STORIA - HAROLD J. BERMAN

    
Diritto e rivoluzione

Harold J. Berman è professore emerito nella Harvard Law School e insegna Diritto nella Emory University ad Atlanta. Tra i suoi libri, tradotto in italiano: "La giustizia in URSS" (Giuffrè, 1965).

Diritto e rivoluzione
Le origini della tradizione giuridica occidentale


Controllando un panorama vastissimo di dati, in questa sua opera ormai classica Berman rintraccia il punto di svolta che dà inizio alla tradizione giuridica occidentale e ne compie una sistematica e dettagliata descrizione. Nella prima parte sono esaminati gli elementi costitutivi della "rivoluzione" con la quale la Chiesa sancisce la propria unità politico-giuridica e la propria indipendenza dai centri laici del potere (imperatore, re, signori feudali) e viene affrontato l'emergere del diritto canonico, mentre nella seconda è descritta la nascita delle espressioni secolari del diritto: il diritto feudale, il diritto mercantile, il diritto delle città e dei regni. La nostra tradizione giuridica viene così a definirsi nella dialettica, fatta di coesistenza e competizione, tra questi diversi sistemi.

“Parte del diritto romano sopravvisse, nel diritto popolare germanico, e quel che è più importante, nel diritto della Chiesa; anche una parte delle filosofia greca sopravvisse, ancora nella Chiesa; la Bibbia ebraica, naturalmente rimase in vita come Vecchio Testamento… In questa prospettiva non è che l’Occidente sia la Grecia, Roma e Israele, ma ci si riferisce ai popoli dell’Europa occidentale, che guardano ai testi greci, romani ed ebraici in cerca di ispirazione e li trasformano in un modo che avrebbe stupefatto i loro stessi autori”.

"In vari sinodi tenuti in diverse parti della Francia centrale e meridionale verso la fine del X secolo, l'idea di una "pace di Dio" fu ratificata ufficialmente non solo dal clero, ma anche dalle autorità secolari. I decreti di pace dei vari sinodi differivano nei dettagli, ma in generale tutti condannavano, a pena di scomunica, qualsiasi atto di guerra o di vendetta contro il clero, i pellegrini, i mercanti, gli ebrei, le donne ed i contadini, così come contro la proprietà ecclesiastica e agricola. Inoltre, ricorrevano generalmente allo strumento del giuramento per assicurarne l'osservanza; alla gente veniva cioè chiesto di giurare collettivamente di voler mantenere la pace. Nel 1038, ad esempio, al Concilio di Bourges fu decretato che ogni cristiano adulto dell'arcidiocesi avrebbe dovuto prestare il giuramento ed entrare a far parte di una milizia speciale con il compito di difendere la pace. Il movimento pacifista, che si diffuse per gran parte dell'Europa occidentale, gunse ad includere, oltre alla protezione di coloro che non combattevano, il divieto di guerra in certi giorni. Redatta dall'Abate Odilo da Cluny (994-1049), la Tregua di Dio sospendeva la guerra, dapprima dal mezzogiorno del sabato fino alla mattina del lunedì e, più tardi, dal venerdì sera fino al lunedì mattina così come durante la Quaresima, l'Avvento ed in occasione delle feste di alcuni santi.
Gli sforzi di Cluny, e della Chiesa in generale, a favore dell'esonero di alcune classi di persone dal servizio militare e da attacchi alla persona o alla proprietà, e per limitare i combattimenti a certi periodi, poté avere successo solo parzialmente in un'epoca di violenza ed anarchia come i secoli X e XI. L'importanza futura del movimento per la pace, specialmente per il futuro della tradizione giuridica occidentale, fu peraltro enorme, giacché l'esperienza del giuramento collettivo da parte di gruppi nel nome della pace giocò un ruolo fondamentale nella fondazione delle città alla fine dell'XI secolo ed anche, in seguito, nella formazione di corporazioni all'interno delle città e nella promulgazione di legislazione da parte di duchi, sovrani e imperatori attraverso la cosiddetta pace ducale o reale e attraverso la "pace in terra" (pax terrae, Landfriede)"

(da Harold J. Berman, Diritto e rivoluzione. Le origini della tradizione giuridica occidentale).



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