Risorgimento
da riscrivere

Pochi liberali, troppi massoni
L'unità
d'Italia è stata cucita a spese della Chiesa. Il processo
storico di unificazione dal 1848 al '61 si è svolto
contestualmente a una vera e propria guerra di religione
condotta nel Parlamento di Torino - dove tra i liberali
siedono i massoni - contro la Chiesa cattolica. I liberali
aboliscono tutti gli ordini religiosi della Chiesa di Stato,
spogliano di ogni avere le 57.492 persone che li compongono,
sopprimono le 24.166 opere pie, lasciano più di 100 diocesi
senza vescovo, impongono al clero l'obbligo di cantare il Te
Deum per l'ordine morale raggiunto, vietano la pubblicazione
delle encicliche pontificie, pretendono siano loro
somministrati i sacramenti nonostante la scomunica, e, come
se nulla fosse, si proclamano cattolici.
Perché? Perché proprio lo Stato sabaudo, che si dice
costituzionale e liberale, alla guida del moto
risorgimentale dedica accanite sessioni parlamentari per la
soppressione degli ordini religiosi? Con quali motivazioni
ideologiche, morali, politiche e giuridiche? Sulla base di
una mole impressionante di fonti originali, Angela
Pellicciari dimostra che colpendo il potere temporale della
Chiesa s'intendeva annientarne la portata spirituale.
Dell'iconografia tradizionale resta un Ottocento tormentato,
certo spregiudicato, molto meno romantico, che apre a una
più piena comprensione delle difficoltà riscontrate fino a
oggi nell'evoluzione della nostra identità nazionale.