Riassunti di libri

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Isaac Bashevis Singer  La famiglia Moskat


Romanzo dello scrittore polacco di lingua yiddish Isaac Bashevis Singer (1904-1991), pubblicato nel 1950.

Si tratta del capolavoro di questo grande scrittore contemporaneo (premio Nobel per la letteratura), che è solito scrivere i suoi libri in lingua yiddish: i libri vengono poi tradotti immediatamente in inglese e diffusi negli USA, dove risiede Singer, ebreo di origine polacca. In questo, come negli altri romanzi, il mondo evocato è appunto quello degli ebrei polacchi: il tempo è compreso tra gli anni precedenti la Prima guerra mondiale e lo scoppio della Seconda guerra mondiale. L'umanità ebraica di Varsavia, le vie del ghetto, le famiglie, i riti, le passioni, le speranze, tutto è evocato con affascinante precisione. Il libro narra le vicende della famiglia patriarcale Moskat, che troviamo, all'inizio, nel momento in cui, il patriarca quasi ottantenne Reb Meshulam Moskat, che è anche il creatore della fortuna economica della famiglia, si sposa per la terza volta con Rosa Frumetl vedova Landau. Le due prime mogli di Meshulam erano morte, lasciando diversi figli: i figli di Minna sono Joel (marito di Ester), Perla, moglie di Gedalyah, Hama, moglie di Abram Shapiro e Nathan, marito di Saltsha; dalla seconda moglie, Yente Malkah sono nati Pinnie, marito di Hannah, Nyunye, marito prima di Dacha e poi di Bronya, e Lia, moglie di Moshe Gabriel Margolis: un sant'uomo, devoto alla tradizione e alla legge, che Lia avrebbe poi abbandonato e dal quale avrebbe divorziato per sposare Koppel Berman, l'intendente e confidente del gran vecchio. E, con tutti questi figli entrano nel romanzo, i figli dei figli, le loro storie di amori, di tradimenti, di incontri, di delusioni, di gioie, di sofferenze. Un intero universo ebraico, dunque: quello stesso che sarebbe scomparso nei forni crematori nazisti e parte del quale avrebbe trovato in Palestina una nuova speranza. Dal principio del secolo alla Seconda guerra mondiale sono quarant'anni di storia, all'inizio abbastanza tranquilla, poi drammatica (il libro si chiude mentre gli aeroplani nazisti bombardano Varsavia): una cronaca sconfinata, nella quale ogni personaggio, di maggiore o minor rilievo, ha una pari rilevanza artistica. Troviamo di tutto: rabbini che ritengono di vivere ancora in un loro medioevo, chassidi che studiano giorno e notte la legge, imbroglioni e persone oneste, sionisti e mistici, filosofi e pratici. In mezzo a questo universo compare un altro personaggio interessante, Asa Heshel Bannet, che rappresenta l'incertezza, l'incapacità a realizzarsi e nello stesso tempo una forza vitale, anche nella sua amoralità: nonostante coltivasse la filosofia di Spinoza, il giovane Bannet, arrivato a Varsavia dalla nativa Tereshpol Minor, trova appoggio in Abram Shapiro, il marito di Hama Moskat. Abram è un personaggio spregiudicato e simpatico, un donnaiolo impenitente, una specie di forza della natura, in cui la simpatia e anche una sua forma di lealtà si mescolano a certi aspetti buffoneschi. Abram tradisce la moglie Hama con l'attrice Ida, poi tradisce anche Ida: ma sembra essere per lui un modo di esistere, che si unisce al fatto che quando deve aiutare qualcuno lo fa fino in fondo. Abram prende in simpatia il timido "filosofo" Asa Heshel, lo porta dai Moskat, dove conosce Adele Landau, figlia di primo letto di Rosa Moskat, e Hadassah, figlia di Nyunye. Tutte e due si innamorano di lui, e lui prima convince Hadassah a fuggire in Svizzera: la fuga della donna viene interrotta al confine polacco e Hadassah rimandata a casa dalla polizia dopo qualche tempo di carcere, con grande vergogna dei genitori e di tutta la famiglia. Asa Hashel riesce poi ad andare in Svizzera, dove viene raggiunto da Adele che lo sposa. Incerto nei suoi sentimenti come in tutto, debole e forte nello stesso tempo (quasi a rappresentare la duttilità del carattere ebraico, il suo lato oscuro, che gli ha però permesso di sopravvivere per secoli e secoli in mezzo all'ostilità), Asa Hashel ama Hadassah che benché moglie del commerciante Fishel Kutner, diventa la sua amante. Hadassah otterrà il divorzio da Fishel, Asa Hashel lo otterrà da Adele: da questa aveva avuto il figlio David (che andrà in Palestina), da quella, la figlia Dacha. Ma Asa Hashel non è contento: in realtà è forse incapace di amare sul serio, tanto è vero che si lega con Barbara, che fa parte del partito comunista clandestino: il che nella Polonia di Pilsudski era assai pericoloso. Ma Asa è prudente; del resto i suoi rapporti con Barbara sono saltuari. L'uomo non riesce a laurearsi (in sostanza non riesce a concludere niente: neppure il suo trattato filosofico spinoziano, incominciato con entusiasmo a vent'anni). Nel momento del pericolo, invece di stare con la moglie Hadassah e la figlia, in un paese presso Varsavia, decide di prendersi una vacanza con Barbara: a Zakopane, nella Polonia del sud, dei montiTatra. Qui li sorprende lo scoppio della guerra, l'attacco nazista alla Polonia. Così preso dal panico sulla sorte della famiglia con mezzi di fortuna riesce a tornare a Varsavia insieme con Barbara e viene informato che Hadassah è morta in un bombardamento. Il romanzo si conclude proprio con la scena di Asa che, smarrito tra le macerie della città, incontra Hertz Yanovar, un amico dei vecchi tempi. Deciso a rimanere (perché tutti i suoi sono a Varsavia, almeno quelli rimasti, fra cui anche Adele, alla quale era andato male il tentativo di raggiungere il figlio in Palestina), sente dall'amico parole di disperazione: "Il Messia arriverà presto". Asa Hashel lo guarda sbalordìto: "Che cosa vuoi dire?"."La morte è il Messia. Questa è la verità". Eppure se la verità della morte e dello sterminio gli ebrei l'avrebbero provata nella loro carne e nel loro sangue, non era questa la verità più profonda: e tutto il romanzo lo sta a dimostrare, oltre i pogrom russi, oltre l'ostilità dei polacchi antisemiti, dei fascisti di Pilsudski, oltre i nazisti tedeschi, oltre tutti i nemici, nel bene e nel male, le famiglie erano dotate di una vitalità e di una forza interiore tali per cui sarebbero riuscite a portare oltre lo sterminio, oltre i campi della morte, la loro fede nella fede dei padri e nella vita, nel rito, nel bene, nel male, nella violazione, nell'attaccamento alla loro storia millenaria.

Il romanzo è certo una delle opere più importanti della letteratura del dopoguerra: non tanto per la profondità, quanto per la ricchezza e il realismo commosso dell'evocazione, l'affresco di un mondo che riviviamo con commozione ogni volta che rileggiamo questo capolavoro.


L'ebraismo che sa di avere un passato ma teme di non avere un futuro