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La trama completa
del "Signore degli anelli" |
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La scena si apre nella Contea, una terra
di pace in cui vivono gli hobbit, i mezzouomini, il giorno del compleanno di
Bilbo e Frodo Baggins. Bilbo, di cui Frodo è il nipote adottivo, prepara una
festa grandiosa con l’aiuto di un vecchio amico stregone, Gandalf, e, sempre
con l’aiuto dell’amico, scompare e parte. Dietro al mistero della sua
improvvisa scomparsa c’è la vicenda di un anello, trovato molti anni prima,
che ha il potere di rendere invisibili. A fatica lo stregone convince Bilbo
a lasciare a Frodo l’eredità del prezioso gioiello, poi entrambi partono per
destinazioni diverse. Lo straordinario attaccamento del vecchio hobbit verso
il gioiello, mette in allarme Gandalf che comincia ad indagare e scopre che
in realtà Frodo e la Contea sono in pericolo come il resto dei territori:
l’anello è stato forgiato da Sauron, sovrano rovesciato del Male, ed è
proprio quello leggendario che conferisce potere all’Oscuro Sire. Non solo
Sauron è alla ricerca del suo tesoro perduto, ma l’Anello stesso potrebbe
essere un pericolo per Frodo a causa dell’irresistibile tentazione che
esercita e del fatto che, se indossato a lungo, divora mente e corpo del
Portatore, fino a tramutarlo in un’ombra al servizio del Male. Gandalf, in
possesso di queste preziose informazioni, torna nella Contea e convince
Frodo a partire, con una scusa, accompagnato da tre suoi amici: Sam, Pipino
e Merry, cui però non dovrà dire il vero scopo della sua missione. Il
viaggio, camuffato da visita di cortesia ad una lontana parente, potrebbe
avere come destinazione il Monte Fato –nel cuore della terra di Sauron –per
gettare nel fuoco del vulcano l’Anello.
Al momento di partire, Gandalf non è ancora tornato e così Frodo e i suoi
tre accompagnatori decidono di partire ugualmente. Poco dopo la loro
partenza da Casa Baggins, si presenta loro un misterioso e inquietante
cavaliere alla ricerca di Frodo. Questa figura li insegue per tutta la
Contea, fino alla falsa destinazione di Frodo. Una volta giunti al luogo
dove solo Sam e Baggins dovrebbero proseguire, si scopre che in realtà anche
gli altri due amici sono a conoscenza della vicenda dell’Anello e si offrono
di accompagnare Frodo fino alla sua remota destinazione. I quattro sono ora
diretti a Gran Burrone, residenza degli Elfi più saggi e punto di incontro
con Gandalf, dove il destino dell’Anello dovrà essere discusso.
La compagnia si inoltra nella Vecchia Foresta, lungo il corso del
Sinuosalice, dove vengono aggrediti dalle forze della natura e salvati da
Tom Bombardil, stravagante signore di quei luoghi che vive insieme a Dama
Baccador. Sono accompagnati dalla loro protezione fino oltre Tumulilande,
dove il valore di Frodo non sarebbe bastato a salvare se e i suoi compagni
dallo spettro dei tumuli.
Giunti nella Terra di Brea, i quattro alloggiano alla locanda del Puledro
Impennato di Smorzo Cactaceo, uomo non intelligentissimo, ma al servizio di
Gandalf che li mette in guardia contro una figura sinistra che frequenta il
locale: Grampasso. La sua descrizione corrisponde in modo quasi perfetto
all’idea che i quattro si erano fatti dei loro inseguitori misteriosi, ma lo
strano individuo, nonostante la riluttanza di Pipino, ispira una strana
fiducia a Frodo, che lo accetta come guida al loro viaggio. Anche Grampasso
si rivela essere amico di Gandalf e una guida che il vecchio stregone ha
mandato ai quattro hobbit, anche se in realtà si scoprirà in seguito che il
misterioso individuo è ben altro che un semplice conoscitore dei luoghi. I
cinque scappano durante la notte, poco prima che quattro cavalieri neri al
servizio di Sauron (è questa la natura dei misteriosi inseguitori) facciano
irruzione all’interno dei loro alloggi per prenderli a tradimento. Vengono,
però, sorpresi in una radura ed accerchiati. Nel momento in cui Frodo viene
sopraffatto dal desiderio di infilarsi l’anello, un cavaliere lo pugnala
alla spalla ed egli rimane, nonostante l’intervento di Grampasso,
agonizzante per la ferita micidiale inferta dal nemico. Raggiunti di nuovo
dai cavalieri, Frodo e i suoi vengono dalvati e curati dagli Elfi di Gran
Burrone. Qui Frodo, al suo risveglio, ritrova Gandalf e apprende che
Grampasso, il cui nome elfico è Aragorn, è l’ultimo discendente dei re
dell’Ovest, quindi il legittimo sovrano della Gente Alta. A Gran Burrone si
trova anche il vecchio Bilbo, macerato nei ricordi ed immerso nella
redazione delle sue vecchie avventure sotto forma di racconto.
Durante il consiglio in cui si dovrebbe decidere della sorte dell’Anello,
Gandalf racconta il motivo del suo ritardo nella Contea: il suo vecchio
maestro, capo del consiglio degli stregoni, si è volto al male ed è
diventato servitore di Sauron. Saruman il bianco, questo il nome del
traditore, aveva imprigionato Gandalf, ma egli era riuscito a fuggire con
l’aiuto del re delle aquile. Il Consiglio, di fronte a questo nuovo ed
inaspettato pericolo, raduna in fretta una compagnia di nove persone per
raggiungere e portare aiuto agli uomini nella loro terra e per accompagnare
il portatore dell’anello al Monte Fato dove distruggere il pericoloso
emblema del potere oscuro. La compagnia è così formata da Frodo Baggins,
portatore dell’anello, con i suoi tre amici Samvise, Peregrino e Meriadoc.
Lo stregone Gandalf il Grigio farà loro da guida, affiancato da Aragorn;
della stirpe degli uomini ci sarà Boromir di Gondor (che tante gioie darà
poi alla compagnia), dei nani Gimli e degli Elfi Legolas. Questi ultimi due,
iniziano il viaggio in un’atmosfera di ostilità reciproca a causa di una
vecchia rivalità che sussiste da tre due stirpi. Le avversità riusciranno a
mutare il loro animo e a piegare il loro orgoglio. Quando ad Aragorn, alias
Grampasso, è senza dubbio il più saggio dopo Gandalf, cui si rimette quasi
completamente riconoscendone la saggezza e l’esperienza. All’ordine della
discussione è anche un piccolo essere subdolo, Gollum, la cui etnia è
incerta. Bilbo aveva in passato sottratto l’anello a questo malvagio
abitatore del sottosuolo ed ora egli, divorato dal potere dell’Anello e
inconsciamente assoggettato al volere di Sauron, insegue Frodo Baggins per
impossessarsi del suo tesoro perduto. Aragorn assicura al consiglio che
Gollum si trova in prigione sorvegliato da Elfi, ma Gandalf sembra sapere
che in realtà quello che è un vecchio hobbit reso irriconoscibile dal male
avrà un ruolo importante nell’epilogo della vicenda, in bene o in male.
Sempre nei racconti del consiglio, fa la sua comparsa la nuova cavalcatura
di Gandalf, il cavallo Ombromanto, la cui velocità sarà di importanza
fondamentale nelle vicende successive.
La decisione finale, comunque, è quella già profilata da Gandalf: la
distruzione dell’anello a Monte Fato passando per Moria, un complesso di
gallerie estremamente infido ed infestato da Orchetti. Prima di inoltrarsi
nelle profonde gallerie, Bilbo lascia Frodo con due regali: la sua cotta di
maglia, che poi si rivela preziosissima, e la sua vecchia spada elica, in
grado di illuminarsi per rivelare la presenza dei Nemici. All’interno della
rete di grotte, Gandalf mette in atto il suo potere di stregone e,
illuminando la punta del suo bastone, guida la compagnia attraverso le
gallerie di Moria fino quasi all’uscita. In una delle ultime sale, già quasi
illuminata dalla luce del sole, la compagnia rinviene tombe di elfi ed un
libro. La consultazione di questo rivela di chi sia la tomba: il nano Balin,
vecchia conoscenza dei lettori di “Lo Hobbit”. Lui e la sua gente erano
stati sconfitti in una dura battaglia contro gli Orchetti ed erano rimasti
intrappolati all’interno della galleria. Come se si trattasse di una
profezia per loro, mentre stanno leggendo il libro i nove vengono assaliti
da Orchetti. Riescono a fuggire combattendo valorosamente, ma all’ultimo la
strada viene loro sbarrata da una figura malefica dai forti poteri magici:
un Barlog. La lotta tra lo stregone Grigio e la potenza maligna è
violentissima e, alla fine, Gandalf viene trascinato in un burrone infuocato
dal suo nemico agonizzante. Spaventati e pieni di tristezza, gli otto membri
superstiti della compagnia sono costretti a proseguire sotto la guida di
Aragorn. Riescono a fuggire fino alla terra elica di Lothorien, dove si
sentono più al sicuro.
Lothorien è il regno di Dama Galadriel e di suo marito Celeborn, dove tutti
tranne Gimli vengono accolti con grande onore. Superate le ostilità iniziali,
però, sia Gimli che Galadriel si trattano con rispetto e, alla fine, il nano
riesce perfino a dichiarare la dama la più bella creatura esistente.
La compagnia, attraverso uno specchio magico della dama, vede riflessi di
futuro e tentazioni del proprio animo: Sam vede la Contea brulla e distrutta
e i suoi amici maltrattati, un avvenimento che in realtà non si è ancora
verificato ma che i quattro hobbit troveranno al loro ritorno. La Dama gli
chiede se, dopo quello che ha visto, vuole ritornare nella sua terra, ma Sam
resiste alla tentazione di Galadriel. Più o meno accade così anche per gli
altri membri della compagnia, dei quali solo Aragorn riesce a sostenere lo
sguardo indagatore della Dama senza abbassare gli occhi. Per Frodo è diverso:
Galadriel gli mostra nello specchio l’immagine di Gandalf, che l’hobbit
scambia per Saruman, e l’Occhio del Nemico. Prima di lasciarli partire, il
re e la regina degli elfi donano loro spade, cotte di maglia, corde magiche
e manti di ombra, che li rendono quasi invisibili agli occhi del nemico.
La compagnia riparte seguendo con delle barche eliche il corso del Grande
Fiume, sempre più vicini alle terre del nemico. Vengono attaccati da
Orchetti e, senza capire cosa sia, Legolas abbatte un Nazgul –i cavalieri
dell’aria al servizio di Sauron. La notte successiva, la compagnia si rende
conto di essere seguita da un’altra piccola imbarcazione, o da un essere che
si muove a nuoto dietro di loro. Sembrano non esserci più dubbi sul fatto
che Gollum è scappato dalle prigioni elfiche ed ora insegue Frodo, attratto
dal potere dell’Anello.
Dopo essere attraccati sulle rive del Grande Fiume, la compagnia viene
attaccata da Orchetti e Boromir rimane ucciso. Nessuno sa, però, che aveva
tentato di sottrarre l’anello a Frodo, che era fuggito con Sam in direzione
della terra di Mordor. La compagnia si scioglie, così, e quindi i superstiti
si lanciano all’inseguimento della schiera di Orchetti che hanno fatto
prigionieri Merry e Pipino.
Durante l’inseguimento, Aragorn, Gimli e Legolas incontrano i cavalieri di
Rohan che li conducono a Minas Ithil.
Nel frattempo, durante una battaglia tra cavalieri e Orchetti, Merry e
Pipino sono riusciti a fuggire. Durante la fuga, vengono aiutati da un’altra
strana creatura, simile a Tom Bombardil come temperamento: Barbalbero. Fa
parte di un’antica specie di giganti, gli Ent, distrutti dai servi di
Saruman, cui hanno giurato vendetta. Barbalbero dà da bere e da mangiare
agli hobbit, e la bevanda degli Ent ha su di loro uno strano effetto a causa
del quale torneranno a casa un palmo più alti del normale.
Lontano dalla casa di Barbalbero, Gimli, Legolas e Aragorn sono seguiti da
un misterioso cavaliere vestito di bianco. Quando egli si mostra ancora, lo
attaccano convinti che sia Saruman, ma si rendono conto che si tratta di
Gandalf. Scampato dalla morte, lo stregone è divenuto molto più potente ed
ora indossa le insegne che furono di Saruman, ora volto al male.
I quattro si dirigono verso la città di Isengard, dove Gandalf non è visto
di buon occhio, ma dove è necessario convincere Théoden, il re, a scendere
in battaglia contro l’esercito di Saruman. Vermilinguo –il consigliere di
Théoden –il cui nome è molto più di una garanzia, tenta di convincere il re
a scacciare Gandalf e i suoi, ma lo stregone smaschera il traditore ed apre
gli occhi al re: il suo consigliere non è altro che un servo di Saruman.
Aiutato dalla figlia Eowyn, il re decide di uscire dal suo palazzo e di
accompagnare Gandalf e i suoi in guerra. Nonostante ella lo desideri tanto,
il re non permette ad Eowyn di accompagnarli, benché lei sia molto abile in
guerra.
La battaglia contro le forze di Saruman è vinta grazie al valore dei
combattenti, più che al numero, e la compagnia si reca alla torre dove si è
rifugiato Saruman. Gandalf offre allo stregone la libertà e la salvezza, ma
egli rifiuta, temendo di passare per traditore agli occhi di Sauron. Così
Gandalf spezza il bastone di Saruman e lo espelle dal consiglio, privandolo
così dei suoi poteri. Vermilinguo, dalla cima della torre, tenta di uccidere
Gandalf lanciando una grossa sfera, ma lo manca e priva inconsapevolmente
Saruman dell’unico mezzo che avrebbe per spiegare la situazione a Sauron: la
sfera di vetro è, infatti, un mezzo per mettersi in contatto con la mente
del Nemico. Gandalf, prima di partire su Ombromanto con, in sella, Pipino,
la affida ad Aragorn. Più tardi il re guarderà nella sfera e sfiderà Sauron,
compiendo un gesto che solo una persona con la sua forza d’animo avrebbe
potuto portare a termine.
Nel frattempo Frodo e Sam, durante la scalata ad una parete di roccia,
incontrano e catturano Gollum e lo costringono a fargli da guida
strappandogli un giuramento. Per il momento, l’amina del vecchio hobbit
corrotto dal male, sembra volgersi a scopi più limpidi, tanto che riaffiora
a tratti, nel suo modo di parlare, il segno di un passato senno ora perduto.
Con questa strana guida, i due hobbit attraversano le paludi dei morti,
piene degli spiriti di antichi e valorosi guerrieri caduti combattendo
contro l’Oscuro Sire. Giunti al Cancello Nero, però, lo trovano chiuso e
sorvegliato, per cui sono costretti a seguire Gollum su un sentiero
alternativo e forse meno sorvegliato che li conduca all’interno della terra
di Mordor. I tre incontrano dei cavalieri che raccontano loro la fine di
Boromir, che Frodo ancora ignorava. Poi, intuendo la loro missione, li
lasciano partire e gli hobbit giungono alle gallerie di Shelob. Shelob è un
essere mostruoso simile ad un ragno che morde Frodo e lo lascia come morto.
Sam si vendica pugnalando il mostro, ma è disperato per la morte di Frodo.
Gli toglie l’anello e se lo mette al collo, prima di ricomporre il padrone e
lasciarlo lì. Inseguito da alcuni Orchetti, Sam si nasconde e riesce a
sentire che in realtà il suo padrone non è affatto morto, ma paralizzato
dall’effetto temporaneo del veleno di Shelob. Sam si lancia all’interno del
covo di Orchetti e libera il suo padrone, gli restituisce l’anello, e lo
riporta fuori.
Intanto, a Minas Tirith, la compagnia è raggiunta da altri doni di Dama
Galadriel, tra cui anche uno stendardo per Aragorn. L’assedio di Gondor,
città di re Théoden, viene messa in atto da uno sconfinato esercito di
Orchetti, capitanati dal capo degli Spettri dell’Anello. Gli abitanti
all’interno della città, attendono invano l’arrivo di Faramir, figlio del
re, con i rinforzi. Proprio quando tutti stanno per perdere le speranze, si
sentono in lontananza dei corni che annunciano l’arrivo dei Rohirrim,
cavalieri di Rohan, la cui carica disperde gli assedianti. Re Théoden, però,
muore in battaglia e sua figlia Eowyn è rimasta gravemente ferita per aver
colpito, e ucciso, il capo dei Servi dell’Anello con l’aiuto di Merry.
Chiunque colpisce il Nemico, infatti, viene colto da una febbre misteriosa
che lo porta alla morte. Solo il Re d?occidente ha il potere di guarire
queste ferite, ma al momento la dinastia è spodestata e nessuno, tranne
Gandalf, sa chi sia l’erede. Naturalmente lo stregone interpella Aragorn che,
con erbe e chiamando i malati per nome, risveglia dalle tenebre Merry ed
Eowyn.
A Gondor, però, re Denethor dispera della vittoria. Ha guardato in una delle
sfere che mettono in contatto con il Nemico ed egli gli ha fatto credere di
essere spacciato, mostrandogli immensi eserciti pronti a muoversi contro di
lui. Denethor vorrebbe bruciarsi con il figlio Faramir, ferito a morte dal
Nemico, ma Gandalf riesce a salvare il moribondo. Purtroppo, il Re, accecato
dalla follia e dalla paura, appicca le fiamme e muore nel rogo. La malattia
di faramir è curata a fatica da Aragorn, ma il nuovo re di Gondor deve
restare nelle Case di Guarigione, dove si trova anche Eowyn. La vicinanza
tra i due farà nascere una profonda amicizia che si concluderà con il
matrimonio.
Aragorn, Gimli, Legolas e Gandalf, nel frattempo, escogitano un trucco per
attirare fuori da Mordor le forze di Sauron, distrarre la sua mente e
permettere a Frodo di compiere la sua missione. Con un potente esercito,
muovono guerra direttamente al Cancello Oscuro, ben sapendo di non poter
vincere, e sperano di far credere al Nemico che uno di loro possiede
l’Anello e lo vuole utilizzare per sconfiggerlo. Mentre si svolgono i
preparativi di questa battaglia diversiva, eppure decisiva, la scena si
sposta sui due hobbit, tre con Gollum che li segue da lontano. La loro fuga
dalla torre di Cirith Ungol è riuscita, nonostante abbiano gli Orchetti alle
calcagna. Grazie ad un colpo di genio di Sam, i due si travestono da nemici
e si mischiano alle loro schiere, riuscendo così ad oltrepassare il Cancello
e ad entrare nel Reame di Sauron. Attraverso la Terra d’Ombra, lungo un
percorso sempre più difficile per Frodo, io due giungono fino alle pendici
del Monte Fato. Mano a mano che il Portatore dell’Anello si avvicina al
luogo dove il suo fardello è stato creato, il potere dell’Unico cresce e
rende faticoso ogni passo, tormentando Frodo con l’idea di arrogarsi il
potere dell’Anello. Giunti a Monte Fato, però, Frodo cede e si infila
l’Anello, arrogandoselo. In quel momento Sauron capisce i trucchi dei nemici
e lancia i suoi Nazgul in una corsa disperata per salvare l’Anello
dall’unico fuoco che potrebbe distruggerlo: quello del Monte Fato. Mentre
Frodo è scomparso agli occhi di Sam, Gollum segue la traccia emotiva
dell’Anello e si lancia sul suo invisibile portatore, tranciandone il dito.
Nel giubilo per il Tesoro finalmente riconquistato, Gollum però mette un
piede in fallo e precipita, con l’Anello, nell’Inestinguibile fuoco del
Monte Fato. In un modo o nell’altro, la missione di Frodo è stata pèorytata
a termine e le forze di Sauron ne sono sconvolte. Lui stesso appare come
un’ombra portata via dal vento e le schiere del Re Aragorn capiscono che il
Nemico è stato privato del suo potere. Prima che le esplosioni del Monte
Fato uccidano i due Hobbit, il re delle aquile, mandato da Gandalf, li salva
e li porta a Gondor.
Lì, Frodo e Sam si svegliano giorni dopo e ritrovano Gandalf, che credevano
morto dai tempi di Moria. Scoprono che Grampasso è in realtà il Re Aragorn
e, dopo sontuosi festeggiamenti, tornano alla Contea con Pipino, Merry e
Gandalf. I cinque, che per abitudine ormai cavalcano armati, sono accolti
con sospetto e timore dagli abitanti di Brea. Omorzo Cactaceo accoglie i
cinque con molta gioia, ma spiega loro che da tempo la situazione nella
Contea non è più quella di un tempo. Prima di entrare nella Contea, Gandalf
li lascia e procede verso Tom Bombardil, vecchio amico che non vedeva da
tempo. I quattro hobbit trovano la loro casa usurpata da avidi guardiani al
servizio di Sharkey. Chi sia questo hobbit, i quattro non lo sanno, ma
procedono spediti verso Casa Baggins e, con l’aiuto della gente e della loro
acquisita abilità militare, scacciano tutti i guardiani. Giunti alla porta,
scoprono che Sharkey è in realtà ancora Saruman, con il suo maltrattato
servo Vermilinguo. Scacciato di nuovo, lo stregone decaduto viene ucciso dal
suo servo, stanco dei maltrattamenti. Prima che Frodo possa dire qualcosa,
gli hobbit uccidono Vermilinguo.
La pace è ristabilita, Sam si sposa ed ha una figlia e la Contea è
rinverdita dalla sua abilità di giardiniere, aggiunta ad un dono di Dama
Galadriel: una polvere per rendere fertile una terra improduttiva.
Nonostante ciò, però, Frodo non si sente soddisfatto e riparte per andare
oltre il mare con Bilbo e, all’ultimo momento, anche Gandalf si unisce a
loro. In questo frangente si scopre che lo stregone era in realtà sin
dall’inizio il Portatore del terzo anello degli Elfi, che si credeva perduto.
Infine, Sam torna da sua moglie e vive con lei felice e contento per lunghi
anni.
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"Ogni scrittore che crei un mondo
secondario, una fantasia, ogni subcreatore, probabilmente desidera in
parte almeno essere un creatore effettivo, o almeno spera di attingere
alla realtà: spera che l'essenza propria di questo mondo secondario (se
non ogni suo particolare) derivi dalla realtà oppure a essa confluisca.
[…] La caratteristica peculiare della "gioia" in un riuscito lavoro di
fantasia può essere designata quale un improvviso balenare della realtà
o verità sottesa. Non si tratta soltanto di "consolazione" per i mali di
questo mondo, bensì di soddisfazione, di una risposta alla famosa
domanda: "è vero?" La risposta che ho dato ad essa poc'anzi è stata (e
con piena legittimità): "Se avete costruito bene il vostro piccolo mondo,
sì. E' vero in quel mondo". E questo è sufficiente per l'artista."
John Ronald Reuel Tolkien
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