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Leonardo Sciascia:
Il giorno della civetta
Leonardo Sciascia
(Racalmuto 1921 - Palermo 1989)
Narratore di profonda ispirazione democratica, dedicò la sua attività di
scrittore ai problemi della Sicilia, affrontando i temi della mafia e della
sua collusione con il potere politico. Tra le sue opere: Le parrocchie di
Regalpetra (1956); Il giorno della civetta (1961); Il Consiglio d'Egitto
(1963); Morte dell'inquisitore (1967); Todo modo (1974); L'affaire Moro
(1978), La strega e il capitano (1986), Una storia semplice (1989). Da
alcuni suoi romanzi sono stati anche tratti film.
Il giorno della civetta
Romanzo di Leonardo Sciascia pubblicato nel 1961.
Per la prima volta la mafia viene messa al centro di un'opera narrativa
destinata al vasto pubblico.

Con quest'opera Sciascia inizia la sua fortunata produzione di "gialli"
sulla mafia. Nella cittadina siciliana di S. viene ucciso a tradimento,
mentre sta salendo sull'autobus per il capoluogo, Salvatore Colasberna, un
piccolo imprenditore edile. Le indagini sull'assassinio sono affidate al
capitano Bellodi, ufficiale dei carabinieri, ex partigiano, settentrionale,
colto, idealista, assertore convinto della legge come garanzia di giustizia.
Le confidenze di Calogero Dibella, un meschino individuo, che compra con le
sue rivelazioni l'indulgenza della polizia, conducono Bellodi su una pista
ben precisa: Colasberna sarebbe stato ucciso per aver rifiutato la
protezione offertagli dalla mafia locale sotto forma di "guardiania". Viene
intanto denunciata la scomparsa di Paolo Nicolosi, un potatore, irreperibile
dal giorno dell'assassinio di Colasberna; subito Bellodi collega i due
episodi: in effetti la moglie di Nicolosi ammette che il marito, prima di
uscire di casa per non farvi più ritorno, le aveva confidato di aver
riconosciuto per strada un compaesano, Diego Marchica detto Zecchinetta,
pericoloso pregiudicato. L'arresto di Marchica, che finisce per confessare
il doppio omicidio di Colasberna e Nicolosi, e il ritrovamento del cadavere
di quest'ultimo segnano però la condanna a morte per Calogero Dibella. Prima
di essere ucciso, questi invia però al capitano Bellodi una lettera con il
nome del vero mandante di tutti gli assassinii: don Mariano Arena,
potentissimo capo mafioso, di cui Bellodi ordina l'arresto, tra lo sgomento
dei cittadini e dei suoi stessi colleghi. Ma parallelamente ai progressi
dell'inchiesta di Bellodi si diffonde l'allarme nella rete politicomafiosa,
su su sino a Roma: sinchè in una burrascosa seduta del Parlamento un non
meglio identificato sottosegretario dichiara come, a parere del governo, i
fatti di S. debbano attribuirsi a delinquenza comune, e come la "cosiddetta
mafia" non esista se non nella fantasia dei socialcomunisti. L'inchiesta è
dunque sospesa, Zecchinetta fornito di un alibi inoppugnabile, don Mariano
trionfalmente liberato; Bellodi, vinto e stanco, lo apprenderà durante una
lunga licenza nella sua città natale, Parma: e la lontananza darà al dramma
proporzioni fantastiche, irreali. L'atteggiamento di Sciascia è quello di un
profondo, amaro pessimismo. "Il vero problema non è la risoluzione
dell'enigma ma l'impossibilità a fare sì che la verità diventi verità di
stato: c'è un certo ottimismo dell'intelligenza (si può sapere chi sono i
colpevoli) ma manca la prospettiva pratica. I delinquenti, anche smascherati,
se la cavano ... Perciò, mentre nel romanzo poliziesco classico
l'investigatore è un personaggio onnipotente, nei romanzi dello scrittore
siciliano egli è condannato alla più amara impotenza" (C. Ambroise).
Leonardo
Sciascia - A ciascuno il suo
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