STORIA - FRANCOIS-NOEL BABUEF

    

La guerra di Vandea e il sistema di spopolamento


François-Noël Babeuf

Babeuf, François-Noël (Saint Quentin 1760 - Vendôme 1797), rivoluzionario francese, fondatore del socialismo rivoluzionario. Acceso sostenitore della Rivoluzione francese, organizzò la rivolta fiscale dei contadini e contrastò la politica di Robespierre. Arrestato e liberato dopo il colpo di stato del 9 termidoro (1794), diresse la rivista 'Le Tribun du Peuple' con lo pseudonimo di Gracchus.
Sostenitore della proprietà comune della terra e dei mezzi di produzione, nonché dell'assoluta eguaglianza di tutti i cittadini, propose di eliminare la proprietà privata mediante confisca e abolizione del principio di eredità. Con Filippo Buonarroti organizzò nel 1796 la congiura cosiddetta 'degli Eguali', che aveva come fine quello di instaurare una dittatura rivoluzionaria basata sul comunismo dei beni. Scoperta la cospirazione, fu nuovamente arrestato, condannato a morte e ghigliottinato.



« Cittadini repubblicani, non c'è più nessuna Vandea! È morta sotto la nostra sciabola libera, con le sue donne e i suoi bambini. L'abbiamo appena sepolta nelle paludi e nei boschi di Savenay. Secondo gli ordini che mi avete dato, ho schiacciato i bambini sotto gli zoccoli dei cavalli, e massacrato le donne che non partoriranno più briganti. Non ho un solo prigioniero da rimproverarmi. Li ho sterminati tutti... le strade sono seminate di cadaveri. Le fucilazioni continuano incessantemente a Savenay, poiché arrivano sempre dei briganti che pretendono di liberare i prigionieri. »
(Da una lettera del generale François Joseph Westermann inviata al Comitato di salute pubblica) Il Comitato di salute pubblica, organo del Governo rivoluzionario creato dalla Convenzione Nazionale il 17 germinale dell’anno I (6 aprile 1793), fu costituito per sostituire il Consiglio esecutivo, fondato dopo l’insurrezione del 10 agosto 1792, che riuniva i sei maggiori Ministeri di governo. Il Comitato veniva eletto ogni mese e costituì di fatto il Governo francese, tranne che per le materie finanziarie, fino al 1795.

Le guerre di Vandea

Per guerre di Vandea si intende una serie di guerre civili scoppiate a seguito della Rivoluzione francese durante la prima repubblica francese, che vide come protagonisti la popolazione della Vandea e quella di alcuni dipartimenti vicini, che insorsero contro la neonata repubblica.

La prima guerra di Vandea e la seconda guerra di Vandea solitamente vengono accorpate in un unico periodo che va dal 1793 e il 1796. L'insurrezione ebbe inizio nel marzo 1793, quando la Convenzione Nazionale ordinò la leva obbligatoria per 300.000 uomini da inviare al fronte, e proseguì per i successivi tre anni, con brevi tregue durante le feste come il Natale e la Pasqua.

Dopo che venne emanata la legge che prevedeva la leva obbligatoria per 300.000 uomini, i vandeani si trovarono di fronte alla scelta di combattere al fronte per una nazione che ritenevano non li rappresentasse più o di riprendere e ampliare quell'insurrezione che era cominciata qualche mese prima. Inoltre avevano dalla loro il fatto che nella nuova versione della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, pubblicata nel 1793, l'articolo 35 prevedeva che: « Quando il governo viola i diritti del popolo, per il popolo e per ogni parte del popolo, l’insurrezione è il più sacro di tutti i diritti e il più indispensabile di tutti i doveri. »

Una tregua vera e propria avvenne nella primavera del 1795 con la Pace di La Jaunaye, alla fine di questa, il 24 giugno 1795 inizia la seconda guerra di Vandea, che terminerà l'anno successivo quando l'esercito francese riuscì a sopprimere l'insurrezione, compiendo quello che, se venisse riconosciuto, diverrebbe il primo genocidio della storia moderna.

La terza guerra di Vandea durò solo tre mesi, dal 26 ottobre al 17 dicembre 1799, terminando con l'armistizio di Pouancé: a causa dell'instabile situazione politica, la Francia non avrebbe potuto sostenere una nuova guerra civile e per questo motivo il nuovo governo francese preferì acconsentire alle richieste degli insorti, in modo da evitare il ritorno delle monarchia, che in quel momento sembrava imminente.

Sorte diversa ebbe la quarta guerra di Vandea, che iniziò con qualche insurrezione nel marzo 1813 e terminò quando Luigi XVIII salì al trono, nell'aprile 1814. La vera quarta guerra di Vandea scoppiò peraltro dopo i cosiddetti Cento giorni il 15 maggio 1815 e terminò il mese successivo nella fine del giugno 1815, quando Luigi XVIII ritornò sul trono di Francia. A differenza dei precedenti conflitti, essa fu determinante per il ripristino della monarchia, tanto che il nuovo sovrano, in segno di riconoscenza, conferì il grado di generale dei granatieri reali (un corpo militare addetto alla protezione del re) al generalissimo dell'armata vandeana Louis de La Rochejaquelein, e lo stesso fece con il suo successore Charles Sapinaud, che divenne generale e e fu insignito del titolo di duca.

Babeuf accusa

Babeuf accusa la Convenzione e Robespierre di perpetrare in Vandea un vero genocidio, impiccando, sgozzando, annegando, fucilando, incendiando, violentando, torturando e saccheggiando una popolazione per lo più inerme.
L’esecutore materiale di tale infamia, il truce Carrier ne dava orgogliosi annunci alla Convenzione: donne da ammazzare perchè “solchi riproduttori di mostri”, bambini da ammazzare perchè “briganti o futuri briganti”; si collezionavano teste come trofei, si conciava la pelle umana per farne oggetti e indumenti.

Lo studio storico

Lo studio storico della guerra di Vandea è segnato da una serie di opinioni discordanti, che portarono alla nascita di una bibliografia immensa, con due correnti principali in opposizione: gli studiosi favorevoli alla rivoluzione francese e tutto ciò che ne derivò, quindi dalla parte dei repubblicani; e quegli studiosi che ritennero che i cambiamenti portati dalla rivoluzione francese fossero stati deleteri per la Francia di allora, e che si schierarono quindi dalla parte dei vandeani. Tuttavia è errato definire questa seconda categoria come i "monarchici", in quanto nonostante i vandeani appoggiassero il re e fossero molto legati alla monarchia, non tutti i monarchici francesi appoggiarono l'insurrezione e molti di quelli che avevano servito sotto il re erano poi passati al servizio della repubblica. Inoltre i vandeani iniziarono la rivolta solo in seguito all'attuazione da parte del governo francese di misure repressive per il clero ed all'aumento delle tasse necessario alla ricostruzione della Francia e alle spese militari per l'aggressiva politica estera attuata negli anni successivi alla rivoluzione. Il ripristino della monarchia rappresentava così per i controrivoluzionari vandeani una soluzione per porre fine alla rivoluzione.

Genocidio

La tesi del genocidio, così come il termine stesso, risale al XX secolo, tuttavia, nonostante questo concetto fosse piuttosto estraneo alla mentalità dell'epoca, nel 1794 uno cronista del tempo François-Noël Babeuf detto "Gracchus", pubblicò un libro dal titolo: "Du système de dépopulation ou La vie et les crimes de Carrier" (in italiano, "Il sistema di spopolamento e i crimini di Carrier) [In Italia pubblicato con il titolo di "La guerra di Vandea e il sistema di spopolamento" ], nel quale riporta alcune vicende della guerra e gli atti dell'intero processo di Carrier. Nel libro conia un neologismo, che oggi si potrebbe considerare un sinonimo di genocidio, ovvero "populicidio". La differenza con il termine "genocidio", coniato da Lemkin nel 1944, sta solamente nell'etimologia: in quando "genocidio" deriva dal greco "ghénos" (razza, stirpe) e "cædo" (uccidere), mentre "populicidio" deriva del latino "populus" (popolo).

La guerra di Vandea e il sistema di spopolamento

Nel suo libro, Babeuf, si scagliò duramente contro la "convenzione termidoriana", che riteneva colpevole del terrore e del "populicidio". Babeuf infatti non fu un controrivoluzionario, ma anzi aderì con entusiasmo alla rivoluzione e pensava che uno stato repubblicano non avrebbe mai potuto sterminare una parte della sua popolazione, anche perché riteneva che quei cambiamenti che stavano mutando la società francese sarebbero dovuti avvenire in modo progressivo e senza l'uso della violenza. Per questo motivo, decise di testimoniare quanto avvenne in tempi molto brevi, tanto che scrisse questo libro in appena due mesi (venne pubblicato nell'inverno 1794). Scelse, quindi, di riportare il primo avvenimento che diede iniziò al populicidio, cioè il processo di Carrier che avvenne nel periodo della "convenzione termidoriana" e secondo lui fu questo il motivo per cui gli imputati non vennero condannati.




Reynald Secher


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