François-Louis Ganshof nasce a Bruges, in Belgio, nel 1895,
ed è allievo e successore di Henri Pirenne (1862-1935)
all’Università di Gand. Riconosciuto in tutto il mondo come
uno dei maggiori studiosi delle istituzioni medioevali, in
Italia ha collaborato assiduamente con il Centro Italiano di
Studi sull’Alto Medioevo, di Spoleto. Autore di un
importante contributo nella Storia economica Cambridge (La
società agraria medievale all’apice del suo sviluppo. I. La
Francia, i Paesi Bassi e la Germania occidentale, con
aggiunte e correzioni di Adriaan Verhulst, in Storia
economica Cambridge. I. L’agricoltura e la società rurale
nel Medioevo, a cura di Michael M. Postan, trad. it., 2a
ed., Einaudi, Torino 1976, pp. 355-411), dell’opera di
sintesi Il Medio Evo (trad. it., Vallecchi, Firenze 1976,
primo volume della Storia Politica del Mondo, a cura di
Pierre Renouvin), nonché di ricerche fondamentali sulla
legislazione carolingia e sulla struttura della dominazione
franca, muore a Bruxelles nel 1980.
Che cos'è il feudalesimo
Si tratta di un testo — informa la presentazione editoriale
nella quarta pagina di copertina — pubblicato "in sei lingue
[fra cui il giapponese] e in nove paesi, dopo la prima
edizione belga del 1944, [...] [ed] essenziale per
comprendere i meccanismi del medioevo europeo: la sua
permanente attualità nasce anche dal costante lavoro che
l’autore gli ha dedicato, rivedendo e aggiornando le
successive edizioni fino al 1975". Ma — prosegue la stessa
presentazione —, anche se "giudicato un classico
insostituibile, un modello di rigore e di chiarezza da parte
di noti storici d’oggi [...], [il volume] non era ancora
tradotto in Italia dove, pur nel suo impianto divulgativo,
era conosciuto e apprezzato solo dai medievisti. La scarsa
circolazione di un’opera così importante è certamente una
delle cause del ritardo della cultura italiana in tema di
feudalesimo, in cui ancora sopravvive la tradizione dei
giuristi tardomedievali che tentavano di razionalizzare
l’anarchia dei poteri applicando a posteriori etichette
"feudali", e dando così luogo a quell’immagine di un
feudalesimo, sovrastrutturale e formalizzato, che non è
quello medievale, bensì quello della transizione dal
medioevo all’antico regime.
"In queste pagine il legame vassallatico-beneficiario appare
con chiarezza come strumento di raccordo e di coesione
dell’aristocrazia medievale, ben lontano dai luoghi comuni
della piramide feudale e del feudo come giurisdizione
separata, o come latifondo retto a economia chiusa. Ne
emerge il vero medioevo, ricco di poteri signorili spontanei
che devono la loro nascita alla loro intraprendenza, e non a
una delega imprevidente da parte dello stato".
Che cos’è il feudalesimo? — accuratamente tradotto da Ugo
Gherner dalla 5a edizione francese (Tallandier, Parigi
1982), che tiene conto dell’ultima edizione riveduta
dall’autore, la 4a tedesca (Wissenschaftliche
Buchgesellschaft, Darmstadt 1975) e la cui bibliografia è
aggiornata al 1982 — si apre con Avvertenze (pp. IX-X) e
un’Introduzione generale (pp. XI-XV) in cui lo storico belga
dichiara di voler tralasciare gli "usi fantasiosi" della
parola "feudalesimo" che, "dalla rivoluzione francese,
durante la quale, insieme con la parola "fanatismo", agí da
spauracchio, è stata spesso usata a rovescio", per attenersi
"alle due accezioni principali accolte oggi dagli storici":
"se ci limitiamo all’essenziale, possiamo infatti ridurre a
due accezioni le analisi o le definizioni più sfumate che
troviamo nelle pagine di alcuni autori" (p. XI). Inoltre
ritiene di dover osservare che "l’uso che, in generale,
viene fatto da parte degli storici dell’Urss e da numerosi
storici di altri paesi oltre la "cortina di ferro" del
termine "feudalesimo" e di altri termini a questo
apparentati, ci pare difficilmente giustificabile, quali che
possano essere i meriti dei loro studi" (ibid., nota 1).
Dunque, nella prima accezione, "si può concepire il
feudalesimo come un tipo di società i cui caratteri
determinanti sono: uno sviluppo molto ampio dei legami di
dipendenza da uomo a uomo, con una classe di guerrieri
specializzati che occupano i gradi superiori di questa
gerarchia; un estremo spezzettamento del diritto di
proprietà; una gerarchia dei diritti sulla terra nati da
questo spezzettamento, gerarchia che corrisponde in larga
parte a quella dei legami di dipendenza cui abbiamo appena
accennato; un frazionamento del potere pubblico che
determina in ogni regione una gerarchia di istanze autonome
che esercitano per il proprio interesse poteri normalmente
attribuiti allo stato e spesso, in un’età anteriore, di
effettiva competenza di quest’ultimo" (ibidem).
Questo tipo di società, talora definito "regime feudale", è
quello conosciuto dall’Europa Occidentale nei secoli X, XI e
XII, ma anche in altre zone del mondo e in altre età alcuni
tipi di società hanno presentato analogie con il feudalesimo
della civiltà cristiana romano-germanica del Medioevo
occidentale, sì che, se a volte si sono tratte conclusioni
affrettate da un esame non sufficientemente rigoroso delle
singole fattispecie, in qualche caso — come in quello del
Giappone — si è parlato di feudalesimo a buon diritto. A
questo punto François-Louis Ganshof ricorda che due grandi
storici francesi, Joseph Calmette (1873-1952) e Marc Bloch
(1886-1944) — autori rispettivamente de La société féodale
(6a ed., Colin, Parigi 1947) e de La società feudale (trad.
it., 2a ed., Einaudi, Torino 1987) — hanno preferito al
termine "feudalesimo" l’espressione "società feudale", un
uso di cui auspica la generalizzazione in quanto
permetterebbe di limitare il termine alla sua seconda
accezione. Infatti, "nella seconda accezione, il feudalesimo
può essere definito come un insieme di istituzioni che
creano e reggono obblighi di obbedienza e di servizio,
soprattutto militare, da parte di un uomo libero chiamato
"vassallo" verso un altro uomo libero chiamato "signore" e
obblighi di protezione e di mantenimento da parte del
"signore" verso il "vassallo"; l’obbligo di mantenimento, il
piú delle volte, ha come effetto la concessione da parte del
signore al vassallo di un bene detto "feudo"" (p. XII).
Benché le due accezioni vengano inevitabilmente associate,
l’opera dello storico belga è dedicata soltanto alla
seconda, più tecnica, giuridica piuttosto che sociale e
politica, cioè al sistema delle istituzioni
feudo-vassallatiche: costituisce quindi uno strumento
indispensabile per comprendere la società feudale attraverso
la descrizione della sua struttura istituzionale, della sua
"costituzione", traendo esempi soprattutto dalla regione
compresa fra la Loira e il Reno nei secoli che vanno dal X
al XII.
François-Louis Ganshof tiene fede ai suoi propositi. Nella
prima parte — Le origini (pp. 3-14) — descrive la formazione
delle clientele nella monarchia franca in età merovingia, l’accomandazione
— cioè l’atto giuridico con il quale un uomo libero entra
nel patrocinium di qualcun altro — e il beneficio, una terra
di cui il proprietario concede a un’altra persona il
godimento per un tempo lungo, in una forma tale che questi
esercita su di essa un potere immediato e diretto.
Nella seconda parte tratta de Il feudalesimo carolingio (pp.
15-67). Anzitutto abbozza un quadro delle istituzioni
feudo-vassallatiche sotto i primi Carolingi descrivendo
l’unione di fatto fra il vassallaggio e il beneficio nonché
la diffusione di questi due istituti, con il conseguente
innalzamento del livello sociale dei vassalli; poi esamina
le stesse istituzioni sotto Carlomagno e i suoi successori,
quando si intensifica la diffusione del vassallaggio e del
beneficio, e descrive i vassalli del re e di altri signori,
i gesti che creano rapporti vassallatici, l’accomandazione,
il giuramento di fedeltà, la libertà d’azione delle parti,
il servizio dei vassalli, la subordinazione del vassallo al
suo signore, la nozione di fedeltà, le figure dei vassalli
"casati" e "non casati". Quindi passa a trattare del
beneficio del vassallo, dell’unione giuridica di
vassallaggio e di beneficio, dei diritti delle parti sul
beneficio, del problema dell’ereditarietà del beneficio e
della pluralità degli impegni vassallatici, e dà finalmente
spazio all’azione dei rapporti feudo-vassallatici sulla
struttura dello Stato, cioè parla del ruolo del vassallaggio
nello Stato carolingio, del beneficio e dell’honor, della
posizione del signore che si interpone fra il suo vassallo e
il re, del ruolo dei vassalli del re, e dell’importanza del
legame feudo-vassallatico come freno alla dissoluzione dello
Stato.
Nella terza parte, intitolata Il feudalesimo classico (pp.
69-187), vengono ripercorsi tutti i termini della seconda
parte, esposti nel momento della loro maturazione: perciò
sono nuovamente definiti e descritti anzitutto il
vassallaggio, poi il feudo, quindi i rapporti fra il
vassallaggio e il feudo e, infine, il loro riflesso sullo
Stato.
Concludendo lo storico belga
tratta delle istituzioni feudo-vassallatiche dopo il secolo XIII, e avanza brevissime considerazioni relative
all’eredità del feudalesimo.
Poiché lo scopo dello scritto è quello di mettere a
disposizione di un pubblico colto un’esposizione, dai
confini precisi, di un grande problema della storia
universale trattato sulla base dei risultati della ricerca
scientifica, in esso non compaiono note erudite a pie’ di
pagina, ma accompagnano il testo soltanto i riferimenti ai
documenti citati, e lo chiude un’articolata Bibliografia
sommaria (pp. 189-201), alla quale seguono una Bibliografia
complementare, aggiornata al 1982 (pp. 202-206), e un
prezioso Indice dei termini tecnici (pp. 207-215).