Il tabù della morte
Philippe Aries (1914-1984), nel suo libro sulla morte in
Occidente, Essais sur l'histoire de la mort en Occident: du
Moyen Àge à nos jours, presenta un quadro dell'evoluzione
storica degli atteggiamenti dell'uomo nei confronti della
morte. Egli ritiene che si sia passati da un antico
atteggiamento in cui la morte è al contempo familiare,
vicina e attenuata da riti di passaggio, a uno in cui il
solo pensiero fa talmente paura che non si osa più
pronunciarne il nome; anche dal punto di vista linguistico
non si muore più, si decede o scompare. Le confessioni
religiose continuano a proporre un altro modo di ignorare la
morte, quello di trascenderla. Per le religioni più diffuse
in Europa la vita di quaggiù non è che un passaggio, una
transizione verso la vera vita, spirituale, divina,
immortale: la morte è un trapasso, un salto verso la fine
desiderata e sperata.
La morte
addomesticata
Aries rileva come nel primo medioevo la morte fosse un
evento familiare, preferibilmente sempre annunciato e “nel
proprio letto”, che vedeva il morente come il protagonista
di una cerimonia pubblica avente lo scopo di addomesticare
la paura della morte. Il trapasso si svolgeva senza
isterismi e con una serie di gesti rituali, dei quali
l’unico atto ecclesiastico era l’assoluzione finale. Il
moribondo poi si girava "verso il muro" (o comunque
rivolgeva le spalle agli astanti) e viveva da solo il
trapasso. La morte, perciò, per quanto conservi ancora il
suo carattere angosciante (l’autore fa notare come l’uomo
del medioevo amasse i temporalia) veniva circoscritta in una
precisa ritualità che si svolgeva con la partecipazione
della comunità intera che era parte integrante del rito.
Ariès fa notare inoltre come la morte di una persona non
creasse alcun imbarazzo né tra i familiari del morente, né
nel resto della comunità, tanto che quando un qualsiasi
sconosciuto notava una veglia ad un morente, poteva
parteciparvi. Anche i bambini venivano portati ad assistere.
Successivamente il morto veniva sepolto lontano dalle
abitazioni affinché non disturbasse i vivi. Ariès chiama
morte addomesticata questo atteggiamento.
La morte
di sé
Lentamente però avviene un cambiamento. L’aumento della
presenza della cultura cattolica apporta degli adeguamenti
nella ritualità, nella finalità e nel significato della
morte. Nonostante la morte mantenga ancora il suo carattere
di familiarità e di tappa necessaria, inizia ad affacciarsi
la paura del giudizio. Per gli uomini del X-XIV secolo circa
quest’ultimo inizialmente sarebbe stato dato in base
all'eventuale appartenenza del corpo alla Chiesa. Ciò
significa che se un corpo veniva seppellito (spesso in modo
quasi anonimo) all'interno di una struttura ecclesiastica
(intesa anche nelle sue estensioni come cortili ecc.) al
momento del giudizio si sarebbe salvato, altrimenti sarebbe
stato dannato. In questo periodo (XV-XVI secolo) si pensa
invece che il giudizio avvenga al momento del trapasso. Il
giudizio quindi non è più collettivo (inteso come comunità
dei sepolti nelle strutture cattoliche) ma personale, e si
sviluppa la convinzione che per salvarsi occorra morire in
modo morale. Le rappresentazioni del periodo mostrano il
letto del moribondo circondato da diavoli e angeli che
combattono rispettivamente per tentare e salvare l'anima del
morente. Nascono le Artes Moriendi, la morte diventa la
conclusione della propria biografia, le lapidi tornano ad
essere personalizzate con ritratti e iscrizioni: è la morte
di sé.
La morte
dell'altro
Fra la fine del XVI e fino al XVIII secolo la morte perde il
suo carattere di familiarità e diventa un momento di rottura
del quotidiano. Essa acquista un carattere erotico,
trasgressivo, eroico. Anche gli astanti non sono più
partecipi dell’evento ma ne diventano spettatori e la stessa
famiglia del morente si limita ad essere soltanto una
esecutrice degli atti del testamentario. Il moribondo è
lentamente spogliato del suo potere e inizia ad essere
evitato da chi non ha rapporti troppo stretti con lui.
Infatti la morte del conoscente diventa sempre più difficile
da superare (questo avverrà in modo più evidente nel XIX
secolo) in quanto non riguarda più un altro neutro ma un tu.
Il cadavere diventa un problema igienico e i cimiteri (che
in precedenza erano rientrati nelle città in quanto i corpi
dei martiri avevano abituato la gente alla presenza delle
tombe) vengono nuovamente cacciati dalle città. La morte
diventa uno spettacolo che riguarda un altro anonimo. È,
appunto, la morte dell’altro.
La morte
proibita
Dal XIX secolo la morte diviene addirittura un tabù. Ariès
cita Geoffrey Gorer che paragona la morte ad una
masturbazione. In effetti, stando all’analisi dello storico
francese, nella società attuale il trapasso viene in tutti i
modi nascosto perfino al malato, che non è più un
protagonista, bensì una semplice comparsa succube della
volontà altrui. Le decisioni vengono prese dall’équipe, la
quale ha il compito di liberare la famiglia da un peso così
gravoso, e il luogo della morte è l’ospedale, che libera i
luoghi della quotidianità da una presenza così imbarazzante.
Il moribondo non deve far altro che preoccuparsi di
mantenere an acceptable style of living while dying - an
acceptable style of facing death ("un accettabile stile di
vita mentre muore - un accettabile stile di affrontare la
morte"). Sono lontani i tempi in cui il morente si congedava
da familiari, parenti e amici, consapevoli e rispettosi del
suo bisogno d'isolamento. Ora fino all'ultimo istante
bisogna fingere che non si morirà mai.
Conclusosi l’imbarazzante evento i congiunti non devono
manifestare eccessive emozioni e neppure mantenere il lutto,
in quanto questi comportamenti sono solo un ostacolo ad un
più celere ritorno nel circuito sociale. Quest'ultimo
infatti è disturbato da simili comportamenti, in quanto essi
non tendono a nascondere la morte (come si vorrebbe) ma a
palesarla. Le condoglianze divengono tacite e imbarazzanti,
paradossalmente proprio da parte di coloro che sono i più
dispiaciuti per la situazione venutasi a creare. Essi
infatti credendo che il modo migliore per aiutare i
familiari del morente sia quello minimizzare per non
rinnovare il dolore, non si rendono conto dell'ulteriore
isolamento a cui condannano una persona già provata da un
lutto.
Poiché la morte "non deve esistere" il cadavere viene
imbalsamato o accuratamente rivestito: esso in tal modo
appare come un semi-vivo e ciò evita la vergogna e la
ripugnanza. Questa è la morte proibita a cui è approdata la
società di oggi.
Eliminazione della morte al giorno d'oggi
Per Aries l'eliminazione della morte avviene attraverso la
rimozione del morire e la rimozione del moribondo.
L'individuo viene defraudato di quell'intimo momento che
avviene nel luogo in cui vi è l'esalazione dell'ultimo
respiro. Oggi la morte non è altro che un processo che
avviene attraverso l'interruzione delle cure, decisa
dall'equipe ospedaliera o dal medico.
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