Percy Bysshe Shelley
(Field Place 1792 - golfo di La Spezia 1822)
Poeta inglese. Osteggiato in patria per le sue idee,
abbandonò l'Inghilterra e si trasferì in Italia, dove
compose gran parte delle sue opere. Nel 1822 si stabil in
una villa tra Lerici e San Terenzo e durante una gita in
barca naufragò: il suo corpo venne bruciato alla presenza di
Byron. Tra le sue opere più note sono da ricordare I Cenci
(1819), Prometeo liberato (1820) e Hellas (1822). Esponente
del romanticismo inglese, crea una poesia impetuosa,
dionisiaca, in cui elementi decadenti, demoniaci, torbidi,
aspirano ad ascendere verso una misteriosa divinità cui
Shelley tendeva con tutte le forze.
La sensitiva (The
sensitive plant)
Opera del poeta inglese Percy Bysshe Shelley (1792-1822),
pubblicata nel 1820.
Si tratta di un poemetto composto di quartine di versi a
rima baciata, cosa che imprime alla composizione un
andamento fortemente ritmato, da ballata. L'opera prende il
nome da uno dei simboli che vi appaiono, secondo l'abitudine
della poesia shelleyana, cioè la pianta sensitiva, le cui
qualità appunto di estrema sensibilità non potevano non
colpire un poeta romantico. Ma tutto ciò che viene descritto,
o di cui viene narrato, nella composizione può avere valore
simbolico, tanto il giardino e la vita che vi si svolge sono
lontani dalla realtà naturale: Shelley si trova qui
nell'area estetica di quello che viene definito romanticismo
morale, che non ha dimenticato le suggestioni di corruzione
dell'epoca "gotica" del preromanticismo. Tutte le immagini
leggiadre e colorate dell'inizio del poema trovano
puntualmente una corrispondenza opposta verso la fine in
immagini di desolazione, di morte, di pallore, di putredine.
Il poemetto si compone di tre parti narrative e di una
conclusione che potrebbe essere definita filosofica, dove il
poeta pone le sue riflessioni sulla vita e sul mondo come
commento alla vicenda appena esposta. Nella prima parte è
descritto, con ogni cura, un giardino che non è (e non vuole
essere) reale, tanto ogni fiore, ogni pianta, ogni colore vi
sono perfetti. Tutti i fiori fioriscono allo stesso tempo,
il bucaneve e la viola, il tulipano e il narciso, la rosa,
il giglio e il gelsomino, e naturalmente viene spontaneo il
paragone con il giardino per eccellenza, con l'Eden, anche
perchè il poeta stesso a più riprese suggerisce questo
accostamento: "E da questo incontaminato Paradiso i fiori
... brillavano sorridendo verso il Cielo, e ciascuno
partecipava della gioia alla dolce luce del sole". In mezzo
a tanta gloria, a tanto splendore di colori e profumi, se ne
sta modesta la sensitiva, più disposta di tutte le altre a
dare amore, benchè quasi le manchi il modo per manifestarlo:
"Poichè la sensitiva non ha fiori vivaci, / lo splendore e
il profumo non sono la sua dote, / essa ama, proprio come
l'Amore il suo cuore profondo è pieno, / essa desidera ciò
che non ha, il Bello!". La seconda parte presenta l'unica
creatura umana del poemetto: una giovane donna che si occupa
del giardino con amorose cure materne. Di lei è descritta la
celestiale bellezza, la solitudine (di cui essa non soffre
essendo creatura spirituale, che vive in comunanza con i
suoi fiori), ma anche la effimera esistenza: "E prima che
una sola foglia divenisse gialla ella morì". Apparsa
all'inizio dell'estate, dopo che la Primavera era venuta
come "spirito d'amore", la donna ha simboleggiato la vita
del giardino durante il periodo del suo massimo splendore,
l'estate, ma non può che morire al primo sentore d'autunno.
La terza parte infatti ci mostra le conseguenze che ha sul
giardino questo decesso: non solo tutto appassisce, ma
addirittura perde colore e imputridisce, secondo quel gusto
del morboso proprio del romanticismo morale e
particolarmente congeniale alla mente turbata dello Shelley.
Questa parte indubbiamente caduca della poesia shelleyana è
riscattata dalla conclusione, in cui il poeta, trascendendo
la dimensione più facilmente percettibile dall'uomo, si
domanda se non si possa trarre una conclusione positiva da
questa pur triste vicenda, se in fondo la morte non sia
altro che una beffa a danno degli uomini, mentre la vera
bellezza di quel giardino è in realt eterna, come la
Bellezza immortalata dalla poesia.
Percy Bysshe Shelley