importante per la
divulgazione delle idee di Platone e di Aristotele nell'ambiente fiorentino, la
discussione di principi medievali da sant'Agostino a san Tommaso d'Aquino e la
partecipazione all'ambiente ispirato dalla parola di Marsilio Ficino.
Il titolo si riferisce a una sosta di quattro giorni nel monastero di Camaldoli,
di Lorenzo e Giuliano de'Medici, dell'Alberti, del Ficino, del Landino stesso e
di altri nobili e pensosi spiriti. Nella pace di quell'eremo religioso la
dialettica filosofica e la meditazione si intrecciano al riposo e alle
passeggiate per i luoghi ameni. Nel primo giorno Lorenzo sostiene contro
l'Alberti che l'ideale del saggio è il contemperare la vita attiva con quella
contemplativa, per guidare gli uomini e recare un contributo fattivo
all'umanità. Nel secondo si accende una discussione assai profonda tra l'Alberti
e il Ficino: che cosa sia il male e se esista, come il sommo bene si identifichi
in Dio a come si pervenga con l'intelletto a raggiungere lo scopo della felicità
dello spirito. Nel terzo e nel quarto giorno l'Alberti espone allegoricamente la
favola dell'Eneide, significando in Enea il simbolo dell'uomo che dopo varie
peregrinazioni giunge alla salvezza: la parentesi cartaginese in una vita attiva
che fosse politica e sete di dominio non impedisce il ritorno alla pura
contemplazione del sommo bene: ideale già espresso dall'Alberti nella prima
giornata. L'opera testimonia il tentativo del Landino di conciliare l'antico e
il moderno, il sogno di una purezza cristiana e il sereno anelito del mondo
antico.