Raccolta di
novelle dello scrittore indiano Somadeva (sec. XI).
Le oltre 350 novelle sono tenute insieme da una cornice,
probabilmente composta fra il 1063 e il 1081 in una zona del
Kashmir. Si tratta, per altro, non di un'opera originale,
almeno per i suoi contenuti, ma del rifacimento di una
celebre raccolta di novelle, detta Il grande racconto,
dovuta a Gunadhia, vissuto verso il 200 a.C.: ma Il grande
racconto, scritto in ligua pracriti, non ci è pervenuto, e
su Gunadhia si sono intrecciate le più disparate leggende.
Il rifacimento di Somadeva è in sanscrito. La cornice è,
come osserva Pisani, poco interessante: narra le storie del
re Naravahanadatta, dedicate alla conquista delle sue
innumerevoli mogli (a lui destinategli prima della nascita).
Questa cornice "avvolge" una grande quantità di novelle,
molte delle quali avventurose, come certi viaggi in terre
lontane e sconosciute (narrati nel VI libro) oppure la
visita all'Isola Bianca (IX libro). L'autore sembra
possedere la potenza della lussureggiante natura indiana:
l'opera ha infatti dimensioni assai vaste (oltre 22.000
strofe), e vede l'alternarsi di numerosi generi letterari
(le eterne storie degli stolti e dei furbi, idilli e miti
poetici, racconti buddhisti e non buddhisti, storie di magie
e di incantesimi, racconti epici, vicende d'amore ora
sentimentali ora erotiche). Lo stile è quello detto kavya,
proprio della poesia epica, e denota le qualità artistiche
dell'autore.