La
scoperta del Nuovo Mondo è essenzialmente opera della
coscienza cristiana come culmine e interezza dell’Occidente.
E’ dunque anzitutto opera “missionaria”, ossia di
progressiva e mai compiuta conversione.
Le prospettive che interpretano la scoperta dell’America in
chiave essenzialmente colonialista sono in realtà figlie non
dell’Occidente autentico, ma delle sue degenerazioni
occidentalistiche, che sono non cattoliche, bensì dapprima
figlie della Riforma e poi secolariste, scettiche, atee,
pragmatiste, consumiste.
Alberto Caturelli
Alberto Caturelli nasce a Villa del Arroyito, presso la
città argentina di Cordova, il 20 maggio 1927, da una
famiglia di origini toscane. Nella stessa città compie i
suoi studi e consegue il dottorato in filosofia nella locale
università, la più antica del paese sudamericano, dal
momento che è stata fondata nel 1613; nel 1956, all’età di
ventinove anni, ottiene la cattedra di Storia della
Filosofia presso il medesimo ateneo, dove insegna tuttora.
Parallelamente all’attività accademica, nel 1974 entra a far
parte del Consiglio Nazionale della Ricerca Scientifica
argentina, raggiungendo il grado più elevato, quello di
Investigador Superior.
Intervista
Il Nuovo Mondo nelle
interpretazioni deformanti del pensiero moderno
D. È possibile
fare una lettura anche filosofica del cinquecentenario, che
sul piano dell’interpretazione storica ha costituito
l’occasione per riproporre la "leggenda nera" antispagnola e
anticattolica?
R. L’aspetto più rilevante della polemica in corso è il
rifiuto dell’originalità iberoamericana operato dal pensiero
moderno, che ancora una volta si dimostra incapace di
riflettere in modo adeguato su questa realtà.
Si tratta di un grave limite, che ha condotto al
fraintendimento totale del senso degli avvenimenti svoltisi
a partire dal 1492, avvenimenti che hanno cambiato la storia
del mondo e hanno offerto alla Chiesa un nuovo e sconfinato
campo di missione.
La Spagna ufficiale ha compiuto un atto di contrizione
"laico", chiedendo perdono al mondo per il suo passato
"clericale" e rinnegando la sua vocazione, così che la
gratitudine manifestata da Giovanni Paolo II verso la storia
missionaria di quel paese cade nel vuoto e il ruolo
"materno" svolto dalla Spagna nei confronti del Nuovo Mondo
rischia di essere dimenticato del tutto.
Una funzione decisiva in questa direzione è stata svolta
dalla "teologia della liberazione". Questa corrente di
pensiero, lungi dall’essere specificamente americana,
affonda le sue radici nella speculazione moderna che, pur
avendo avuto le sue origini e la sua culla in Europa, è
antieuropea, perché nasce dalla negazione dell’autentica
tradizione del vecchio continente e delle sue fondamenta
naturali e cristiane.
D. Quali sono i caratteri salienti della riflessione
compiuta dal pensiero moderno sulla realtà rappresentata dal
Nuovo Mondo?
R. L’immanentismo filosofico e teologico, dall’empirismo al
marxismo, dalle correnti indigeniste alla teologia della
liberazione, ha condotto la sua riflessione
sull’Iberoamerica da un lato cercando di rivalutare i
caratteri originari del mondo antecedente la scoperta,
dall’altro lato negando il carattere di novità dell’America.
Nel primo caso si appiglia a una impossibile e
contraddittoria "mistica della terra": impossibile, perché
il processo di conversione e l’unione sostanziale con la
cultura ispanica hanno trasfigurato in modo irreversibile i
caratteri originari del mondo precolombiano, generando
un’originalità storica e culturale che è appunto
iberoamericana; contraddittoria, perché rivendica
l’originarietà in nome di un europeismo ibrido e senza
radici nella realtà del Nuovo Mondo.
Nel secondo caso l’America non rappresenta altro che il
risultato della "eccedenza" dell’Europa: poiché non sembra
concepibile un futuro storico al di là della pienezza dello
Spirito raggiunta nel Vecchio Mondo, l’America può entrare
nella storia solo come "residuo" della cultura europea,
ovviamente quella anglosassone e protestante, che
rappresenterebbe la fase culminante della millenaria storia
di questo continente.
Entrambe le interpretazioni sono veramente e sostanzialmente
aggressive nei confronti dell’autentica tradizione
iberoamericana e costituiscono una forma di colonialismo
culturale subdola e molto pericolosa.
La scoperta come
atto della coscienza cristiana
D. Questa lettura
della storia, propria di correnti di pensiero che non
oltrepassano i limiti della soggettività e quindi rinunciano
alla conoscenza del reale, non può dunque cogliere la vera
portata della scoperta, che ha un significato anche
metafisico...
R. La scoperta dell’America non può essere ridotta a un
semplice rinvenimento, sebbene lo presupponga, né a un puro
e semplice incontro fra mondi diversi, ma è un atto iniziale
e graduale che porta allo svelamento dell’essere di quel
continente, della sua originarietà, e alla sua
incorporazione nella fede cattolica.
La scoperta è un atto della coscienza cristiana, cioé della
coscienza dell’essere illuminata dalla fede che guidava
Colombo, il Cristoforo, e i re spagnoli nella conquista e
nell’evangelizzazione del Nuovo Mondo, impegnata fino alla
fine dei tempi a proclamare la verità e a costruire il vero
"mondo nuovo" nella carità, ossia attraverso il compito mai
esaurito, perché sempre perfettibile, della continua
conversione di sé e del prossimo. Pertanto la scoperta è
progressiva e mai compiuta del tutto.
D. L’America dunque è un "mondo nuovo" non perché
contrapposto e superiore al "vecchio" Occidente cristiano,
ma in quanto ricreato dall’opera missionaria cattolica...
R. Il mondo precolombiano, sebbene celasse un oscuro
sentimento del Dio sconosciuto e un’enigmatica attesa di
qualcosa che doveva venire, era contrassegnato dalla
corruzione, dalla magia e dall’idolatria. Con l’arrivo dei
missionari tale realtà è stata prima purificata, attraverso
un’opera di demitizzazione, quindi trasfigurata, mediante la
conversione, in un "mondo nuovo", redento da Cristo e
liberato dalla schiavitù del peccato. L’America indigena
perviene dunque a sé stessa abbracciando la nuova condizione
cristiana, perché tutto quanto esiste di buono in ciascun
uomo e nella sua cultura è sanato, elevato e completato
dalla grazia.
Quanti fanno dell’indigenismo uno strumento contro la Chiesa
cattolica e la Spagna, rivendicando una presunta originalità
del mondo anteriore alla scoperta, sono incapaci di
comprendere che fino alla sera dell’11 ottobre 1492
l’America non esisteva. Nelle comunità precolombiane non vi
erano neppure barlumi di coscienza di continentalità e
soltanto lo spirito ispano-cattolico, attraverso la
diffusione del Vangelo e della lingua castigliana, funse da
principio unitivo, dando vita a un meticciato somatico,
culturale e spirituale unico nella storia. Il Nuovo Mondo è
dunque inconcepibile fuori dalla linfa rigenerante della
fede cattolica e senza la paternità storica della Spagna.
La conquista come
sorpresa e come missione
D. Anche la
conquista militare fu motivata con l’esigenza di proclamare
la fede di Cristo?
R. All’atto della scoperta, nel cui ambito devono collocarsi
anche l’esplorazione e la colonizzazione, si deve aggiungere
la conquista militare, che in realtà fu una sorpresa per
tutti, risultando come la conseguenza non di un piano
preciso, ma di una serie di reazioni di fronte a situazioni
impreviste oppure come il frutto di iniziative personali,
come quella di Hernán Cortés in Messico.
In realtà, l’espressione "conquista" è applicabile in senso
stretto solo alle comunità del Centroamerica e dell’America
andina; per le altre aree, come quelle che oggi
costituiscono l’Argentina, l’Uruguay e parte del Brasile, si
deve parlare più propriamente di occupazione, perché quegli
immensi spazi erano davvero res nullius.
In tutte le sue fasi questo processo fu considerato sempre
in funzione dell’attività missionaria: dalla bolla Inter
Caetera di Papa Alessandro VI, del 4 maggio 1493, fino alle
Giunte di Valladolid, dalle istruzioni di Filippo II
d’Asburgo fino alle disposizioni di Filippo III, lo scopo
principale era la diffusione del Vangelo. Questo stato
d’animo può essere rappresentato bene dalla condotta di
Hernán Cortés che, dopo aver conquistato il Messico, si recò
in ginocchio e a capo scoperto incontro ai primi missionari,
nella consapevolezza di aver combattuto per aprire loro il
cammino.
L’epopea
missionaria e la fondazione dell’America
D.
L’evangelizzazione ebbe dunque la priorità sugli altri
obiettivi, anche se, da un punto di vista cronologico, ebbe
inizio più tardi...
R. I re cattolici, prima ancora della scoperta, quando non
si sapeva con certezza che cosa Cristoforo Colombo avrebbe
trovato, stabilirono che l’obbiettivo principale della
spedizione dovesse essere la diffusione del messaggio di
Cristo, proposito che divenne esplicito appena si ebbe
notizia dei risultati del viaggio.
Comunque, il processo fu di tale intensità che, verso il
1570, tutti gli indios erano stati battezzati; fu un’opera
formidabile, sulle cui modalità e sulla cui portata si
dovrebbe riflettere oggi, di fronte all’appello del
Pontefice per una "nuova evangelizzazione".
In questa impresa fu decisivo l’impulso della corona
spagnola, i cui atti, sempre preceduti da un esame della
"coscienza reale" — secondo un’espressione dell’imperatore
Carlo V d’Asburgo — erano ordinati al perseguimento del bene
comune, sia naturale che soprannaturale.
I problemi che i sovrani affrontarono furono visti sempre in
una prospettiva che li trascendeva in maniera
incommensurabile e che dava a essi un impianto metagiuridico
e metapolitico.
D. Tuttavia, è noto che le debolezze della natura umana,
nonché motivi di ordine pratico, più volte hanno reso
difficile oppure impedita l’applicazione delle leggi
reali...
R. Non si può negare che alla Corona e ai singoli
interessassero anche l’onore e la grandezza della Spagna
nonché i profitti materiali, ma è doveroso ribadire che
l’evangelizzazione, come amava ripetere la regina Isabella
di Castiglia, era il fine principale della conquista
dell’America.
Certamente il peccato fu presente, come in tutte le vicende
umane, ma ciò che deve stupire non sono gli abusi iniziali,
semmai la grande capacità di autocritica che veniva, a tutti
i livelli, da una profonda coscienza cristiana.
Nella storia dell’umanità non si conosce un atteggiamento
simile: un re e un popolo si interrogano continuamente sulla
legittimità e sulla moralità dei propri atti, con il
proposito di non eludere i problemi che nascevano da una
situazione del tutto nuova.
La Corona e l’intero popolo spagnolo costituirono davvero,
nel Cinquecento e nel Seicento, una nazione missionaria.
D. Dunque non è un caso che i veri bersagli della polemica
sulla scoperta dell’America siano stati l’opera
civilizzatrice della Spagna e soprattutto l’attività
evangelizzatrice della Chiesa...
R. Il mandato missionario di Cristo, che non ha alcun senso
nella prospettiva immanentistica, perde vigore presso il
progressismo teologico, sostenitore della tesi secondo cui
la Chiesa cattolica sarebbe solo una possibilità, in quanto
le altre religioni risponderebbero alla volontà salvifica di
Dio e sarebbero tutte, anche le più contrarie all’ordine
naturale, vie legittime di salvezza.
Dovremmo allora pensare che la reazione dei missionari
spagnoli di fronte agli abominevoli riti delle religioni
amerindie fosse un atteggiamento indebito contro quanto
voluto da Dio per quegli uomini, sebbene essi compissero
abitualmente sacrifici umani e si divorassero l’un l’altro.
La negazione più radicale di ogni prospettiva di
evangelizzazione e di quella che Pio XII ha definito una
"epopea missionaria" viene però da alcune frange della
teologia della liberazione, che riducono la missione a
strumento del mutamento rivoluzionario nelle relazioni fra
le classi.
D. Queste falsità oscurano i meriti della Spagna cattolica
nel processo di fondazione del Nuovo Mondo...
R. Non si deve mai dimenticare che l’Iberoamerica è stata
generata dalla Spagna e ciò costituisce il senso
fondamentale della conquista e della evangelizzazione
dell’America.
Fin dal principio — immediatamente i conquistatori e
mediatamente la Spagna — si procedette in modi diversi a un
vero e proprio atto di fondazione: mediante l’erezione di
città, la creazione di istituzioni di governo e di cultura,
l’impulso dato alla fusione delle due razze in un meticciato
su scala continentale; si giunse alla creazione di una nuova
e originale realtà, con enormi conseguenze, anche culturali.
Basti pensare che i primi missionari fecero compiere alle
lingue indigene, fino ad allora soltanto orali, un
incommensurabile salto qualitativo, elevandole
all’astrazione della scrittura alfabetica, che diede loro la
possibilità di superare l’arcaica struttura che le
caratterizzava e di pervenire alla cultura riflessiva.
I missionari favorirono anche la nascita del pensiero
iberoamericano, che non risale al secolo XIX, cioé
all’indipendenza degli Stati ispanoamericani, ma già al
secolo XVI, com’è rappresentato emblematicamente dalla
fondazione della Real Universidad di Città del Messico, nel
1551.
L’abbandono
dell’ideale missionario
D. Occorre
ricordare, a questo proposito, che i paesi del Nuovo Mondo
non costituivano colonie, ma province d’oltremare del regno
di Spagna.
R. Le Indie non erano semplici colonie, ma un raggruppamento
gerarchico di province distinte all’interno dell’imperium
dello spirito cristiano. Infatti, l’impero spagnolo
rappresentava una realtà spirituale che, insieme con
l’impero portoghese, come ha sottolineato José Pedro Galvão
de Sousa, perpetuava la tradizione cattolica medievale.
Fu la crescente secolarizzazione del potere a creare la
frattura, ben individuata da Francisco Elías de Tejada y
Spínola, fra l’Europa moderna, che abbraccia la Rivoluzione,
e la Cristianità, di cui era parte rilevante l’impero
ispanoamericano, ancora tesa a conquistare il mondo intero a
Cristo mediante la conversione e la trasfigurazione
cristiana di tutti i popoli.
D. L’abbandono di questa tradizione imperiale provocò
conseguenze enormi sia per l’America spagnola sia per la
stessa Spagna...
R. La nascita dell’imperialismo secolarista, in antitesi
all’imperium evangelizzatore, favorì la diffusione nel mondo
intero di uno spirito laicista e utilitaristico, all’insegna
dell’ideologia illuministica e della "religione" del
progresso.
Purtroppo questa visione immanentistica conquistò
gradualmente anche la Spagna, che abbandonò il progetto di
cristianizzazione del mondo e si trasformò in un paese
colonialista.
La rivolta dell’Iberoamerica rappresentò dunque la
rivendicazione dell’antica tradizione ispanica e la reazione
alla resa della Spagna allo spirito liberale.
Se la Spagna ha qualcosa di cui pentirsi in occasione
dell’anno cinquecentenario, è proprio l’infedeltà alla
propria missione, cioé l’abbandono dell’ideale della
scoperta e della missionarietà.
Il suo dovere storico non sta allora nel rinnegare l’immensa
opera civilizzatrice svolta nei secoli, ma nel rientrare in
sé stessa, perché l’Iberoamerica, che ha conservato un senso
della hispanidad maggiore di quello che si avverte oggi
nella madrepatria, guarda a essa con le braccia aperte, come
verso una madre che si porta sempre nel cuore.
L’Iberoamerica e la
nuova evangelizzazione
D. Nel corso del
1992, Papa Giovanni Paolo II ha voluto ricordare e celebrare
soprattutto l’inizio dell’evangelizzazione dell’America...
R. Insistendo sull’evangelizzazione, il Sommo Pontefice non
ha voluto evitare di prendere posizione nelle polemiche
sullo scontro fra la cultura europea e le culture indigene,
bensì sottolineare il significato positivo del radicamento
della cultura ispanoamericana nel Vangelo. È significativo
che a Santo Domingo non abbia insistito tanto sui problemi
sociali — enormi e non trascurati — quanto sull’urgenza di
annunciare Cristo senza riduzioni e senza mimetismi alle
generazioni del terzo millennio.
Nel suo denso discorso di apertura della IV Conferenza
Generale del Consiglio Episcopale Latinoamericano ha
ricordato che "la nuova evangelizzazione ha, come punto di
partenza, la certezza che in Cristo vi è una "ricchezza
insondabile" (Ef. 3, 8), che nessuna cultura di nessuna
epoca può cancellare e alla quale noi uomini possiamo sempre
ricorrere per arricchirci". Ha sottolineato inoltre la
necessità di "inculturare il messaggio di Gesù, così che i
valori cristiani possano trasformare i diversi nuclei
culturali, purificandoli, se necessario, e rendendo
possibile il consolidarsi di una cultura cristiana che
rinnovi, amplii e unifichi i valori storici passati e
presenti".
Dunque, la parola di Dio deve continuare a fecondare la
cultura dei nostri popoli, divenendo parte integrante della
loro storia.
D. Quale ruolo può svolgere l’America ispanica nella
prospettiva della nuova evangelizzazione?
R. La cristianità del Nuovo Mondo è pericolosamente esposta
alla tentazione rappresentata dall’edonismo relativista,
divenuta ancora più forte dopo il crollo dell’altro
materialismo, quello comunista, ma non deve rinunciare alla
propria autentica tradizione.
Oggi la metà dei membri della Chiesa cattolica abita il
continente iberoamericano, definito da Giovanni Paolo II —
nella lettera apostolica Los caminos del Evangelio, del 29
giugno 1990, "il Continente della speranza". L’America
ispanica è chiamata a svolgere un compito analogo a quello
portato a termine dai missionari del secolo XVI e
consistente nella distruzione degli idoli prometeici creati
dal mondo moderno, l’ideologismo, il democratismo, il
consumismo. Questo sforzo di demitizzazione deve essere
accompagnato da una operazione di riconquista interiore e di
evangelizzazione del mondo, affinché la Croce piantata a
Guanahaní — poi San Salvador — possa essere nuovamente
inalberata nel Vecchio Mondo.
A questa suprema missione l’America ispanica non può
rinunciare, nonostante l’estrema debolezza attuale, causata
da rilevanti problemi materiali e dal contagio
dell’eterodossia teologica e del relativismo filosofico.
È necessario aver fiducia in Maria — sotto la cui protezione
fu posta la nave ammiraglia di Cristoforo Colombo e l’intera
spedizione — perché Ella presiedette alla fondazione del
Nuovo Mondo, alimentando lo zelo dei primi missionari e
prefigurando a Guadalupe la nascita dell’Iberoamerica. La
devozione del popolo iberoamericano verso Maria, definita da
Pio XII "Regina della hispanidad", è pegno di sicura
vittoria.
CURIOSITA'